Gwyneth Lewis

Gwyneth Lewis

Ultimo giro alla Chiesa di Costantino Lips,
che aveva sette absidi e tre navate,
davvero inusuale. Come la mappa del corpo

sbilanciata sul cervello: sesso deforme,
collo sottile, membra trascurabili,
punte delle dita a spatola, codice tangibile

di come è la vita. Nel parco di Piazza
Taksim: “Madame, mica sono un cannibale,
voglio solo inviarle un kilim

della mia provincia natia”. E come una stupida io
l’ho lasciato fare. Non ci sono lettere mute
in turco, ed era così affabile…

I miei giri, noterete, non contengono errori,
per perdersi è necessaria una guida.

 

L’albero dei passeri (Elliot, 2016), a cura di P. Del Zoppo

© Foto di Murdo Macleod

Santiago Elordi

elordi
I nuovi illuminati

Si alzano quando spunta il sole
Quando scende la notte si coricano
Per mangiare coltivano il proprio orto
Che gli importa del potere degli esportatori di avocado in Cina?
L’alchimista cerca Dio, il folle la sua ombra
Lo dicono le rune, le carte dei tarocchi
Loro i nuovi illuminati ballano nudi
Bevono la propria urina
Loro i nuovi illuminati ripetono
“I veri cambiamenti sono interiori
Chi sa non parla
Chi parla non sa”
Per questo motivo i nuovi illuminati restano in silenzio
Ma nelle loro serene coscienze, nelle loro serene azioni
Una presenza li atterrisce
Non si tratta delle notti oscure
Non sono neppure gli intrusi che entrano nella comunità
È il pericoloso fuoco degli occhi
Dei poeti del nulla che passano e non salutano
Come lupi che ululano poesie
Al mare
Al cielo
Alla montagna

 

Gli inglesi del Sudamerica (Elliot, 2016), a cura di M. Lefèvre

Susanne Stephan


Le Tournon Joseph Roth

Nel suo cafè parigino,
scacciato dalla Germania,
ha lo sguardo più lucido
al limite dell’ebbrezza
dall’inizio del secolo
alla frontiera armata della monarchia.

Per lui tutto diventa leggenda:

la polvere delle piazze dei mercanti galiziani
che sale in vortici nel tempo annullato
nei riflessi del desiderio.

La limonata al lampone della moglie del custode,
che non sente il tintinnio di sciabole sul brasato,
le marce, le uniformi brillanti,
tutto il teatrino che annoia
senza volere.

La schiuma della storia
fulminante e leggera
sotto i piedi bloccati
dal filo spinato.

Ancora una volta dal buio un corteo
di ebrei per Franz Josef, il Kaiser,
urbi et orbi: “È stato un piacere!”,
un secolo graziosamente spezzato.

Il Roth liberato e una vecchia poesia,
1917, in un giornale militare
su un cavallo abbandonato
morente per la grande fatica.

E quasi alla fine, nell’autunno,
nel ’18, un sonetto su un soldato
che trema, un trauma
per cui non trovava le rime
a scatti di quel relitto l’umano.

Dio ormai è un vecchio boy del lift
di un logoro grand hotel,
e cosa ci può ancora salvare
se non l’aggettivo preciso
se non il dolore regolato
al limite dell’ebbrezza,
di fronte alla singhiozzante violenza
che regna sulla terra.

 

Manovra d’autunno (Elliot, 2016), a cura di P. Del Zoppo

Matteo Marchesini

Matteo-Marchesini

Fatti

Il Male è solo quello che va a male.
Ce n’è comunque, ovunque, in ogni caso.
Tutto è emergenza, sì, e tutto è ridicolo

se il cosmo è una questione personale.
Ci si ammala, si muore, il volto è abraso
da tempo, si moltiplica il pericolo

per i prossimi e il fato generale.
Storni l’occhio davanti al cane invaso
dalla rabbia, e lo citi in un articolo:

ti vendichi del Caso universale
sciogliendo nell’Universale il caso
singolo e muto, nella rete il vicolo,

fitte ipotassi in slogan per le scene,
in sinfonia lo strido delle pene
del toro di Falaride Tivù.

Prima non sai, poi sai, poi non sai più
la verità che ti stringe in catene:
che oggi il Male è il microfono del Bene.

 

Cronaca senza storia. Poesie 1999-2015 (Elliot, 2016)

Michael Strunge

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Nostro

Il nostro amore, una fluttuante poesia
di perfetta mancanza di forma
in cui nessuna regola ci lega le mani
quando cercano lo spirito dei nostri corpi
in cui diventiamo uno nel desiderio di contenere ed essere contenuti
e uno diventa due nel reciproco desiderio
in cui nessuna confusa nebbia ci frena gli occhi
quando cercano i corpi del nostro spirito
in cui diventiamo uno nel reciproco desiderio
e io/tu diventa due nel desiderio di essere contenuti e contenere
in cui nessun caos distorce i pensieri dei nostri sentimenti
quando cercano i pensieri dei nostri sentimenti
in cui diventiamo noi nel desiderio di contenere ed essere contenuti

l’uno dall’altra
in cui l’amore diventa una poesia.

La velocità della vita (Elliot, 2014), a cura di B. Berni

Renzo Paris

renzo_paris

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pianeta interiore

Oggi che la terra è affebbrata
il mio pianeta interiore è
attraversato da gialli fuochi

di distruzione. È la memoria
il pianeta che muore, carico di icone
in movimento, di persone care

che si dissolvono. Mentre passeggio
nella stanza e sfioro come un cieco
le costole dei libri, mi sento

in un pianeta dove il futuro sono
le morte stagioni e la presente
che è già materia di ricordo.

Ma il mondo è ancora e sempre
salvato dagli occhi di un bambino?

 

Il fumo bianco (Elliot, 2013)

© Foto di Dino Ignani