Anna Achmatova

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Il giorno d’estate

Anelo le rose di quel giardino unico,
dove sta la migliore cancellata del mondo,

dove le statue mi ricordano giovane,
e sull’acqua della Nevà io ricordo loro.

Nel silenzio fragrante, fra tigli regali,
quasi avverto il cigolio di alberi di nave.

E, innamorato della bellezza del suo sosia,
come prima il cigno, nuotando, solca i secoli.

E dormono esanimi mille e mille passi
di nemici e amici, di amici e nemici,

e non scorgi la fine del corteo di ombre,
dal vaso di granito alle porte del palazzo.

Là le mie notti bianche mi sussurrano
di un amore alto e segreto.

E tutto arde di madreperla, diaspro,
ma arcana e nascosta è la fonte di luce.

 

La corsa del tempo (Einaudi, 1992), trad. it. M. Colucci

Paul Eluard

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La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
girotondo di danza e di dolcezza,
aureola del tempo, culla notturna e sicura,
i tuoi occhi non m’han sempre veduto,
io non so tutto quello che ho vissuto.

Foglie di luce e schiuma di rugiada,
canne del vento, sorrisi odorati,
ali che rischiarano il mondo,
navi di cielo cariche e di mare,
sorgenti dei colori, a caccia d’ogni suono.

Profumi schiusi da una covata d’aurore
che giace ancora sulla paglia degli astri,
come il giorno deriva da innocenza
intero il mondo dai tuoi occhi puri
e il mio sangue fluisce in quegli sguardi.

 

Nuove poesie d’amore (Crocetti, 2010), trad. it. P. Bigongiari

Tahar Ben Jelloun

Ben-Jelloun

 

La luce del giorno lentamente traccia sul
campo pudico di terra bianca il contorno di un
corpo amoroso.
Sul corpo nudo scivola la brezza del mattino.
Un vento breve drizza il seno
poi le anche. Sulla cima del ginocchio
impazzisce l’uccello del paradiso.
È un cuore che palpita
o è la terra che si spazientisce?
Il desiderio si è disteso nel letto del fiume lontano.
Corpo d’amore
brace di luce
attendi la notte per l’amplesso solitario.
Son io che ti invento
ti guardo fremere e muovere
la tempesta ti gonfia le labbra e t’irrigidisce il busto
una palma si china sui tuoi capelli che spandono fuoco
ti so fiume, leggenda e musica.
Ma il tramonto ti ha spento,
ultima stella che accompagnava il sole.
Giunta la notte, nessun pensiero ti esalta.
Questa è la solitudine:
un corpo appena nominato è portato via dalle parole.

 

Stelle velate. Poesie 1966-1995 ( (Einaudi, 1998), trad. it. E. Volterrani

Cecilia Meireles

cecilia meireles

 

Secondo motivo della rosa

Per quanto ti celebri, non mi ascolti,
sebbene per forma e madreperla tu sia simile
alla conchiglia sonante, al musicale orecchio
che registra il mare nelle intime volute.

Ti depongo in cristallo, davanti a specchi,
senza eco di caverne o di grotte…
Assenza e cecità assolute
offrì alle vespe e alle api,

e a chi ti adora, o sorda e silenziosa,
e cieca e bella e infinita rosa,
che in tempo e aroma e verso ti trasmuti!

Senza terra né stelle brilli, prigioniera
del mio sogno, insensibile alla bellezza
che sei e non conosci, perché non mi ascolti…

 

da Elogio della rosa (Einaudi, 2002), a cura di C. Poma

Cristina Campo

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È rimasta laggiù, calda, la vita,
l’aria colore dei miei occhi, il tempo
che bruciavano in fondo ad ogni vento
mani vive, cercandomi…

Rimasta è la carezza che non trovo
più se non tra due sonni, l’infinita
mia sapienza in frantumi. E tu, parola
che tramutavi il sangue in lacrime.

Nemmeno porto un viso
con me, già trapassato in altro viso
come spera nel vino e consumato
negli accesi silenzi…

Torno sola
tra due sonni laggiù, vedo l’ulivo
roseo sugli orci colmi d’acqua e luna
del lungo inverno. Torno a te che geli

nella mia lieve tunica di fuoco.

 

La tigre assenza (Adelphi, 1991)

Yehuda Amichai

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Quand’ero bambino

Quand’ero bambino
i fili d’erba e gli alberi maestri s’innalzavano sulla riva
e per me lì disteso erano
tutti uguali,
perché salivano al cielo più in alto di me.
Avevo solo le parole di mia madre
come una fetta di merenda avvolta in carta frusciante
e non sapevo quando sarebbe tornato mio padre,
perché oltre la radura c’era un altro bosco.

Ogni cosa porgeva la sua mano,
cozzava un toro nel sole
e di notte la luce delle strade
accarezzava le mie guance e i muri,
e la luna, una grossa anfora, si chinava su di me
a spegnere la sete del mio sonno.

 

Poesie (Crocetti, 2001), trad. it. Ariel Rathaus

Luis Palés Matos

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Mulatta – Antilla

In te, ora, mulatta,
mi rifugio nel tiepido mare delle Antille,
acqua sensuale e lenta di melassa,
porto di zucchero, calda baia,
con la luce in riposo
che indora l’onda pura,
e il ronzio sonnolento di alveare
che fanno i lavori sulla riva.

In te, ora, mulatta,
attraverso il mare delle isole.
Elettrici, felini uragani
nelle tue curve si allungano e raccolgono,
mentre sulla mia barca sta cadendo
la notte dei tuoi occhi, come inchiostro.

In te ora, mulatta…
Oh risveglio glorioso delle Antille!
Forte colore che il do di petto raggiunge,
musica al rosso vivo d’allegria,
calde cantaridi di aroma
– limone, tabacco, pigna –
che fan ronzare ai sensi
le loro voci ebbre di delizie.

Mulatta, ora tu sei
tutto il mare e la terra delle isole,
sinfonia di frutta le cui scale
erompono furiose nel tuo profumo.
Nel suo verde vestito di guanábana
con i fini e molli calzoncini
di mussolina, ecco il caimito,
col suo lette di soprano… Tutti
i frutti, oh mulatta!, tu mi offri
nella chiara baia del tuo corpo
dai soli del tropico brunita.

Oh Cuba! Oh Portorico!
Focose terre liriche…
Oh i caldi rum della Giamaica!
Oh l’aguacate di San Domingo,
e il brodo denso della Martinica!

Ora tu sei, mulatta,
glorioso risveglio delle mie Antille.

 

da Poeti delle Antille (Guanda, 1963), trad. it. Giuseppe Bellini.

Ingeborg Bachmann

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Prender paese

Nella terra del pascolo giunsi
quand’era già notte,
fiutando le cicatrici nei prati
e il vento, prima che si levasse.
L’amore più non pascolava,
le campane erano spente
e i cespugli affranti.

Un corno piantato nel terreno,
dalla guidaiola ostinato,
nel buio confitto.

Dalla terra lo presi,
al cielo lo levai
con forza intatta.

Per colmare
questo paese con suoni,
nel corno soffiai,
volendo nel vento incombente
e tra steli increspati
di ogni origine vivere!

 
Invocazione all’orsa maggiore (SE, 2011), trad. it. Luca Reitani

Gabriele D’Annunzio

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I Pastori

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

 

Alcyone (Garzanti, 2006)

Czeslaw Milosz

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Prefazione

Tu, che non ho potuto salvare,
ascoltami,
cerca di capire questo linguaggio semplice, mi vergognerei di un altro,

non possiedo, lo giuro, la magia della parola,
ti parlo tacendo, come una nuvola a un albero,

ciò che fortificava me, per te era mortale,
hai scambiato il congedo di un’epoca per l’inizio di una nuova,

l’afflato dell’odio per bellezza lirica,
la forza cieca per forma compiuta.

Ecco la valle dei bassi fiumi polacchi. E il ponte enorme
che avanza nella bianca nebbia. Ecco la città infranta
e il vento scaglia contro la tua tomba gli stridi dei gabbiani,
mentre parlo con te.

Cos’è la poesia che non salva
i popoli né le persone?
Una complicità di menzogne ufficiali,
una cantilena di ubriachi, a cui fra un attimo verrà tagliata la gola,
una lettura per signorinette.

Che volevo una buona poesia, senza esserne capace,
che ho capito, tardi, il suo fine salvifico,
questo, e solo questo, è la salvezza.

Spargevano sulle tombe miglio e semi di papavero
per nutrire i morti accorrenti in volo – gli uccelli,
depongo qui questo libro per te, o trascorso,
perché d’ora innanzi tu smetta di apparirci.

 

Poesie (Adelphi, 1983), trad. it. Pietro Marchesani