Elizabeth Alexander


Postpartum Dream #8

In a hail of bazooka fire they drop
her toddler from the second-floor porch.
She knows he’ll land in bushes and survive.
They’ll leave him for dead. When the shots subside
she’ll grab him, shus him, shrink him pocket-sized,
kung-fu fight to the basement crawl space
to plan how to rescue the six-week-old baby.
The toddler thinks she’s the mother in all his books,
Mama Tiger, Mama Bear, Mama Elephant: “Mama”.
What else is she to do with all that pride?

Look right, look left. She runs head-down, toddler
in her pocket, straight to Foster Care, where
she sweeps away paperwork, storms marble corridors,
high heels clicking past uniformed matrons
and rows of bassinets ‘til she sees
the silver arc of her sweet baby’s pee.
Baby! My baby! His mouth at the ready,
her nipples stand out from here to St. Louis,
unsexy and mighty, full of that much milk.

 

*

 

Sogno post patron n. 8

Con un colpo di bazooka mollano
il suo bimbo dalla veranda del secondo piano.
Lei sa che lui atterrerà fra i cespugli e sopravviverà.
Lo abbandoneranno credendolo morto. Appena cessano gli spari
lo afferrerà, lo farà star zitto, lo ridurrà tascabile,
combatterà stile kung-fu fino a uno spazio appartato in cantina
per pianificare come salvare il neonato di sei settimane.
Il bimbo pensa che lei sia la madre di tutti i suoi libri,
Mamma Tigre, Mamma Orsa, Mamma Elefante: “Mamma”.
Che altro può fare lei di tutto quell’orgoglio?

Guarda a destra, guarda a sinistra. Lei corre a testa bassa, il bambino
in tasca, dritta al centro d’adozione, dove
spazza via tutti gli incartamenti, infuria nei corridoi di marmo,
i tacchi alti che ticchettano passando davanti a sorveglianti in uniforme
e file di culle finché vede
l’arco argenteo della pipì del suo tenero piccolo.
Piccolo! Piccolo mio! La bocca di lui è in posizione di tiro,
i capezzoli di lei si ergono da qui a St. Louis,
per nulla sexy ed enorme, piena di così tanto latte.

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), a cura di Elisa Biagini

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