Dalia Rabikovitch

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Ecc. ecc.

Cos’è l’amore? ho chiesto a Idò
e lui m’ha guardato brusco di traverso
e mi ha detto con rabbia e compassione:
se ancora non lo sai
non lo saprai mai più.
E allora io gli ho detto senza rabbia e senza compassione
ma con sguardo accattivante, un poco divertito
io lo so cos’è l’amore
volevo solo controllare la tua verbalità
la tua capacità di espressione in ebraico,
e poi volevo anche un pizzico di rabbia e compassione
per non perdere la tensione,
perché non si cominci ad annoiarci a vicenda
e non si bisticci e non ci si chieda scusa,
che poi mi ci rodo,
io lo so cos’è l’amore.
Amo te, per esempio.

 

Poeti israeliani (Einaudi, 2007), a cura di A. Rathaus

Mario De Santis

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Interno

quando sono le stelle a viaggiare
siamo noi i punti fissi del mondo
attendere è ribaltare le attese
stare in un punto sapendo che tutto il resto
è vuoto. Così io aspetto il tuo arrivo
tra le famiglie dei pianeti, in un delirio
di orbite e attrazioni. L’universo fugge
verso tutti gli amori impossibili
il punto oscuro da cui il sole ha trovato,
nel buio, la sua strada. Così non c’è niente
da dire, farà tutto la materia
dove ci siamo già incontrati.

 

© Inedito di Mario De Santis

Bob Dylan

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To be alone with you

to be alone with you
just you and me
now won’t you tell me true
ain’t that the way it oughta be?
to hold each other tight
the whole night through
everything is always right
when I’m alone with you

to be alone with you
at the close of the day
with only you in view
while evening slips away
it only goes to show
that while life’s pleasures be few
the only one I know
is when I’m alone with you

they say that nighttime is the right time
to be with the one you love
too many thoughts get in the way in the day
but you’re always what I’m thinkin’ of
I wish the night were here
bringing me all of your charms
when only you are near
to hold me in your arms

I’ll always thank the Lord
when my working day’s through
I get my sweet reward
to be alone with you

 

*

 

Essere solo con te

essere solo con te
tu ed io soltanto
dimmi adesso la verità
non dovrebbe essere sempre così
tenersi l’un l’altro stretti
e passare insieme la notte
tutto va sempre bene
quando sono solo con te

essere solo con te
alla fine del giorno
e avere te soltanto vicino
mentre la sera scivola via
questa è la prova
che fra i pochi piaceri della vita
l’unico che io conosca
è quando sono solo con te

dicono che la notte sia il tempo migliore
per stare con colei che si ama
che troppi pensieri di giorno distraggono
ma tu dei miei pensieri sei l’unico oggetto
vorrei che la notte fosse già qui
e mi portasse tutto il tuo incanto
quando tu soltanto sei vicina
e mi tieni fra le tue braccia

ringrazio sempre il signore
quando il mio giorno di lavoro finisce
e ricevo la mia ricompensa più dolce
di essere solo con te

 

Canzoni d’amore e di protesta (Newton Compton, 1972), a cura di S. Rizzo

Rainer Maria Rilke

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Sacrificio

Il mio corpo fiorisce da ogni vena e più intenso
è il suo profumo da quando ti conosco;
più agile il mio passo, più diritto il mio cammino
e tu attendi soltanto – ma chi sei dunque?

Lo sento: mi allontano e lascio alle mie spalle
foglia dopo foglia stagioni ormai remote.
Sopra di te e presto su di me come stelle
all’orizzonte resta solo il tuo sorriso.

Tutto quello che attraverso la mia infanzia
senza nome e come acqua ancora splende
io te lo consacrerò recandoti parole
dove arde la tua chioma: sull’altare
dolcemente coronato dai tuoi seni.

 

Poesie d’amore (Passigli, 2007) a cura di S. M. Carmignani

Rossana Abis

rossana abis

Io sono il solitario origliere
di ciò che dorme
(Lorenzo Calogero)

 

La circonferenza unica dei destini:
remoto è il punto che dilata
all’infinito lo sguardo.
Siamo la buona presenza onnisciente
dispersa e ritrovata in ogni luogo,
la compresenza sottesa del nulla
che in noi si rischiara
quando certi venti notturni
ci rendono d’un tratto translucidi
e friabili all’invisibile tatto.

 

Inedito di Rossana Abis

Eavan Boland

boland

Amber

It never mattered that there was once a vast grieving:

trees on their hillsides, in their groves, weeping—
a plastic gold dropping

through seasons and centuries to the ground—
until now.

On this fine September afternoon from which you are absent
I am holding, as if my hand could store it,
an ornament of amber

you once gave me.

Reason says this:
The dead cannot see the living.
The living will never see the dead again.

The clear air we need to find each other in is
gone forever, yet

this resin once
collected seeds, leaves and even small feathers as it fell
and fell

which now in a sunny atmosphere seem as alive as
they ever were

as though the past could be present and memory itself
a Baltic honey—

a chafing at the edges of the seen, a showing off of just how much
can be kept safe

inside a flawed translucence.

 

*

 

Ambra

Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e anche piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un baltico miele–

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione di solo quello
che si può conservare

in un’imperfetta traslucenza.

 

Tempo e violenza (Le Lettere, 2010), a cura G. Sensi e A. Sirotti

Franca Mancinelli

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Nella notte ti veniva vicino un animale segnato dal suo peso, un animale strisciante sul pavimento. Alzava verso di te il suo umido muso di bestia irriconoscibile, senza altra forma che quella data dalle cose che sfiorava. Aveva un capo di sorgente, un capo di fiume che ti lambiva appena le gote del viso, cercandoti le labbra. Ciecamente, a tentoni, baciandoti ti avrebbe travolto nella sua piena, portandoti con sé attraverso strade deserte e campi mietuti, fino al mare. La mattina il letto era vuoto. Qualcosa nel tuo corpo si muoveva come un’acqua attraversata dalla corrente.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

Francesca Serragnoli

francesca serragnoli

Che farai, Dio, se muoio?
Rainer Maria Rilke

 

Luccica come una gabbia il mio futuro
è ritornato mare calvo
l’orizzonte è un bisturi profondo
piega il ferro della schiena.

Sott’acqua la confusione diventa impazzimento
muovo il mio corpo
rompo il mio corpo
non so tenere la testa
occhi salati
fili scoperti in faccia.

Se non fosse che vivo ancora
ogni attimo aspettando
lascerei cadere il sangue torturato
nel mare bocca di lupo.

Le stelle sono i tuoi occhi gialli
e non è nemmeno la feroce spina del suo pelo
anche l’alga leggera esce dalle profondità
ed è una sorgente tutta sparsa
dai pori entrano ed escono le vele dei peccati.

La mia vita è anche questo squarcio
ho un cuore spaventato
penso ai tuoi capelli bagnati
alla pioggia dei suoi occhi
che ti corre nella schiena.

 

Aprile di là (LietoColle, 2016)

Mia Lecomte

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Matrimoniale

Ho confidato all’uomo che non c’era
questo letto è troppo grande per me sola

Fu quando l’ennesima città
ricominciò a morirmi attorno
che presi come pretesto la misura
per via del fatto che l’amore
da me non può mai essere detto

Ad ogni colpo della nuova alba
di sotto rovesciano immondizia
finché il mattino
incontro a noi più forte

non osi la luce separare
ciò che il mio grande vuoto ha unito

 

Al museo delle relazioni interrotte (LietoColle, 2016)

© Foto di Enzo Cei

Paul Valéry

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I

Il quieto tetto ove gabbiani vanno
in mezzo ai pini palpita e alle tombe;
meriggio il giusto in fuochi vi compone
il mare, il mare al suo principio sempre!
Dopo un pensiero quale ricompensa
guardare a lungo degli dei la calma!

XXIV

Il vento s’alza!… e tu tenta di vivere!
L’aria immensa il mio libro apre e richiude,
da rocce l’onda in polvere osa alzarsi!
Involatevi, pagine abbagliate!
Onde, frangete allegre il quieto tetto
ove più non beccheggiano le vele!

 

Il cimitero marino (Interlinea, 2016), a cura di F. Capra