Pier Paolo Pasolini


Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2003)

Un commento su “Pier Paolo Pasolini

  1. mah, io ho colto soprattutto la descrizione della prima parte della poesia, dove si focalizza il carattere “vizioso” del genere umano. Percio’ vorrei suggerire, a confronto, il libro “La favola delle api” di Bernard de Mandeville. Egli descrive una societa’ in cui i vizi sono stati banditi, tutto si svolge nella serieta’, onesta’, necessita’. Solo api operose esistono in quella societa’. Solo che essa andra’ ad estinguersi rapidamente, per mancanza di “linfa vitale”. Mi viene quindi da chiedere: “E’ vero che quanto piu’ una societa’ si evolve e diventa complessa, tanto piu’ devono dilagare corruzione, malaffare, disonesta’ ed egoismo? Ed e’ vero che, se togliamo questi “vizi” a una societa’ complessa, questa finisce per estinguersi, perche’ proprio su di essi la societa’ cresce e si sviluppa?

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