Ernest Hemingway

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Raccomandazione a un figlio

Non fidarti d’un bianco,
Un ebreo non ammazzare,
Non firmare mai un contratto,
Un banco in chiesa non affittare.
Non arruolarti nell’esercito;
Pigliare troppe mogli non bisogna;
Non scrivere mai per le riviste;
Non grattarti la rogna.
Metti sempre una carta sul sedile del cesso,
con la guerra sta in campana,
Tieni pulito, non essere malmesso,
Non sposare una puttana.
Non pagare i ricattatori,
Gli avvocati tieni a bada,
Non fidarti degli editori,
O finirai in mezzo a una strada.
Tutti gli amici ti lasceranno
Prima o poi moriranno, lo sai,
Che la tua vita sia sana e pulita
E in paradiso li ritroverai.

 
88 poesie (Monadadori, 1993), a cura di V. Mantovani

Ernest Hemingway

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C’erano Ike e Tony e Jacque e il sottoscritto
Che giravano per il centro di Schio
Tre giorni di licenza e ti senti un gran dritto
Sbronzi duri ma l’occhio aperto e fitto
Si guardava com’erano fatte, loro e io.
Solo com’eran fatte, santo Dio.

Perché la faccia non interessa quando hai solo tre giorni di licenza
Né ad Ike né a Tony né a Jacque né al sottoscritto.
La faccia è gratis, la guardi, ne hai diritto
Ma una caviglia ti costa sofferenza
Perché la caviglia è un segno.

Buono è il cognac anche se Martel non è,
La caviglia ha segreti che tiene per sé.
Certe volte li serba, o li scambia con te.
Fra tre giorni saremo di nuovo all’inferno, ecco perché
Non ce ne importa un fico se anche lei Martel non è.

 

da 88 poesie (Mondadori, 1998), trad. it. Vincenzo Mantovani