Luciana Frezza


Quanto fa male amore
tardiva carezza
sulla nuca infestata
di pidocchi neri.
Marito
non capito
vendicativo senza
farmi capire
inevitabile divergenza
io l’incrociato sorriso
volevo – ricordo due dita
un giorno sulla gota per caso
sotto l’arco del salotto quasi
una cresima
tu partecipazione
al tuo lavoro io
che non ne davo troppa
neanche al mio
Parlare volevo magari
non troppo non troppo spesso
di noi.

 

Comunione col fuoco (Editori Internazionali Riuniti, 2013)

© Foto di Dino Ignani

Fabio Donalisio


ci sono tante cose
e poi le porte, chiuse, ovunque;
fai a meno di chiederti cosa celano
cosa c’è dietro (ti raccomando
o forse prego): sarà comunque
meno, il segno; vivi sommesso
ma fiero attorno al sogno – lui
ti definisce, non dice come
la parola – valica (si sale)
il passo della vita che cavalca
sola; toccala, per quel che vale
e, davvero, cerca di non farle
male

 

Ambienti saturi (Amos, 2017)

© Foto di Gaetano Bellone

Faraj Bayrakdar


Trattieni l’azzurro,
cielo.
Trattieni le rocce,
terra.
Trattieni i flauti,
vento.
Trattenete le date,
direzioni.
Trattenete le elegie,
minareti.
Trattenete le ali,
uccelli.
Trattenete le ragazze,
sorgenti.
E tu, Mamma,
trattieni le ombre e le preghiere.
Chi ama canta
e non c’è canto
che non sia di libertà.

 

Specchi dell’assenza (Interlinea, 2017), a cura di Elena Chiti

Ewa Lipska


Il mondo

A volte sei bello. Un vestito cosmico.
Un guardaroba celestiale di paesaggi.
Del tuo corpo si occupano gli eruditi.
Gli studiosi degli elementi.

Qualcuno prevede sempre la tua fine.
Non hai parenti stretti. A chi
lascerai tutto questo? Pianeti ficcanaso
forse ne avrebbero voglia.

Sei eterno? L’odore
della stagione morta lo nega.
La menzogna a volte ha ragione.

Ce la farò senza di te.
In fondo non mi hai promesso nulla.

Non so nemmeno
se è la storia che ha creato noi
o se noi abbiamo creato la storia.
Se siamo solo l’eco
di un cuore altrui.

 

Il lettore di impronte digitali (Donzelli, 2017), a cura di Marina Ciccarini

Simona Cerri Spinelli


“Andiamo a prendere un po’ d’aria”.
Avrei voluto vederlo restare e piangere
nella strada di fango.

Non temere niente dai sogni,
se dormendo vedi qualcosa di terribile
non è un annuncio di catastrofe,
è il mio pensiero che affonda.


Al centro dei rovesci
(Interno Poesia Editore, 2018)

Paolo Ruffilli


Non fu curiosità
e non fu noia
la cosa che mi spinse
e mi ha smarrito…
fu anzi la coscienza
minuziosa
di me e del mondo
a muovere e guidare
i passi ignoti
del mio precipitare.
Il mondo ed io,
corrispondenze esatte:
pietra senza labbro
e labbra senza verbo,
per quanto inseguo
e cerco.
Più che fuggire
gli sono andato
incontro,
ma niente ho mai
subito o abbandonato.
Ho sempre scelto,
e ho attaccato,
per ultimo me stesso…
né rinunciato affatto.
Ho scelto e amato,
sbagliando, sì,
e avendola aggredita
ho guardato in faccia,
tagliata, la mia vita.

 

Le stanze del cielo (Marsilio, 2008)

Melania Panico


Le verità le ammassiamo nella neve
le sistemiamo sul letto sfatto – tutto fuori posto
ora che tra te e me ho messo questo lungo corridoio di sì
di parole sfiancate
sono diventate bianche
sfinite inutili come noi come padre e figlia come noi
e la finestra è rifugio o parere
la finestra dice che siamo oltre

dalla strada arriva un grido in controluce
è la perseveranza il tempio la vetta
è riempirsi di comprensione
che bella parola comprensione
il senso delle mie mani nelle tue
una marcia – il destino pattuito

 

 

© Inedito di Melania Panico

© Foto di Matteo Anatrella

Robert Schindel

Canto notturno

Dietro al parlare nel bosco del lamento
Si accuciano i giorni mattutini
Risate dal silenzio di ieri echeggiano
Fino a sommergere l’eco dell’oggi
Dietro ai lamenti del bosco del discorso
Si fa stella questa saga

Ora gli occhi cadono dai due punti
La virgola si dilania bruscamente
L’esclamativo si trasmette via radio rovinosamente
Gli apostrofi sono già intinti di lacrime
Ché ora saltellano gli occhi dai due punti
E la notte soffoca nei baci.

Alla fine della notte nel bosco dei baci
Le allodole dei giorni mattutini
Trillano il loro “aspettatrapoco” rosso sangue
L’amore l’amore si imbalbetta
Fino a risuonare in ogni lingua
Alla fine della notte nel bosco di baci
Si fa parola questa saga.

 

Luci Lune Luoghi – Antologia della poesia austriaca contemporanea (Marcos Y Marcos, 1999), a cura di L. Reitani

Suheir Hammad


exotic

don’t wanna be your exotic
some delicate fragile colorful bird
imprisoned caged
in a land foreign to the stretch of her wings

don’t wanna be your exotic
women everywhere are just like me
some taller darker nicer than me
but like me but just the same
women everywhere carry my nose on their faces
my name on their spirits

don’t wanna
don’t seduce yourself with
my otherness my hair
wasn’t put on top of my head to entice
you into some mysterious black vodou
the beat of my lashes against each other
ain’t some dark desert beat
it’s just a blink
get over it

don’t wanna be your exotic
your lovin of my beauty ain’t more than
funky fornication plain pink perversion
in fact nasty necrophilia
cause my beauty is dead to you
I am dead to you

not your
harem girl geisha doll banana picker
pom pom girl pum pum shorts coffee maker
town whore belly dancer private dancer
la malinche venus hottentot laundry girl
your immaculate vessel emasculating princess

don’t wanna be
your erotic
not your exotic

 

From: BORN PALESTINIAN, BORN BLACK (Harlem River Press,1996)

*

 

esotica

non sarò la tua esotica
una sorta di delicato fragile uccello multicolore
imprigionato nella gabbia
di una terra straniera all’ampiezza delle sue ali

non sarò la tua esotica
dovunque ci sono donne come me
alcune più alte più scure più belle
ma proprio come me proprio le stesse
donne dovunque portano in viso un naso come il mio
il mio nome nelle loro anime

non voglio,
non farti sedurre
dalla mia differenza i capelli
non mi furono messi in cima alla testa per ammaliarti
con qualche misterioso rito nero vudù
lo sbattere delle ciglia l’una con l’altra
non è lo scuro palpito del deserto
ma un semplice battito
lascialo perdere

non sarò la tua esotica
l’amore che porti alla mia bellezza non è altro
che una buffa libidinosa perversione rosata
nient’altro che cattiva necrofilia
perché la mia bellezza per te è morta
sono morta per te

né sarò la tua
concubina d’harem la bambola geisha la raccoglitrice di banane
la ragazza pon pon la coniglietta la barista in shorts
la puttana di città la danzatrice del ventre la ballerina personale
la malinconica venere ottentotta lavandaia
la principessa che castra il tuo vessillo immacolato

non sarò
la tua erotica
né l’esotica

 

 

© Traduzione in italiano di Andrea Sirotti

Valerio Grutt

Da bambino passavo sotto ai tramonti
inseguivo Indiana Jones nel bosco di Capodimonte.
Ora sto da cinque ore sul lungomare
e mi pare di esserci nato come una cozza.
Pullman non mi portare lontano
rivedo mio padre in una nuvola di capelli
che aspetta le stelle di capodanno
gli tendo la mano e sono di nuovo figlio suo
e figlio di me stesso.

 


AA. VV. Fuoco. Terra. Aria. Acqua.
(Terra d’Ulivi, 2017)

© Foto di Dino Ignani