Bella Achmadùlina


Mutismo

Chi è stato tanto forte e astuto?
Chi mi ha preso la voce?
Non sa pianger per lui la nera
ferita della mia gola.

Le tue semplici azioni, o marzo,
sono degne di lode e d’amore,
ma sono morti gli usignoli delle mie parole,
loro giardino è ormai dizionario.

“Canta di noi!” implorano in coro
la nevicata, il dirupo, il cespuglio.
Grido, ma come il respiro d’inverno
si condensa sulle labbra il mutismo.

L’ispirazione è eccessiva, senza posa
l’anima muta inspira l’attimo fuggente,
non la salverà un altro respiro, ma soltanto
la parola da me pronunciata.

Sospiro, e respiro, e mento:
non devo più nulla
agli alberi coperti di neve
perché non so cantarne la bellezza.

Calmare il battito impazzito,
in ogni modo, o per caso!
E in tutto ciò che ho fretta di cantare
m’identificherò per sempre.

Ma ora che son diventata muta –
E amavo i nomi di tutte le cose,
e sono stanca, son come morta –
sarete voi a cantare di me.

 

Poesia (Spirali, 1998), trad. it. Daniela Gatti

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