Franco Marcoaldi


Combattere è virile
dispiega la potenza
e fa sentire vivi.
Ritrarsi porta pace, e bene,
sgombrando il campo
da inutili tossine.
Combattere scatena mille
e mille desideri – ritrarsi,
invece, quei desideri
elude, smorza, cancella.
Combattere stimola, agita,
smuove e rimuove, sporca.
Ritrarsi ama l’immunitas,
perciò chiude finestre e porta.

Combattere o ritirarsi?
Combattere o scomparire?
Inutile cercare un’univoca risposta:
da bravi pendolari,
su treni traballanti,
andiamo avanti e indietro – senza sosta.

 

Tutto qui (Einaudi, 2017)

Antonio Nazzaro


Vorrei vederti come sempre
distesa alla finestra a spostare le nuvole gesto della mano
scorrere invisibile delle auto asfalto canterino del mattino
va al lavoro all’ombra di manghi e guacamayas
e non un fumogeno incendiato nel cielo di molotov
piova umanità o non ci sarà terra al seminare

 

Appunti dal Venezuela (Edizioni Arcoiris, 2017)

Marco Corsi

doveva riprendere prima o poi
l’usanza di mandarci cartoline
o forse codici, messaggi più sottili
quando il tempo affonda
e nessuno torna per nessuno.
un rigo appena per finalmente dire
che molto più ci sopravvive
il saluto giunto da lontano,
che va tutto bene, che la vita
piano piano diventa
un gesto inutile nell’aria.

 

Pronomi personali (Interlinea, 2017)

Juan Rodolfo Wilcock

A mio figlio

Abbi fiducia nella vita
e non nelle ideologie;
non ascoltare i missionari
di quest’illusione o quell’altra.

Ricorda che c’è una sola cosa
affermativa, l’invenzione;
il sistema invece è caratteristico
della mancanza d’immaginazione.

Ricorda che tutto accade
a caso e che niente dura,
il che non ti vieta di fare
un disegno sul vetro appannato,

né di cantare qualche nota
semplice quando sei contento;
può darsi che sia un bel disegno,
che la canzone sia bella:

ma questo non ha certo importanza,
basta che piacciano a te.
Un giorno morirai; non fa niente,
poiché saranno gli altri ad accorgersene.

 

Poesie (Adelphi, 1980)

Julia Kolchinsky Dasbach


Family Portrait as a Collection of Bones

My dog collects bones, buries them
in couch cushions as though in
the earth, returning to find them

whole and uneaten by worms.
My husband collects bruises, counts
how many rise above the skin, how wide

the purpling icebergs spread. He collects
bass strings, forms them into hanging loops,
bronzing nooses. My father collects

words, reading everything and hiding
sunflower seeds in his pockets
so he can chew and smile without having

to speak. He collects centuries and kingdoms
in a cyberworld where he is warrior and lord
and matters. My mother, she collects

collecting, keeps my room a mausoleum, missing
only the body. Grandfather collects replicas
of himself: a chess player, a head of hair,

a lesson of how to clean the countertop
with baking soda and a steady hand.
Grandmother collects children

and grandchildren, buries their worry deep
inside her chest as though it were
the earth. She tells me not to look

for bones, that collection amounts
to very little and the man who collected
millions of light bulbs

still died
in a museum of glass, outlived
by his assembled light.

 

From: “Family Portrait as a Collection of Bones” originally appeared in Narrative Magazine

*

 

Ritratto di famiglia come collezione di ossa

Il mio cane colleziona ossi, li seppellisce
nei cuscini del divano come se
ve li sotterrasse, per poi tornare e trovarli

interi e non consumati dai vermi.
Mio marito fa collezione di lividi, tiene il conto
di quelli che gonfiano la pelle, di quanto

si espandono gli iceberg violacei. Colleziona
corde di basso, vi forma nodi scorsoi,
cappi bronzati. Mio padre colleziona

parole, leggendo di tutto e nascondendosi
in tasca semi di girasole
da sgranocchiare senza dover

parlare. Fa collezione di secoli e regni
in un cybermondo dove lui è guerriero e signore
e conta qualcosa. Mia madre, lei colleziona

l’accumulo, conserva la mia stanza come un mausoleo
in cui manca solo il corpo. Il nonno colleziona repliche
di sé: uno scacchista, una testa capelluta,

una lezione su come pulire il banco
con bicarbonato e mano ferma.
La nonna fa collezione di figli

e nipoti, ne seppellisce le ansie
nel petto come se ve le sotterrasse.
Mi dice di non cercare

le ossa, dice che accumulare significa
ben poco e che l’uomo che collezionò
milioni di lampadine

morì lo stesso
in un museo di vetro, lasciando
la sua raccolta di luce.

 

© Traduzione di Stefano Bortolussi

Da: “Ritratto di famiglia come collezione di ossa” è apparso originariamente su Narrative Magazine

Mario De Santis


Paesaggio di fuga

L’uomo che dalla riva guarda il fiume è vecchio
non ha più domande; l’acqua che scorre in tumulto
e il sole fanno la cera sciolta della pianura
che sta nei fiori abbandonati, eccoli, risata
in un deserto nuovo che avanza, dalla riva
che nasce assurdo proprio dall’acqua
a gora, raccolta muta e malmostosa.
Sarà il silenzio l’imprevisto del nostro futuro;
per ora il ponte verso Bereguardo
è pieno di rombo. Un’aria turbata raccoglie
le schiume in mezzo ai moli. Generazioni
sospese attraversano insicure la corrente,
non conoscono estati inferme, nel pensiero
nel guizzo storto di un cormorano luce di un tesoro.
Adesso in questo nulla che nessuno ha previsto
si raccolgono cadaveri deformi di animali: alla fine
della piena, petali senza colore e gocce in plastica
sono la confusione del sangue: come vena ora scorre
dove il fiume tace
ma chiama la vita ai nostri sguardi con l’inganno,
l’attira con l’abbaglio della schiuma rosa che resta,
coi dolci movimenti pacifici, sull’onda.

 

 

© Inedito di Mario De Santis

Marco Giovenale


Ne abbiamo già parlato sul tavolo stencil
al centro con cento persone avanti
(crollabili) (croccanti) (loro noi)
cara Lorelei, con tutti i plurali
dissimulati, i compitati, -mputati
e: ’mplimenti (a complemento) come
esercitati, esercitatamente, ne
abbiamo parlato, della guerra
alla reggia, e che ci vuole una
Clitemnestra con eccitata
parte a farlo fuori, ma solo in Eschilo,
il pluriomicida, gentile avvocata
nostra, Lorelei, lei sì
si ricorda quando e quanto se
ne parlava, a inizio secolo,
con quella prosa prolissa in pubblico
che diventava piccola e breve sui pezzi
di men che velina, l’intera
assemblea sostituita, durante
la notte dai servizi
quasi mezzo migliaio di uomini lupo
coi rami che neanche battono alle finestre
alle imposte, che possono essere
liricamente aperte, o non,
nel sogno della grande chiacchierata al chiuso
nella centrifuga che induce
a pensare sia il fuori che va
in tondo, che sta
a girare

 

Strettoie (Arcipelago Itaca, 2017)

Lucianna Argentino


La carità delle sue mani
quando ho fame
e sfamano il mio desiderio;
quando ho sete
e dissetano la mia arsura;
quando sono straniera
e mi accolgono nella loro terra calda;
quando sono nuda
e mi vestono della loro nudità;
quando sono malata
e curano il mio male nutrendomene;
quando sono prigioniera
e visitano la mia cella con passi impazienti.
La carità delle sue mani
infine assopite nel nostro segreto vegliare.

 

Inedito da In canto a te

Valentino Zeichen


Il nome rimosso

Ho volutamente confuso le tue iniziali
nell’impasto di molti nomi
ma il lievito della memoria
le evidenzia in una sigla
che ancora mi abbaglia.

Dell’infanzia sopravvive uno scenario di guerra,
in un suo rifugio ho sotterrato
il mio amore per te
temendo che venisse distrutto
ma stento a riconoscerne il mascheramento.

Quando altri ti nominano in mia presenza
mostro un’indifferenza minerale
e mi fingo altrove
simile a un vaso dalla crepa girata
verso il vuoto oltre la finestra.

Al poligono d’addestramento
non miro più alla sagoma romantica
che di spalle mi ti ricorda.
Non mi è concesso di rivelare a chi appartengo
pur avendo sempre il tuo nome
sulla punta della lingua
come un colpo in canna
puntato all’altezza del cuore e
non comprendo perché mi manchi sempre
nonostante il ripetuto segnale di: “fuoco!”

 

Le poesie più belle (Fazi, 2017)

© foto di Dino Ignani

Marianne Moore


Picking and Choosing

Literature is a phase of life. If one is afraid of it,
the situation is irremediable; if one approaches it familiarly,
what one says of it is worthless.
The opaque allusion, the simulated flight upward,
accomplishes nothing. Why cloud the fact
that Shaw is self-conscious in the field of sentiment
but is otherwise rewarding; that James
is all that has been said of him. It is not Hardy the novelist
and Hardy the poet, but one man interpreting life as emotion.
The critic should know what he likes:
Gordon Craig with is “this is I” and “this is mine”,
with his three wise men, his “sad French greens”, and his “Chinese cherry”
Gordon Craig so inclination and unashamed – a critic.
And Burke is a psychologist, of acute racoon-like curiosity.
Summa diligentia; to the humbug whose name is so amusing –
very young and very rushed – Caesar crossed the Alps
on the top of a “diligence”!
We are not daft about the meaning,
but this familiarity with wrong meanings puzzles one.
Humming-bug, the candles are not wired for electricity.
Small dog, going over the lawn nipping the linen and saying
that you have a badger – remember Xenophon;
only a rudimentary behavior is necessary to put us on the scent.
“A right good salvo of barks”, a few strong wrinkles puckering
the skin between the ears, is all we ask.

 

*

 

Cogliere e scegliere

La letteratura è un fase della vita. Per chi ne ha paura
la situazione è senza rimedio; per chi le si accosta in confidenza
non conta quello che se ne può dire.
L’opaca allusione, il simulato volo verso l’alto
non ottengono nulla. Perché stendere un velo sopra il fatto
che Shaw si muove con impaccio sul terreno dei sentimenti
ma per il resto è gratificante; che James
è tutto quello che di lui si è detto? Non esiste uno Hardy romanziere
e uno Hardy poeta, ma un uomo solo che interpreta la vita come emozione.
Il critico deve sapere quello che a lui piace:
Gordon Craig con il suo “questo sono io” e “questo è mio”,
con i suoi tre re magi, i suoi “tristi prati francesi” e il suo “ciliegio cinese”,
Gordon Craig così soggettivo e privo di pudori – un vero critico.
E Burke è uno psicologo, di una curiosità acuta da procione.
Summa diligentia; per quell’imbroglione che ha un nome così divertente –
molto giovane e molto temerario – Cesare attraversò le Alpi
sul sommo di una “diligenza”!
Noi non siamo maniaci del significato,
ma ci sconcerta la dimestichezza con i significati errati.
Noioso calabrone, le candele non sono fatte per l’elettricità.
Cagnolino che corri per il prato ad addentare la biancheria
e sostieni di avere preso un tasso, ricorda Senofonte:
basta un comportamento elementare per metterci sulla pista.
“Una buona salva di latrati”, qualche robusta grinza che increspa la pelle tra le orecchie,
è tutto quello che noi pretendiamo.

 

 

Le poesie (Adelphi, 1992), a cura di L. Angioletti, G. Forti