Federica Volpe


Per te cambierei la mia geografia,
– un nome altro prenderebbero i ginocchi,
pulserebbero altri fiumi dalle tempie
ai calcagni, si muoverebbero le carni
come in danza a seguire i tuoi significanti
che tieni chiusi tra le labbra come un bacio – .
Cambierei anche di stagione, addosso
mi starebbe come l’abito di sposa
di tua madre, o come il canto
che ascoltavi da bambino e non capivi.
Cambierei anche di punto cardinale, sarò
est od ovest perché non importa
da che parte mi sorga il sole, ma
che sorga, e sarò nord o sud perché
non sono diversi nel seguire l’equatore.
Non che io non ami i luoghi, e i climi,
e le coordinate, e ciò che è mio:
vedi: sono il sostrato sotto i tuoi nomi,
i fossili antichi sotto le tue stagioni,
sono l’est che impara a tramontare il sole.
È ricchezza se mi ricopri di parole
nuove, come un corpo in amore,
se insieme facciamo di me un paese
rinato che ha lasciato ad altri le paure.

 

Parole per restare (Raffaelli, 2016)

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