Anna Achmatova

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In giardino la musica suonava

In giardino la musica suonava
un suo inesprimibile dolore.
Fresco ed aspro sentore di mare
esalavano le ostriche nel ghiaccio.

Mi ha detto: “Sono un amico fedele!”
ed ha toccato il mio vestito.
Com’è diverso da un abbraccio
il contatto di queste mani.

Così si lisciano gatti o uccelli,
così si guarda a flessuose amazzoni…
Solo un riso negli occhi tranquilli
sotto l’oro leggero delle ciglia.

Ma le voci di mesti violini
cantano, dietro un velo di fumo:
“E dunque benedici i cieli: sei
la prima volta sola con l’amato”.

 

La corsa del tempo. Liriche e poemi (Einaudi, 1992), trad. it. Michele Colucci

Jack Hirschman

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L’arcano delle Torri Gemelle

Un lutto tale dal quale
potremmo svegliarci
(essendo stati risvegliati da una tale luce)
per vedere la luce
alla fine:

che noi siamo ora
non più
né meno
ma siamo stati più di altri

una terra violenta

nei nostri mercati monetari
nella nostra “legge ed ordine”
nei nostri “Quotidiani” quotidiani
nei nostri letti

una vita violenta

fingendo un’innocenza impenetrabile
e il potere simbolizzato
da quelle gigantesche
Twins.

La loro distruzione:
sogno di Hitler, sognato persino
prima che fossero costruite,
prima che il suo suicidio
cominciasse a combattere al fianco
del fanatismo religioso.

E noi
che avevamo ereditato tanto
della sua violenza ed anti-comunismo,
noi, che infine abbiamo persino
finanziato l’attacco
alla nostra pretesa innocenza
– noi così a nostro agio
con il fascismo (negato, naturalmente)
con la brutalità (rinnegata naturalmente)
con la libertà sentimentalizzata
da un nucleo di vuoto distruttivo,
disperazione,
cinismo in fondo,

figli di un nichilismo
a stelle e strisce (naturalmente negato e rinnegato)

“dalla California
all’isola di New York”

fratelli e sorelle,
i miei
così tristemente colpiti,
così profondamente colpiti.

 

 

Jan Twardowski

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Ode allo sconforto

Povero sconforto
mostro onesto
t’infastidiscono terribilmente
i moralisti ti fanno lo sgambetto
gli asceti ti prendono a calci
i santi ti fuggono come la peste
i medici prescrivono bustine per farti andar via
ti chiamano peccato
eppure senza di te
sarei sempre sorridente come un maialino nella pioggia
cadrei in un’estasi bovina
disumana
terribile come un’arte senz’uomo
immaturo davanti alla morte
sola accanto a me

 

da Sullo spillo (Ancora, 2012), trad. it. Stefano Radaelli.