Jiří Orten

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Di chi sono?

Io sono dei piovaschi e delle siepi
e delle erbe chinate dalla pioggia
e della chiara canzone che non gorgheggia,
del desiderio che sta chiuso in lei.
Di chi sono?
Io sono di ogni piccola cosa smussata
che mai spigoli ha conosciuto,
dei piccoli animali che reclinano la testa,
sono della nuvola quando è straziata.
Di chi sono?
Io sono del timore che mi ha tenuto
con le sue trasparenti dita,
del coniglietto che in un giardino in penombra
esercita il suo fiuto.
Di chi sono?
Io sono dell’inverno ostile ai frutti
e della morte, se il tempo lo chieda,
io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,
al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

 

La cosa chiamata poesia (Mondatori, 1991) a cura di G. Giudici, V. Mikes

Un commento su “Jiří Orten

  1. essere di qualcuno è forse in bisogno di ognuno di noi. Si deve essere parte di qualcosa, di una comunità anche per sentire la propria individualità. Si deve essere senza però confondersi nelle piccole cose e quasi in quelle di poco valore e non propriamente negative ma essere di qualcuno per dare il meglio anche nella speranza di ricevere il meglio, perciò io sono: dei raggi di luce che ti scaldano e illuminano, delle belle giornate calde e lunghe e dei fiori più belli dei giardini delle meraviglie.

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