Bruce Hunter

Tra il vecchio e il sapiente

Di una certa eleganza
pur nella scombinata flessuosità
con una nobile apertura
di quasi un metro per un metro.

Non passò inosservata al giardiniere giovane
che non aveva niente di meglio
che annaffiarla bene, togliere l’erba intorno.

Senza dubbio degna di meraviglia,
il fiore vagamente orientale,
baccelli increspati, foglie gualcite,
stelo sicuro.

Finché il vecchio giardiniere
con tutta la presa
che i vecchi hanno sui giovani,
l’afferra, la sbarba,
ne espone la radice fiacca e goffa.
L’età gli ha dato almeno questa certezza.

La getta nel mucchio dei rifiuti
sonoramente e senza altre parole
sentenzia: erbaccia.


Between the Old and the Knowing

Slightly elegant
in a tilted rambunctious way
with a noble sweep
one pace across and another tall.

Not overlooked by the young gardener
who knew no better
watered well, weeded around.

No doubt marvelled over,
the flower vaguely Oriental,
ruffled pods, rucked leaves,
a sure stem.

Until the old gardener
with all the grip
the old have on the young,
seizes it, lifts,
exposing the shallow and ridiculous root.
Age has made him sure of this one thing.

Heaped onto the trash pile
loudly and without a word
proclaimed: weed.

Galestro (I Quaderni del Bardo, 2023), a cura di A. Sirotti

Bruce Hunter


At the Galleria dell’Accademia in Firenze,
a solitary old man with rheumy eyes
tilts toward Michelangelo’s David,
who the guide with his red umbrella tells,
is always viewed from below
and at a distance. The stretched marble limbs,
rippled sinew, tragically beautiful muscles.
Eyes the colour of storms
but each faces a different direction.
And at 17 feet, David is a Goliath.

To a bench I go, marvelling the old man
watching David. My legs tire easily now.
No longer immune to gravity.
Our bodies spool around our hips.
Some think bellezza or beauty left us long ago.
Perhaps, but not the need for allure or desire.

David, his V-ed torso, for five centuries now,
ascending always into the light above us.
His arm repaired, broken once by something
tossed from a balcony, the guide said.
Looks good for his age, someone quips
The crowd snickers. For we are at an age –

we follow red umbrellas through crowds.
We too have been mended, once or twice.
And know there is bellezza too,
in the old man’s gratitude, and ours.
I’m taken by him more than David, I’m afraid.
We may be old but not our desire or humility.

Such beauty in our awestruck little crowd,
and all that all we imagine
at David’s delicate marble feet.
Giovane bellezza in un corpo antico
– young beauty in an ancient body.


Alla Galleria dell’Accademia di Firenze,
un vecchio solitario con gli occhi arrossati
si piega verso il David di Michelangelo,
che, racconta la guida con l’ombrello rosso,
si vede sempre dal basso
e a distanza. Le membra di marmo tese,
tendini increspati, muscoli tragicamente belli.
Occhi del colore delle tempeste
ma ognuno rivolto in una direzione diversa.
E da cinque metri, David è un Golia.

Siedo su una panchina, meravigliato dal vecchio
che osserva il David. Le mie gambe si stancano facilmente ora.
Non più immune alla gravità.
I nostri corpi avvolti intorno ai fianchi.
Alcuni pensano che la bellezza o beauty
ci abbia lasciato molto tempo fa.
Può essere, ma non il bisogno di fascino o desiderio.

David, il suo busto a V, ormai da cinque secoli,
ascende sempre nella luce sopra a noi.
Il suo braccio riparato, rotto una volta da qualcosa
lanciato da un balcone, disse la guida.
Sembra in gamba per la sua età, scherza qualcuno
La folla ridacchia. Perché abbiamo un’età –

seguiamo ombrelli rossi tra la folla.
Anche noi siamo stati riparati, un paio di volte.
E sappiamo che c’è anche la bellezza,
nella gratitudine del vecchio, e nella nostra.
Sono preso più da lui che dal David, temo.
Possiamo essere vecchi ma non il nostro desiderio o umiltà.

Tale bellezza nel nostro gruppetto sbalordito,
e tutto ciò che immaginiamo
ai delicati piedi di marmo di David.
Young beauty in an ancient body
– giovane bellezza in un corpo antico.

Traduzione dell’autore con la collaborazione di Sandro Pecchiari

Bruce Hunter

Abstraction White Rose (1927) Georgia O’Keeffe
(for Lisa Stein)

The gardener never forgot the rose
in that art gallery years ago.
Blooms voluminous and inviting.
Painted by a brush dipped in clouds. Velvet entrance
and escape. Large as a table top.
O’Keeffe sees as he sees. And as he does in his work,
the gardener opens his palms
to cradle it. Until a guard cautions him.
Sir. Please. Do not touch the paintings.

To the gardener, A rose is not
a rose is a rose is a rose is a rose.
It is everything in everything. Upcurl of riptide.
Waterfall’s white lip. Conch’s pink mantle.
Miracle of eye, cornea. It’s all labia, throat and folds.
Vulva and stars, galaxies’ linen petals.
Within and beyond. A centre that gives
and comes from seed. Kiss’s wet hiss
in the slippery underbelly of night. Noir.

If you must lift them
cup the bud or the flower, at the cusp
gently. Be mindful of the thorns, always.
Their triangular blades can poison the blood
that feeds the heart and kill it.

His fingers brush against many small knives.
There is no fear in longing.
He’ll risk serving beauty one more time.
His eyes age-softened, and his lips too.
And at night when the trees sleep,
their fibrous heads in the ground,
they remember drought follows rain.

That at sunrise, his drowsy tongue laps dry air.
As the roses lift and reveal their thirst.
O’Keeffe is right. We emerge
from the turned-down underlip, breathless, blind.
Touched by dawn-sleek rosehips.
Delirious in all this raw new air.
to tipple again from a petaled cup.




Abstraction White Rose (1927) Georgia O’Keeffe
(per Lisa Stein) tradotto dall’autore

Il giardiniere non ha mai dimenticato la rosa
in quella galleria d’arte anni fa.
Fiorisce voluminosa e invitante.
Dipinta da un pennello immerso nelle nuvole. Ingresso di velluto
ed evasione. Grande come un piano d’appoggio.
O’Keeffe vede come vede lui. E come fa nel suo lavoro,
il giardiniere apre i palmi
per cullarla. Finché una guardia non lo avverte.
Signore. Per favore. Non tocchi i dipinti.

Per il giardiniere, una rosa non è
una rosa è una rosa è una rosa è una rosa.
È il tutto nel tutto. Ricciolo di marea.
Il labbro bianco della cascata. Il mantello rosa dello strombo.
Miracolo dell’occhio, cornea. È tutta labbra, gola e pieghe.
Vulva e stelle, petali di lino delle galassie.
Dentro e oltre. Un centro che dona
e viene dal seme. Il sibilo umido del bacio
nel viscido ventre della notte. Noir.

Se devi sollevarli
disponi il bocciolo o il fiore, con la cuspide
delicatamente. Sii attento alle spine, sempre.
Le loro lame triangolari possono avvelenare il sangue
che nutre il cuore e lo uccide.

Le sue dita sfiorano molti piccoli coltelli.
Non c’è paura nel desiderio.
Rischierà nel servire la bellezza ancora una volta.
I suoi occhi sono ammorbiditi dal tempo, anche le labbra.
E di notte quando gli alberi dormono,
le loro cime fibrose nel terreno,
ricordano che la siccità segue la pioggia.

Che all’alba, la sua lingua assonnata lambisce l’aria secca.
Mentre le rose si sollevano e rivelano la loro sete.
O’Keeffe ha ragione. Emergiamo
dal labbro inferiore rovesciato, senza fiato, ciechi.
Toccati da cinorrodi lucenti all’alba.
Deliranti in tutta questa nuova aria cruda.
per bere di nuovo da una tazza di petali.

Bruce Hunter

Aria for Dante 

In Italy, on Dante Alighieri Day,
glum news, over seven thousand souls now.
I seek my solace in the garden of this, my cold country,
as sleet turns to rain. Robin trills the dawn.
Back from Mexico for another year.
Spring’s sweet twerp in a jazzy red vest.

Outside the train station in Bologna
Not far from Torre Degli Asinelli
A line of green lorries of Esercito Italiano
wait under the streetlamps
to carry home the bodies of the beloved.

There is a hush over Tuscany.
This is only the beginning.
I worry after my friends from the villages:
Alice, Simone in Poggibonsi. Others
from Castellina, San Gimignano, Siena.

Where at dinner one night at a trattoria,
the old joke played on the tourist.
A giant pepper grinder left at my plate.
When I finally reach for it, out came their cell phones
and we all laughed. I’d been had. Again.
Walking at midnight in the moon’s sheen
on the cobblestones of Piazza del Campo.

Where the Contrades’ horses race a mad course
through these narrow streets in August.
Alice stops at the old Asylum
I should know this, she teases. But I do.
Crazy poets in a country where they love them.

Amongst marled hills the colour of pumpkins,
Chianti’s sweet soil for its noble wines.
Lavender winds in the region of Tuscany,
in the province of Siena,
in the comune of Monteriggioni,

behind the high stone wall with eleven towers.
On a quiet street, a bench below Dante’s words.
a traitor betrayed the village, burns in hell.
All our villages and bodies now,
towers no defense. Hell no longer allegorical.

In my sleepy garden, I rouse the soil with a spade.
Robin tiptoes behind me, copping worms
for his mate in the eaves.
Who leads me away. Too close,
too close, she cries.

I’m the gardener, I tell her,
who fills the feeder for your babies.
My whole life deaf, I hear all her songs now –
a miraculous coil planted in my cochlea
– her insistent squalls of joy at dawn.

Until the Palio runs again, crowds jostle and cheer,
we have this: raw earth, first rain, a nest.
Splendid notes. Spring’s first aria,
That, she has always sung.
Whether we hear her or not.

March 25, 2020




Aria per Dante 

In Italia, nel giorno di Dante Alighieri,
notizie cupe, settemila anime adesso.
Cerco sollievo nel giardino di questo, mio paese freddo.
mentre il nevischio si fa pioggia. Il pettirosso gorgheggia all’alba.
Di ritorno dal Messico per un altro anno.
Felice idiota di primavera in una vivace livrea rossa.

Fuori dalla stazione ferroviaria di Bologna
Non lontano dalla Torre Degli Asinelli
Una fila di verdi camion dell’Esercito Italiano
attende sotto i lampioni
di riportare a casa i corpi dei cari.

C’è un silenzio sulla Toscana.
Questo è solo l’inizio.
Mi preoccupano i miei amici dai paesi:
Alice, Simone da Poggibonsi. Altri
da Castellina, San Gimignano, Siena.

Dove a cena una sera in trattoria,
il vecchio scherzo tirato al turista.
Un enorme macinino accanto al mio piatto.
Quando infine lo afferro, son saltati fuori i cellulari
e abbiamo riso tutti. Me l’hanno fatta. Di nuovo.
Nel passeggiare a mezzanotte allo splendore della luna
sui sampietrini di Piazza del Campo.

Dove i cavalli delle Contrade gareggiano in una folle corsa
per questi vicoli stretti ad agosto.
Alice si ferma al vecchio manicomio
Lo dovrei conoscere, prende in giro. Lo conosco, infatti.
Poeti folli in un paese dove li amano.

Tra le colline fasciate del colore delle zucche,
Il terreno dolce del Chianti per i vini pregiati.
Venti lavanda nella regione Toscana,
nella provincia di Siena,
nel comune di Monteriggioni,

dietro le alte mura in pietra dalle undici torri.
In un vicolo quieto, una panca sotto le parole di Dante.
un traditore tradì il paese, brucia all’inferno.
Tutti i nostri paesi e corpi ora,
torri senza difesa. Inferno non più allegorico.

Nel mio giardino dormiente, risveglio il terreno con una vanga.
Il pettirosso mi zampetta dietro, rifornendosi di vermi
per la compagna sulle gronde.
Che mi conduce lontano. Troppo vicino,
troppo vicino, lei lamenta.

Sono io il giardiniere, le dico,
che riempie la mangiatoia per i tuoi piccoli.
Sordo per tutta la vita, odo tutti i suoi canti ora –
una spirale miracolosa impiantatami nella coclea
– le sue urla insistenti di gioia all’alba.

Finché il Palio si fa ancora, le folle si accalcano ed esultano,
questo abbiamo: terra grezza, prime piogge, un nido.
Note splendide. La prima aria della primavera,
Che lei ha sempre cantato.
Che la si senta o no.

25 marzo 2020

(traduzione di Angela Caputo)

Bruce Hunter

What My Students Teach Me

tells me it’s too cold here
but some choice.
You go out one morning,
the car hood’s open a little;
three sticks of dynamite
and this is the third time.
In Salvador you take the hint:
you leave.

Ginny Fung
writes of the love
of her and her husband.
The first English she learned
was curses.
Those faces
she could read
in any language.

on the most profound moment of his life
writes a vague tribute
to world harmony and brotherhood.
When I question it,
he says
I am a Baha’i from Iran.
This is for my friends,
not wanting me to seem foolish.
I nod dumbly as he explains
he was made to watch
as the blades fell
and their heads dropped in the street.

Leong Hiu
who now signs her name Lisa
has not seen her brother
since the night
the pirates boarded in the China Sea,
tells me she likes the winter here
because when she wakes
all the white stars are lying on the ground.

tells the class
I am visiting my mother after work
babysitting my sister’s children
when the sirens went.
We hid under the table
covering my nieces with our bodies
as the bombs fell the teapot shattered.
Everything crashing, it seemed forever.
You were watching that night
on your televisions: Desert Storm.

says it began in April.
Two million of us sir,
in the Square, I was so proud to be Chinese.
I was a reporter
when the official came into the office
and said, no more stories!
I was so angry I quit.
When the tanks came in June
– we ran, hearing the screams,
too scared to look back.
Now I can no longer write, I study computers

speaks of a trip to the front with his friend
who asked to drive.
We stopped for water.
I was gone a minute.
When I came out,
a missile, there was nothing left.
At the court martial, his mother screamed at me,
I should have been in his place.

And me,
what do I know.
I am a man on the beach
where the boats come in.




Ciò che m’insegnano i miei studenti

mi dice che qui fa troppo freddo
ma c’è scelta.
Una mattina esci,
il cofano dell’auto è semi-aperto;
tre candelotti di dinamite
ed è la terza volta questa.
A Salvador fiuti l’antifona:
ti squagli.

Ginny Fung
scrive dell’amore
fra lei e suo marito.
Il primo inglese che imparò
furono insulti.
Quelle facce
sapeva leggerle
in qualsiasi lingua.

nell’attimo più intenso della vita
scrive un vago omaggio
ad armonia del mondo e fratellanza.
Quando lo contesto,
sono un Baha’i dell’Iran.
Questo è per i miei amici,
non vogliono che sembri idiota.
Annuisco in silenzio mentre spiega
che fu costretto a guardare
quando le lame calarono
e le loro teste caddero per strada.

Leong Hiu
che adesso si firma Lisa
non vede suo fratello
dalla notte in cui
i pirati lo imbarcarono nel Mar della Cina,
mi dice che le piace l’inverno qui
perché quando si sveglia
c’è una coltre di stelle bianche sul terreno

racconta alla classe
vado a trovare mia madre dopo il lavoro
per badare ai bambini di mia sorella
quando le sirene suonarono.
Ci nascondemmo sotto il tavolo
coprendo le mie nipoti con i corpi
mentre bombe mandavano in frantumi la teiera
Ovunque schianti, pareva non avere fine.
Quella sera alla TV
guardavate: Desert Storm.

dice che iniziò in aprile.
Due milioni di noi, signore,
in Piazza, ero così fiero d’essere cinese.
Ero un giornalista
quando l’ufficiale entrò nell’ ufficio
e disse, basta storie!
Ero così furente che mollai.
Quando a giugno i cingolati giunsero
– fuggimmo alle urla,
troppo atterriti per guardare indietro.
Ora non scrivo più, studio i computer

parla di un viaggio al fronte col suo amico
che chiese di guidare.
Ci fermammo per l’acqua.
Mi allontanai un momento.
Quando uscii,
un missile: non ne rimase nulla.
Alla corte marziale, sua madre mi urlò
che avrei dovuto esserci io al suo posto .

E io,
io che cosa so.
Sono un uomo sulla battigia
dove arrivano le barche.


Traduzione di Andrea Sirotti