Billy Collins

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Advice to Writers

Even if it keeps you up all night,
wash down the walls and scrub the floor
of your study before composing a syllable.

Clean the place as if the Pope were on his way.
Spotlessness is the niece of inspiration.

The more you clean, the more brilliant
your writing will be, so do not hesitate to take
to the open fields to scour the undersides
of rocks or swab in the dark forest
upper branches, nests full of eggs.

When you find your way back home
and stow the sponges and brushes under the sink,
you will behold in the light of dawn
the immaculate altar of your desk,
a clean surface in the middle of a clean world.

From a small vase, sparkling blue, lift
a yellow pencil, the sharpest of the bouquet,
and cover pages with tiny sentences
like long rows of devoted ants
that followed you in from the woods.

 

*

 

Consiglio agli scrittori

Anche se ti tiene in piedi per tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se il Papa stesse arrivando.
Il candore è nipote dell’ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura, e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell’alba
l’altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che ti hanno seguito fin qui dal bosco.

 

A vela, in solitaria, intorno alla stanza (Fazi, 2013), a cura di F. Nasi

Simon Marsh

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Calmo

we’re all on something
I’ll choose yours if you choose mine
I sought the weedy waters
till my shell grew back
avoided dark asphalt
nights condensed electrically
but now a canopy of slate bleeds east
arrests an oceanic sense of loss
I was counting on you to calm me down
to shore up shaky terrains of doubt
the radio astrologer says
there’s mercury in my sign
but fails to mention
the base metals in my heart

 

*


Calmo

dipendiamo tutti da qualche cosa
sceglierò la tua se tu scegli la mia
ho cercato le acque erbose
fino a farmi ricrescere il guscio
ho evitato l’asfalto scuro
notti condensate dall’elettricità
ma ora un baldacchino di ardesia sanguina a est
arresta un senso di perdita oceanico
contavo su di te per calmarmi
per puntellare incerti terrapieni di dubbio
l’astrologo della radio dice
che nel mio segno c’è mercurio
ma non fa menzione
dei metalli vili che ho nel cuore

 

Stanze (Coazinzola Press, 2016), versione italiana di Riccardo Duranti

Rita Dove

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Everybody who’s anybody longs to be a tree-
or ride one, hair blown to froth.
That’s why horses were invented, and saddles
tooled with singular stars.

This is why we braid their harsh manes
as if they were children, why children
might fear a carousel at first for the way
it insists that life is round. No,

we reply, there is music and then it stops;
the beautiful is always rising and falling.
We call and the children sing back one more time.
In the tree the luminuos sap ascends.

*

Chiunque sia qualcuno vuol essere un albero –
o cavalcarne uno, i capelli spumati dal vento.
È per questo che hanno inventato i cavalli, e le selle
sono state equipaggiate con singolari stelle.

È per questo che intrecciamo le loro ruvide criniere
come fossero bambini, per questo accade che i bambini
all’inizio abbiano paura di una giostra, per il modo in cui
si ostina a dire che la vita è tonda. No,

rispondiamo: c’è la musica, ma poi si ferma;
il bello sempre sale e sempre scende.
Li chiamiamo, e i bambini in coro: Ancora, ancora.
Nell’albero la linfa luminosa ascende.

 

La scoperta del desiderio (Passigli, 2015), a cura di F. Mazzocchi

Kathleen Jamie

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Meadowsweet

Tradition suggests that certain of the Gaelic
women poets were buried face down.

 

So they buried her, and turned home,
a drab psalm
hanging about them like haar,

not knowing the liquid
trickling from her lips
would seek its way down,

and that caught in her slowly
unravelling plait of grey hair
were summer seeds:

meadowsweet, bastard balm,
tokens of honesty, already
beginning their crawl

toward light, so showing her,
when the time came,
how to dig herself out –

to surface and greet them,
mouth young, and full again
of dirt, and spit, and poetry.

 

*

 

Spirea

Secondo la tradizione certe poete gaeliche
venivano sepolte a faccia in giù…

 

Così la seppellirono, e si volsero verso casa,
un salmo uggioso
li avvolgeva come nebbia,

non sapevano che il liquido
che gocciolava dalle sue labbra
si sarebbe fatto strada là sotto,

e impigliati nella sua treccia
grigia che lentamente si scioglieva
c’erano semi estivi:

spirea, balsamo bastardo,
segni di onestà, che già
cominciavano a strisciare

verso la luce, mostrandole,
giunto il momento,
come dissotterrarsi –

emergere e salutarli,
bocca giovane, di nuovo piena
di terra, e sputo, e poesia.

 

 

La casa sull’albero, poesie scelte di Kathleen Jamie (Ladolfi, 2016), cura e trad. it. Giorgia Sensi

Robert Louis Stevenson

Robert-Louis-Stevenson
The Land of Nod

From breakfast on through all the day
At home among my friend I stay:
But every night I go abroad
Afar into the land of Nod.

All by myself I have to go,
With none to tell me what to do –
All alone beside the streams
And up the mountain-sides of dreams.

The strangest things are there for me,
Both things to eat and things to see,
And many frightening sights abroad
Till morning in the land of Nod.

Try as I like to find the way,
I never can get back by day,
Nor can remember plain and clear
The corious music that I hear.

*

Il paese dei sogni

Dal mattino in poi per tutto il giorno
me ne sto a casa con gli amici intorno,
ma ogni notte parto e mi allontano
nel paese dei sogni, remoto e strano.

Devo andarci da solo, completamente,
nessuno che possa dirmi niente,
da solo risalgo i fiumi ondosi
e salgo verso i sogni misteriosi.

Strane cose mi stanno ad aspettare,
cose da guardare e da mangiare,
e tante visioni orride in quel mondo
finché il mattino non cambia lo sfondo.

Inutile cercare di ritrovare la via,
di giorno non ricordo dove sia,
né riesco esattamente a ricordare
la strana musica che udivo risuonare.

 

Poesie di viaggio (EDT, 2009), a cura di R. Mussapi

Wallace Stevens

wallace stevens
The Emperor of Ice-Cream

Call the roller of big cigars,
The muscular one, and bid him whip
In kitchen cups concupiscent curds.
Let the wenches dawdle in such dress
As they are used to wear, and let the boys
Bring flowers in last month’s newspapers.
Let be be finale of seem.
The only emperor is the emperor of ice-cream.

Take from the dresser of deal.
Lacking the three glass knobs, that sheet
On which she embroidered fantails once
And spread it so as to cover her face.
If her horny feet protrude, they come
To show how cold she is, and dumb.
Let the lamp affix its beam.
The only emperor is the emperor of ice-cream.

 

From: The Collected Poems of Wallace Stevens (Vintage Books, New York, 1982)

*

L’imperatore del gelato

Chiama quel nerboruto, l’arrotolatore
di grossi sigari e digli di montare
in tazze da cucina panne concupiscenti.
Si gingillino le fanciulle nelle vesti
consuete e portino i ragazzi
fiori avvolti in giornali vecchi di un mese.
Fa’ che l’essenza sia fine all’apparenza
Il solo imperatore è l’imperatore del gelato.

Togli dal comò d’abete povero,
senza i tre pomelli di vetro, quel lenzuolo
su cui un tempo lei ricamò colombe
e stendilo fino a coprirle il viso.
Se le spuntano i piedi callosi, sarà
per rivelare quanto è fredda, e muta.
Fa’ che la lampada proietti il suo raggio
Il solo imperatore è l’imperatore del gelato.

 

© Traduzione italiana di Andrea Sirotti

Katherine Mansfield

Katherine_Mansfield

Loneliness

Now it is Loneliness who comes at night
Instead of Sleep, to sit beside my bed.
Like a tired child I lie and wait her tread,
I watch her softly blowing out the light.
Motionless sitting, neither left or right
She turns, and weary, weary droops her head.
She, too, is old; she, too, has fought the fight.
So, with the laurel she is garlanded.

Through the sad dark the slowly ebbing tide
Breaks on a barren shore, unsatisfied.
A strange wind flows… than silence. I am fain
To turn to Loneliness, to take her hand,
Cling to her, waiting, till the barren land
Fills with the dreadful monotone of rain.

 

*

 

Solitudine

Ora è la Solitudine, e non il Sonno,
che viene la notte a sedersi vicino al mio letto.
Distesa come una bimba stanca attendo il suo passo,
e la guardo spegnere la luce con un soffio lieve.
Salendo immobile, non si volge né a destra
né a sinistra, ma stanca, stanca abbassa il capo.
Anche lei è vecchia, anche lei ha combattuto tanto
da meritare la corona d’alloro.

Nella triste oscurità lenta rifluisce la marea
e s’infrange sull’arido lido, inappagata.
Soffia un vento insolito: poi il silenzio. Sono pronta
ad abbracciare la Solitudine, a prenderle la mano,
ad aggrapparmi a lei, aspettando che l’arida terra
si imbeva della terribile monotonia della pioggia.

 

Quando ero uccello e altre poesie (Passigli, 2009), a cura di F. Mazzocchi

Stanley Kunitz

kunitz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Portrait

My mother never forgave my father
for killing himself,
especially at such an awkward time
and in a public park,
that spring
when I was waiting to be born.
She locked his name
in her deepest cabinet
and would not let him out,
though I could hear him thumping.
When I came down from the attic
with the pastel portrait in my hand
of a long-lipped stranger
with a brave moustache
and deep brown level eyes,
she ripped it into shreds
without a single word
and slapped me hard.
In my sixty-fourth year
I can feel my cheek
still burning.

 

*

 

Il ritratto

Mia madre mai perdonò a mio padre
d’aver rigettato la vita,
in un così duro tempo, poi,
e in un pubblico parco,
quella primavera
ch’io ero in attesa d’entrare nel mondo.
Serrò il nome di lui
nel suo ripostiglio più segreto
e mai più l’avrebbe di lì tratto fuori,
sebbene io lo sentissi talvolta picchiare.
Quando scesi giù dal solaio
in mano stringendo il ritratto
d’uno sconosciuto con lunghe labbra
e baffi da bravaccio
e oscuri occhi regolari,
senza una parola mia madre
l’afferrò e lo ridusse in brandelli
e con durezza colpì sul viso.
Ora sessantaquattrenne
sento la guancia
ancora bruciarmi.

 

Poesia del Novecento americano (Guida, 1978), a cura di T. Pisanti

Kenneth White

kenneth_white

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

White Valley

Not much to be seen in this valley
a few lines, a lot of whiteness
we’re at the end of the world, or at its beginning
maybe the quaternary ice has just withdrawn

as yet
no life, no living noise
not even a bird, not even a hare
nothing
but the wailing of the wind

yet the mind moves here with ease
advances into the emptiness

breathes

and line after line
something like a universe
lays itself out

without doing too much naming
without breaking the immensity of the silence
discreetly, secretely
someone is saying

here I am, here
I begin.

Copyright © Kenneth White 2003
From Open World – The Collected Poems 1960-2000
Polygon Books 2003

*

Valle bianca

Non c’è molto da vedere in questa valle
qualche linea, molto bianco
siamo alla fine del mondo, o al suo inizio
forse il ghiaccio neozoico si è appena ritirato

finora
nessuna forma, nessun suono di vita
nemmeno un uccello, nemmeno una lepre
nulla
oltre al gemito del vento

eppure qui la mente si muove a suo agio
avanza nel vuoto

respira

e linea dopo linea
qualcosa di simile a un universo
si espone

senza fare troppi nomi
senza spezzare l’immensità del silenzio
discretamente, segretamente
qualcuno sta dicendo

qui sono, qui
inizio

 

Traduzione:
Copyright © Stefano Bortolussi 2016

Grace Paley

grace_paley

Anti-Love Poem

Sometimes you don’t want to love the person you love
you turn your face away from the face
whose eyes lips might make you give up anger
forget insult steal sadness of not wanting
to love turn away then turn awayat breakfast
in the evening don’t lift your eyes from the paper
to see that face in all its seriousness a
sweetness of concentration he holds his book
in his hand the hardknuckled winter wood-
scarred fingers turn awaythat’s all you can
do old as you are to save yourselffrom love

 

*

 

Poesia contro l’amore

A volte non vorresti amare la persona che ami
e distogli la faccia da quella faccia
i cui occhi labbra potrebbero placare ogni rancore
cancellare l’insulto rubarti la tristezza di non voler
amare voltati allora voltatia colazione
di sera non alzare gli occhi dal giornale
per vedere quella faccia in tutta la sua serietà una
concentrata dolcezza lui tiene il suo libro
tra le mani le dita nodose intagliate
dall’inverno voltatiè tutto quello che puoi
fare alla tua età per salvartidall’amore

 

Fedeltà (Minimum Fax, 2011), trad. it. L. Brambilla; P. Cognetti