Annarita Rendina


Vieni amore,
c’è un lago di sale senza fine
per le nostre ferite aperte e tufo
per ingessare i nostri baci e vento
per spaccarci le labbra e sgretolare
tanta bellezza che frana sul cuore.

Vedrai come tutto qui è bruciato
e crederai a un’estate perenne.
Imparerai allora a riconoscere la mia pelle
riarsa tra tutte le altre
e finalmente leggerai le macchie sparse,
banchi d’alghe scure alla deriva,
come la mappa dei miei luoghi,
cronistoria colorata
dei miei naufragi più riusciti.

Vieni,
chiudiamoci in una casa di mare
dov’è sempre vacanza
e la domenica odora
dell’umido di pietra bagnata
e di basilico appena colto.
Passeggeremo tra malinconie
malcelate, gioie sbraitate
e anche a te i pescatori insegneranno
mille nomi nuovi per un vecchio amore,
ti diranno del mare come un bambino
fa del fratello più grande:
misto di rancore ed urgenza che secca la gola
e fa più roca la voce.

 

Nasse (Interno Poesia, 2017)