Fernando Della Posta

Fuga per la vittoria

Ogni maschera ha una serratura,
la sua chiave un attrezzo scenico,
va cercata nei ripostigli della sopravvivenza
degli uomini all’ultimo miglio;
quelli che sempre invincibili schivano
con la fuga il misterioso giudizio,
il solido calco di orbita e bulbo.
Quelli che sempre invincibili tornano
alle ciglia guizzanti sotto il sole.

Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024)

Claudia Fofi


a vivere in una piccola città
capita di incontrare il primo amore
quello dei quindici anni
il mio aveva gli occhi celesti e i capelli bruni
per baciarci ci abbiamo messo due o tre mesi
poi è successo un pomeriggio in piazza grande
era inverno, i nostri corpi nuotavano nei giacconi anni ‘80
l’ho visto ieri che camminava col suo cane
i capelli radi, l’andatura un poco saltellante
e ho pensato che a vivere in una piccola città
il passato ti torna sempre addosso
così tra noi per un breve lampo
continua a scorrere quel bacio
come un torrente che riappare quando piove

Etica della parola dolce (Arcipelago Itaca, 2023)

Paolo Pistoletti

 

[chi da per sempre
torna chi parte
sono]

Io che poi la strada
prende il mio posto.
Tu che poi io
via alberata
sostituisci me.
Che mi fui affidato
da nessuna pietà celeste.
Che chi ho qui ha di nuovo
male alle foglie, alle case
alle mura.
Che da fuori del temporale
ho già l’aria
di chi non c’è.
Dall’incessante giungo.
A lui ritorno.
Fine pena mai.
Si carica un altro mondo
da qualche altra parte
che non so. Così un altro io
che sarò stato
si sottrae dal mio nome.
Mi manchi all’appello mia dispersione
tra gli innumerevoli.
È l’ora
di non esserti più.

È l’ombra di andarsene.
Del mio tempo
verso dentro
una terra liquida
prima di nascere. Postumi dal cielo
amniotico
tra le acque rotte
mi ritrovo ogni volta
nato come dopo una sbronza
di dèi. Ancora un io vuoto
a perdere
un corpo
da ogni mio corpo come un estratto
da ognuno di me.
Mi succedo
dal mio sé.
Dal non ricordo oramai
di quante vite.

Al di qua di noi (Arcipelago Itaca Edizioni, 2023)

Maurizio Evangelista


STANZA 205

c’è un padre se vuoi dappertutto
sul sedile di un’auto
quando prende il suo volante giocattolo
e scorre via di nascosto
in una città di altri padri
che attraversano il mondo
con la schiuma da barba sul collo
e le dita di uccello che acciuffano il cielo.
c’è un padre se vuoi sulle labbra di una madre.
quando legge il giornale e ti dà mattino
e hai caffelatte bollente nella tazza
e la tua vita da ragazzo per leggerlo domani.

Mr me (Arcipelago Itaca, 2022)

Iuri lombardi


Un lumino perpetuo sigilla
il silenzio del colombario a notte,
piange fumo sulla sagoma in foto.
Sulla tavola albeggia di luce spenta
un diospero scippato al ramo;
sulla via come per incanto i primi
lampi intimiditi blaterano di lampadine
– il tempo ti seduce una sola volta:
non mi sento che un anonimo passante.

Dizionario delle notti (Arcipelago Itaca, 2020)

Pasquale Vitagliano


La perdita è il perno di questa teoria
Prima abbiamo cominciato con le persone
Perdite secche nemmeno i nomi ci hanno lasciato
Se non una mota di facce gesti azioni senza più paternità.

Poi abbiamo cominciato a perdere idee e concetti
E le parole macere più peste nella testa troppe
Le cose che si fanno quando è una perdita di tempo
La memoria per cui agiamo ora senza preavviso.

Alla fine finiamo per perdere le cose che portiamo
Le chiavi come le chiami quelle altre cose gli oggetti
Le cose che non trovi perché te le hanno tolte
E invece le hai lasciate dove sono sempre state.

 

Del Fare spietato (Arcipelago Itaca, 2019)

Annamaria Ferramosca

a Giulio Regeni

seduto
sul ramo impazzito del tempo
occhi sereni sui secoli
sulle ginocchia un taccuino di dubbi
in petto la certezza

sui bordi del deserto
il sibilo incoerente della sabbia
e frammenti nella stanza un libro
l’impronta del capo sul cuscino

le tempie assopite in braccio alla madre
un barlume di vero riordinerà il caos?
la terra ti sarà senza conforto?

domani
costruiremo forse ripari
su altri pianeti lontano da quell’uomo
che là striscia feroce


Andare per salti
(Arcipelago Itaca, 2017)

Foto di Dino Ignani

Gianluca Garrapa


scatole di luce. scatole di aria. scatole di scatole. piene di cornamuse. piene di fluidi. piene di sigarette ambassador. piene di caramelle mou. ventilatori spenti. occhiali spenti. capelli spenti. orecchini. davanzali schittati di merda di piccione. cantine invase dall’acqua coi topi dentro ciambelle di ammonio. tricicli inforcati da lucertole. come nel sogno di mia sorella. ecco disse queste cose io. non le capisco assai. ma sono belle come i fiori secchi. nelle scatole di luce.

 

Di fantasmi e stasi. Transizioni (Arcipelago Itaca, 2017)

Marco Giovenale


Ne abbiamo già parlato sul tavolo stencil
al centro con cento persone avanti
(crollabili) (croccanti) (loro noi)
cara Lorelei, con tutti i plurali
dissimulati, i compitati, -mputati
e: ’mplimenti (a complemento) come
esercitati, esercitatamente, ne
abbiamo parlato, della guerra
alla reggia, e che ci vuole una
Clitemnestra con eccitata
parte a farlo fuori, ma solo in Eschilo,
il pluriomicida, gentile avvocata
nostra, Lorelei, lei sì
si ricorda quando e quanto se
ne parlava, a inizio secolo,
con quella prosa prolissa in pubblico
che diventava piccola e breve sui pezzi
di men che velina, l’intera
assemblea sostituita, durante
la notte dai servizi
quasi mezzo migliaio di uomini lupo
coi rami che neanche battono alle finestre
alle imposte, che possono essere
liricamente aperte, o non,
nel sogno della grande chiacchierata al chiuso
nella centrifuga che induce
a pensare sia il fuori che va
in tondo, che sta
a girare

 

Strettoie (Arcipelago Itaca, 2017)