Antonella Palermo


Se accettassi questa ritmica in levare
mi affrancherei dalla dispensa piena
e brinderei con l’aria.

Se scartassi il macramè ai confetti
o la spugna della melagrana
potrei arrivare agli acini rubini.

Se accentassi il tempo debole
mi salverei.

 

La città bucata (Interno Poesia, 2018)

© Foto di Alessandro Guarasci

Franca Mancinelli


Indosso e calzo ogni mattina forzando, come avessi sempre un altro numero, un’altra taglia. Cresco ancora nel buio, come una pianta che beve dal nero della terra. Per vestirsi bisogna perdere i rami allungati nel sonno, le foglie più tenere aperte. Puoi sentirle cadere a un tratto come per un inverno improvviso. Nello stesso istante perdi anche la coda e le ali che avevi. Da qualche parte del corpo lo senti. Non sanguini, è una privazione a cui ti hanno abituato. Non resta che cercare il tuo abito. Scivolare come un raggio, fino al calare della luce.

 

Libretto di transito (Amos, 2018)

© Foto di Vito Panico

Franca Mancinelli


Le tue scarpe erano terra asciugata dal sole. Si sgretolavano sul selciato, si scioglievano nelle pozze. Eri scalza, e capivi le foglie. Il freddo ti risaliva nel petto.
A stento trascinavi i piedi. Fino a che ti accorgevi di poggiare sulle caviglie: cercavi equilibrio come l’ uccello di passo dalle zampe sottili. Continuavi ad andare. Non smettevi di perdere corpo. Gli occhi aperti, le labbra chiuse.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

© Foto di Dino Ignani

John Taylor


The Black Peony

black peony of language
let me strip you

of every petal

every metaphor

but even then you say
“follow me”

and gleam
alluring and fathomless
at your center
like a secret cave

a bluish heart

more metaphors

even bowed down to the mud
after the storm
your petals scattered

over the drying mud

I walk and later write

while slowly you open once again

as you were
no longer are

as yourself
so alluring and fathomless
in your depths

and saying
“follow me”

 

© Inedito di John Taylor

*

 

La peonia nera

nera peonia della lingua
lascia che ti spogli

di ogni petalo

di ogni metafora

ma anche allora dici
«seguimi»

e luccichi
attraente e senza fondo
al tuo centro
come una grotta segreta

un cuore bluastro

più metafore

persino prostrate al fango
dopo la tempesta
i tuoi petali sparsi

sul fango che si asciuga

io cammino e poi scrivo

mentre lentamente ti apri ancora

com’eri
non sei più

come tu stessa
così attraente e senza fondo
nelle tue profondità

dicendo
«seguimi»

 

 

© Disegno ad inchiostro di Anne-Marie Donaint-Bonave

©Traduzione in italiano di Franca Mancinelli

La poesia La peonia nera è inedita nell’originale inglese e nella traduzione italiana. In traduzione francese è apparsa all’interno del progetto L3V, serie di piccolissimi libri realizzati a mano dall’autore insieme a un artista, in tre esemplari (http://l3v.blog.free.fr/).

Franca Mancinelli


Sei stanca. Stai facendo spuntare le gemme. Le scorze si frangono, non resistono più. Con gli occhi chiusi continui a lottare. La terra è una roccia, si sbriciola in ghiaia sottile. È una parete e una porta. Continua a dormire. Le foglie si parlano fraterne. Dal cuore alla cima della chioma, stanno iniziando una frase per te.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

© Foto di Dino Ignani

Franca Mancinelli


Te n’eri andata
nel fondo del respiro.

Franato dal mondo
il suo corpo di pietra premeva.
– La salvezza era una gabbia d’ossa.

Gira e rigira la chiave
inverte l’ordine di ogni parola
lega la testa ai piedi, in un gorgo
ti chiude gli occhi.

 

© Inedito da Franca Mancinelli

Franca Mancinelli

FRANCA MANCINELLI

 

Acqua dove nuoti sola, una bracciata dopo l’altra. Breve sequenza di mare limpido, infranto solo dai tuoi gesti. A un tratto, di colpo, ti svegli. La scossa di terrore ti attraversa come una scarica elettrica di alta tensione. Hai sfiorato una grande medusa o un cumulo di rifiuti che galleggia. Ti fermi quel poco che basta perché l’allarme si plachi dentro le cellule. Non importa più distinguere la sostanza di questo corpo estraneo. Solo tornare a chiudere gli occhi nel mare, rientrare nei gesti, tracciare i tuoi cerchi che portano avanti.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

Franca Mancinelli

franca mancinelli

 

I piccoli gatti che hanno perso la madre hanno gli occhi chiusi. Sembrano ammalati. Se ne stanno accucciati in un angolo, aspettando che passi. O che ritorni lei, il suo calore, la sua lingua odorosa sul muso. Una mattina, nel sottopassaggio della stazione, ce n’era uno così, rifugiato nell’intercapedine tra il muro e le scale. Le sue palpebre sigillate sembravano ancora intuire le immagini. Bastò un po’ d’acqua tiepida come saliva per liberarle.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

Franca Mancinelli

11148885_10206373395679886_480448753_n

 

Ha le radici fuori della terra. Le ha cresciute come rami. Non le ha protette nel buio. Non sai da dove respiri. E quante ne possiede che affondano vertiginose, invisibili. Ma queste che ha esposto alla morte, indurite vene affiorate dicono la sua forza più della chioma che innalza al cielo. Albero maestro reggi, guida questa navicella di strade e case perse nello spazio.

 

© Inedito di Franca Mancinelli