Elsa Morante

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Tutto quel che t’appartiene, o che da te proviene,
è ricco d’una grazia favolosa:
perfino i tuoi amanti, perfino le mie lagrime.
L’invidia mia riveste d’incanti straordinari
i miei rivali: essi vanno per vie negate ai mortali,
hanno cuore sapiente, cortesia d’angeli.
E le lagrime che mi fai piangere sono il mio del diadema,
se l’amara mia stagione s’adorna del tuo sorriso.

Stupisco se ripenso che avevo tanti desideri
e tanti voti da non sapere quale scegliere.
Ormai, se cade una stella a mezzo agosto,
se nel tramonto marino balena il raggio verde,
se a cena ho una primizia nella stagione nuova,
o m’inchino alla santa campana dell’Elevazione,
non ho che un voto solo: il tuo nome, il tuo nome,
o parola che m’apri la porta del paradiso.

Nel mio cuore vanesio, da che vi regni tu,
le antiche leggi del mondo son tutte rovesciate:
l’orgoglio si compiace d’umiliarsi a te,
la vanità si nasconde davanti alla tua gloria,
la voglia si tramuta in timido pudore,
la mia sconfitta esulta della tua vittoria,
la ricchezza è beata di farsi, per te, povera,
e peccato e perdono, ansia e riposo,
sbocciano in un fiore unico, una grande rosa doppia.
Ma la frase celeste, che la mia mente ascolta,
io ridirti non so, non c’è nota o parola.
Ti dirò: tu sei tutto il mio bene, ad ogni ora
questa grazia di amarti m’è dolce compagnia.
Potesse il mio affetto consolarti come mi consola,
o tu che sei la sola confidenza mia!

 

Alibi (Einaudi, 2012)

Tess Gallagher

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Bollettino Meteorologico

I poeti romeni
ai tempi di Ceausescu, diceva
Liliana, codificavano

la loro opposizione ai despoti
in questo modo: siccome
mancava il gas e avevano freddo, come
tutti, non dovevano fare altro che scrivere

che freddo che fa… tanto freddo e i loro
lettori capivano esattamente cosa volevano dire.
Nessuno finì in galera
per una cosa del genere.

Liliana, nel cuore della notte
scriveva le poesie
indossando i guanti.

Io mi sa che me li tolgo.
Qui si gela.
Un ghiacciaio mi schiaccia il cuore.

 

 

Viole nere (Einaudi, 2014), trad. it. R. Duranti

© Foto di Brian Farrell

Boris Pasternak

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L’alba

Tu eri tutto nel mio destino,
poi vennero la guerra e lo sfacelo,
e a lungo, a lungo di te
non si seppè più nulla.

E dopo molti, molti anni
la tua voce di nuovo mi ha turbato.
Tutta la notte ho letto i tuoi precetti,
rianimandomi come da un deliquio.

Voglio andar tra la gente, nella folla,
nell’animazione mattutina.
Sono pronto a ridurre tutto in schegge
e a mettere tutti in ginocchio.

Scendo di corsa le scale,
come se uscissi per la prima volta
su queste strade coperte di neve
e sul selciato deserto.

Spuntano ovunque fiammelle accoglienti,
la gente beve il tè, s’affretta il tram,
nel giro di alcuni minuti
l’aspetto della città è irriconoscibile.

Nei portoni la bufera intreccia
una densa rete di fiocchi,
e per giungere in tempo tutti corrono,
senz’aver finito di mangiare.

 

Poesie (Einaudi, 2009), trad. it. A. M. Ripellino

Gottfried Benn

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Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere, non puoi andartene
quando è mancata all’ora la sua luce.

Durare, aspettare, giù in fondo,
ora sommerso, ora ammutolito,
strana legge, non sono faville,
non soltanto – guardati attorno:

la natura vuole fare le sue ciliegie
anche con pochi semi in aprile
conserva le sue opere di frutta
tacitamente fino agli anni buoni.

Nessuno sa dove si nutrono le gemme,
nessuno sa mai se davvero la corolla fiorirà –
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, aprèslude.

 

Aprèslude (Einaudi, 1966), trad. it. F. Masini

Patrizia Cavalli

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Questa notte perfetta, questa ora così dolce,
il silenzio, e nessuno che disturbi
in questa casa esposta solo al mare e al cielo
nella temperatura giusta della carne,
io senza carne qui di fronte a te
mentre mi annoio e mentre tu ti annoi e credi
che rompere il silenzio rompa la noia
che invece ogni parola accresce. E adesso?
Annoiarsi da soli forse è un lusso,
ma annoiarsi in due è disperazione
– non è noia che placida risieda,
ma attivamente lavora nel mio sangue
e mi fa scarsa e debole, mi estingue.

 

Datura (Einaudi, 2013)

© Foto di Dino Ignani

Geoffrey Hill

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Love, oh my love, it will come
Sure enough! A storm
Broods over the dry earth all day.
At night the shutters throb in its downpour.

The metaphor holds; is a snug house.
You are outside, lost somewhere. I find myself
Devouring verses of stranger passion
And exile. The exact words

Are fed into my blank hunger for you.

 

*

 

Amore, oh amore mio, verrà,
Sicuro! Un temporale
Cova sempre la terra secca tutto il giorno.
Di notte le persiane pulsano nel suo scroscio.

La metafora regge; è una casa accogliente.
Tu sei fuori, perduta chissà dove. Mi trovo
A divorare versi di più strana passione
Ed esilio. Le parole esatte

Alimentano la mia vuota fame di te.

 

 

Giovani poeti inglesi (Einaudi, 1976) trad. it. R. Oliva

© Foto di Judith Aronson

Bertolt Brecht

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Contro la seduzione

Non vi fate sedurre:
non esiste ritorno.
Il giorno sta alle porte,
già è qui vento di notte,
altro mattino non verrà.

Non vi lasciate illudere
che è poco, la vita.
Bevetela a gran sorsi,
non vi sarà bastata
quando dovrete perderla.

Non vi date conforto:
vi resta poco tempo.
Chi è disfatto, marcisca.
La vita è la più grande:
nulla sarà più vostro.

Non vi fate sedurre
da schiavitù e da piaghe.
Che cosa vi può ancora spaventare?
Morite con tutte le bestie
e non c’è niente, dopo.

 
Poesie e canzoni (Einaudi, 1982), trad. it. R. Leiser, F. Fortini

Bei Dao

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Arte poetica

Di quell’enorme dimora cui appartengo
resta solo il tavolo, intorno
sterminate paludi
il chiarore lunare mi illumina da angoli diversi
il sogno dalla fragile ossatura sta lì come sempre
in lontananza, come un’impalcatura non ancora smantellata
e ci sono impronte di fango sulla pagina bianca
quella volta allevata per tanti anni
agitando la coda fiammeggiante
mi loda, mi ferisce

e poi, certo, ci sei tu, seduto di fronte a me
le scintille azzurro cielo che ostenti nel palmo
diventano legno secco, si trasformano in cenere

 

Speranza fredda (Einaudi, 2003)

Costantino Kavafis

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Dipinto

Io curo il mio lavoro e lo amo.
Ma oggi mi avvilisce la lentezza del comporre.
Il giorno mi è di peso, una presenza
sempre più scura. Piove e tira vento.
Mi appaga più il vedere che il parlare.
Il quadro che ora guardo è un bel ragazzo
sdraiato accanto alla fontana, forse
stanco di avere corso molto.
Che bel ragazzo; il divino meriggiare
lo ha catturato per fargli prender sonno.
Resto così, lo guardo a lungo. E nell’arte
di bel nuovo mi riposo dal lavoro dell’arte.

 
Settantacinque poesie (Einaudi, 1992), trad. it. N. Risi e M. Dalmàti

Alda Merini

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L’amore,
quello che io cerco
non è certo dentro il tuo corpo
che adagi su donne facili
senza alcuno spessore.
L’amore quello che voglio io
è la costante presenza
è l’occhio vigile del padrone
che arde del suo cavallo.
Così ho cavalcato cavalli d’ombra
e gli altri che mi hanno
visto correre senza briglie
mi hanno considerato pazza.
In effetti una donna che vive sola
senza uno scudo istoriato
senza una storia di bimbi
non è né madre né donna
ma un ibrido nome che viene
stampato in calce alla tua pagina.

 

Clinica dell’abbandono (Einaudi, 2004)