Alfredo Morganti

VI

È un triste evento, questo,
della physis che cede il passo
ai corpi edili, ai cantieri, ai laterizi,
ai vizi, ai manufatti, al vocio
scomposto, nulla a che vedere
con Roma Nord, questione
lombrosiana quasi, phisique
du role
, meravigliosa corrispondences
tra essere e apparire, viso
che non inganna, vesti che svelano
le anime invece di celarle.
Poggia su buche la non città,
crateri, cavità – panorama lunare,
quello che abiti, terra malferma,
traballante, collier di lacune, luccichio
e tremolio di esistenze – altro che
agorà, altro che sviluppo;
caparbia involuzione, piuttosto,
devoluzione anonima di anime.
La terra prodiga assorbe i vuoti,
colma nel tempo le lacune,
ma le case, e le persone, e la roba
son come assorti
nel silenzio, tacciono imperterriti
nel loro chiacchiericcio,
non sfuggono al destino scritto
da sempre, da subito, sul libro
mastro dell’esistenza.

(tratto da Non Roma, undici poesie inedite)

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