Florbela Espanca


Il bene più grande

Questo mio amarti senza che mi ami,
questo soffrir per te costantemente,
venirti dietro senza che mi vedi
commuoverebbe tutta l’altra gente.

Se tu mi baci la tua bocca mente…
Quanti baci di donna sanguinanti
mi ha messo in bocca la tua bocca ardente?
E quanto inganno nel tuo dire vano!

Ma che m’importa se tu non mi ami.
Se la pena, il dolore e la fatica,
il misero tormento, arduo e profondo,

di quel tuo disamore, del tuo spregio,
è nella vita il bene mio più grande,
è tutto ciò a cui tengo a questo mondo?

*

O maior bem

Este querer-te bem sem me quereres,
Este sofrer por ti constantemente
Andar atrás de ti sem tu me veres
Faria piedade a toda a gente.

Mesmo a beijar-me a tua boca mente…
Quantos sangrentos beijos de mulheres
Poisa na minha a tua boca ardente,
E quanto engano nos seus vãos dizeres!…

Mas que me importa a mim que me não queiras.
Se esta pena, esta dor, estas canseiras,
Este mísero pungir, árduo e profundo

Do teu frio desamor, dos teus desdéns,
E, na vida, o mais alto dos meus bens?
É tudo quanto eu tenho neste mundo?

Questo mio corpo sfamerà le rose (Interno Poesia Editore, 2024), cura a traduzione di Graziano Graziani

Scopri il libro

Cinzia Demi

Ph. Maurizio Gabbana

siamo tentati dalle sponde
dal moto delle onde
dal pianto dall’ombra,
quali forma di passanti
fiutiamo il movimento

ci affanniamo
nei grembi delle madri
rotoliamo nelle piazze
delle gioie laceranti
ci sdraiamo amanti

diversi dei giorni
mentre pulsano le ore
nelle caverne dei
graffiti nelle tombe
dei re sui piedistalli

dei martiri e il circo
mediatico di chi ci
stana dal letargo
di chi ci lascia una
parte di vita appesa

al rovesciarsi
dei legni e degli imperi
segna la conta dei nomi
persi stranieri nei nostri
pegni nei nostri cieli

Il solstizio dei sentieri (CartaCanta – Capire Edizioni, 2024)

Sharon Olds

(Ph. Ruven Afanador for The New York Times)

Ritorno al maggio 1937

Li vedo davanti ai cancelli dei loro college,
vedo mio padre che esce
sotto l’arco di arenaria ocra,
le piastrelle rosse che brillano come
piatti insanguinati dietro di lui,
vedo mia madre con qualche libro leggero al suo fianco
in piedi vicino al pilastro di mattoni,
il cancello di ferro battuto ancora aperto dietro di lei,
le punte di spada nere che brillano nell’aria di maggio,
stanno per laurearsi, stanno per sposarsi,
sono ragazzi, sono ingenui, tutto ciò che sanno è che sono
innocenti, non farebbero mai del male a nessuno.
Vorrei andare da loro e dire fermatevi,
non fatelo—lei è la donna sbagliata,
lui è l’uomo sbagliato, farete cose
che non potete nemmeno immaginare,
farete cose terribili ai vostri figli,
soffrirete in modo inimmaginabile,
vi augurerete la morte. Vorrei
andare da loro in quella luce di fine maggio e dirglielo,
il bel viso affamato di lei rivolto verso me,
il suo tenero, bellissimo corpo intatto,
il bel viso arrogante di lui rivolto verso me,
il suo tenero, bellissimo corpo intatto,
ma non lo faccio. Voglio vivere.
Li prendo come il maschio e la femmina delle bambole di carta
e li sbatto insieme contro i fianchi,
come schegge di selce, come per
far scoccare scintille, dico:
fate quello che state per fare, io lo racconterò.

 

*

I Go Back to May 1937

I see them standing at the formal gates of their colleges,
I see my father strolling out
under the ochre sandstone arch, the
red tiles glinting like bent
plates of blood behind his head, I
see my mother with a few light books at her hip
standing at the pillar made of tiny bricks,
the wrought-iron gate still open behind her, its
sword-tips aglow in the May air,
they are about to graduate, they are about to get married,
they are kids, they are dumb, all they know is they are
innocent, they would never hurt anybody.
I want to go up to them and say Stop,
don’t do it—she’s the wrong woman,
he’s the wrong man, you are going to do things
you cannot imagine you would ever do,
you are going to do bad things to children,
you are going to suffer in ways you have not heard of,
you are going to want to die. I want to go
up to them there in the late May sunlight and say it,
her hungry pretty face turning to me,
her pitiful beautiful untouched body,
his arrogant handsome face turning to me,
his pitiful beautiful untouched body,
but I don’t do it. I want to live. I
take them up like the male and female
paper dolls and bang them together
at the hips, like chips of flint, as if to
strike sparks from them, I say
Do what you are going to do, and I will tell about it.

Strike Sparks: Selected Poems 1980-2002, traduzione in italiano di Andrea Cati

Shuntarō Tanikawa


Essere vivi

Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altelena che dondola ora
è l’ora che passa ora

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita

(1971)

Poeti giapponesi (Einaudi, 2020), a cura di M. T. Orsi e A. Clementi degli Albizzi

Antonio Gamoneda

Le tue mani esistevano.

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra.

Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.

Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

Rivista “Poesia” (2007, N. 216, Crocetti Editore), trad. it. V. Nardoni

Interno Poesia Workshop Estate 2024

INTERNO POESIA WORKSHOP ESTATE
Laboratorio di scrittura dal vivo
Cesenatico, sabato 15 giugno 2024

Dopo mesi di incontri on-line anche quest’anno torna Interno Poesia Workshop Estate in presenza, dal vivo. Si terrà a Cesenatico (FC) nella sede di Casa Moretti sabato 15 giugno dalle ore 9.00 alle 19.00 con Andrea Cati e Valerio Grutt.

Sarà una giornata di laboratorio sui testi dei partecipanti, approfondimenti sul mondo dell’editoria di poesia, e l’occasione di conoscersi e riconoscersi, fare un pezzo di cammino insieme.

È prevista, inoltre, per chi vorrà partecipare, una cena in spiaggia la sera del 15 e un altro appuntamento la mattina del 16 per trarre le conclusioni sul lavoro svolto.

CONSULTA IL PROGRAMMA COMPLETO IPW24

Quest’anno, inoltre, in occasione dei 10 anni del blog di Interno Poesia, il workshop vuole essere anche una festa, un’occasione per radunare la community, per ritrovarsi.

Costo del workshop: 150€*

*Cosa include il costo:
-Partecipazione ad IP Workshop Estate
-Quaderno e Shopper di IP
-Attestato di partecipazione
-Sconto del 10% su tutti i libri del catalogo di IP e IL
-Codice sconto con spedizione gratuita fino al 31/12/24

Nel costo non sono inclusi i pasti (ma abbiamo scelto location adatte a tutte le tasche) e l’eventuale pernottamento (per il quale abbiamo individuato una struttura comoda ed economica che ha a disposizione stanze singole, doppie e triple).

I posti sono limitati.

Per informazioni e iscrizioni: workshop@internopoesia.com

Stefania Ruggieri


il sistema di intercambiabilità è in crisi
si vuole escludere l’uno ma per venire fuori
l’altro impertinente si violenta

in salita sul dorso curvo della terra a prima vista
sembra un buon momento per piantare
bandiera dare una versione appalesare appartenenza
ora più che allora [io] impara a vivere piangendo
senza respiro nessun mestiere nessuna paziente abitudine
impara a interpretare a farneticare a scollarsi dalla realtà
mentre la sua epoca stanca continua a forzare mani
a stringere nell’angolo a schiudere al di sopra il cielo
ininterrotto tutto l’invisibile sulla fronte
impara lo stupore mutilato dall’angoscia
quando non è scarto sottrazione

gli alberi perpendicolari ai piedi fanno ombra
ma qui è già passata primavera la fioritura
gelide stagioni attraversano ora il racconto

Dittico. tutto l’invisibile sulla fronte. in-versioni (Transeuropa, 2024)

Carmen Yáñez


Quanto hai dato, donna:
secoli di luce
che non hanno riflesso le coscienze
ingoiate da abissi di silenzio.

E quanto altro:
radici per tener salda la terra
velluto dell’amore
una spiga per raggiungere il cielo
fertili semenze del coraggio
per un mondo abitato dalla guerra.

E quanto altro.

Dai tuoi occhi
albe e nebbie,
revisione del giudizio
in attesa dei fiori.
Minuta di piccole cose
recuperate dall’infanzia
nella scrittura dei sogni.

E quanto altro.

Foglie che coprono il pudore dell’universo
laghi generosi di acque vergini
spessore del segreto
delle profonde radici del tuo tempo.

Quanto autunno
a inondare la terra
e un colore crepuscolare
nella corteccia.

Paesaggio di luna fredda (Guanda, 1998), trad. it. R. Bovaia

David Herbert Lawrence


Primavera incendiata

Questa primavera, come arriva, esplode in
falò verdi, selvatico soffiare verde di
alberi, di cespugli, fioritura di pruni che si
levano in ghirlande di vapori, tra
il bosco che brulica e brividi di giunchi
d’acqua.

Sono stordito da tutto questo sprigionarsi, questo
divampare di fuochi verdi, luci sul nero della terra, questa
folata di crescita, questi soffi di vapore che
vanno in selvatici vortici, come
volti di uomini sbocciati sotto il mio
sguardo.

E io, che specie di fuoco sono io, tra tutto
questo bruciare della primavera? Sono quello che manca,
io. Neanche pallido fumo come il resto della
gente, meno del vento che corre al fiammeggiante
richiamo.

*

The Enkindled Spring

This spring as it comes bursts up in bonfires green,
Wild puffing of emerald trees, and flame-filled bushes,
Thorn-blossom lifting in wreaths of smoke between
Where the wood fumes up and the watery, flickering rushes.

I am amazed at this spring, this conflagration
Of green fires lit on the soil of the earth, this blaze
Of growing, and sparks that puff in wild gyration,
Faces of people streaming across my gaze.

And I, what fountain of fire am I among
This leaping combustion of spring? My spirit is tossed
About like a shadow buffeted in the throng
Of flames, a shadow that’s gone astray, and is lost.

Poesie (Mondadori, 1987), a cura di G. Conte

Alejandro Jodorowsky


Quando cieco ti cercavo la mia anima ti stava partorendo
mentre lasciava orme a forma di luna.
Non c’erano pareti nella mia stanza, solamente angoli
dove ombre con mille braccia chiedevano splendori.
Non c’era un pane nel mio altare e nella vecchia pergamena
le mosche divoravano le amare lettere sacre.
Non cresceva un albero di mele nel mio solitario letto
e le dita delle mani se le portava il vento.
Fu così che ti costruii, trasportando in carne i miei sogni
con lo splendore della luna donandoti una pelle d’argento
collocando un occhio vivo nelle tue mille mani che implorano
affinché duplicata in quattro tu fossi il calice della mia tavola
e nelle tue innumerevoli labbra si tatuasse il nuovo credo.
La tua voce senza fine che entra nel mondo come un’ostia rossa
fino a paralizzare l’infinito specchio in un’eterna immagine.

Cuando ciego te buscaba mi alma te iba pariendo
mientras dejabas huellas con la forma de una luna.
No había paredes en mi cuarto solamente rincones
donde sombras con mil brazos pedían resplandores.
No había un pan en mi altar y en el viejo pergamino
las moscas devoraban las amargas letras sagradas.
No crecía un árbol de manzanas en mi solitario lecho
y a los dedos de mis manos se los llevaba el viento.
Fue así como te hice convirtiendo en carne mis sueños
con el resplandor de la luna dándote una piel de plata
colocando un ojo vivo en tus mil manos que imploran,
Para que doblada en cuatro fueras el cáliz de mi mesa
y en tus innumerables labios se tatuara el nuevo credo.
Tu voz sin fin entrando en el mundo como una hostia roja
hasta paralizar el infinito espejo en una eterna imagen.

 

Poesía sin fin (Penguin Random House Grupo Editorial España, 2013), trad. it. Antonio Bertoli