Valentina Colonna

valentina colonna

Sto partendo. Non resto che io
alla solita entrata nuova.

Ho posato la mia valigia
davanti a una porta, ieri,
primo piano,
all’ora del sole sui tavoli,
quando la Mole ride.

La ginestra perde per strada
e le rose emanano
l’ultima aria in abito scuro.

Al saluto di mani il mio sorriso apre
e muore. È nei capelli
che passa il feretro dei ricordi.

Oggi sospeso il tempo ferma.
Domani partirò.

Di te non mi resta che tutto.

 

La cadenza sospesa (Nino Aragno, 2015)

Knuts Skujenieks

La neve smorza l’ocra autunnale.
E il cielo riacquista il suo blu usuale.
E rosso, curato e pasciuto
Occhieggia il mattino muto.
Sale lento il sole – non si deve affrettare
Va il mondo, così come deve andare.
E tu stesso di fronte a un giorno di tal quiete,
Non vuoi più sbattere la testa alla parete
Divincolarti dal sonno, questo ti preme,
E nella neve affondare un quieto seme.
Parlare, scrivere, piantare e seminare,
Perché non possano più ammazzare.
Seppur dalle nuvole la terra è avvolta,
Il sole ruota, il sole ruota,
Per quanta nebbia l’orizzonte serra,
Sorride il sole e allatta la terra.
E tu stesso del sole assaporerai il latte
Per ogni tuo giorno, per ogni tua notte.

 

Sēkla sniegā – Un seme nella neve (Damocle, 2015), trad. it. P. Pantaleo

Hilde Domin

domin
Soltanto l’ostinato

Non rimpiazzare
il rosso del tulipano morente,
non rimpiazzarlo
quest’anno.
Do nomi al mio cordoglio,
ci sono sempre fiori nuovi,
altri.
Nessuno ha bisogno di essere solo,
quando i prati sono così pieni di fiori
e le strade piene di persone.

Questo sorriso, non quello?
Il sorriso ha qualcosa di simile,
rosa e bianco,
muscolo della tenerezza
sui volti.
Questa maniera di farsi male,
proprio questa,
di rivoltare la spina nel cuore?
Quando le rose sono così piene di spine
e le strade piene di persone.

Soltanto l’ostinato
ha bisogno di essere solo.

 

Il coltello che ricorda (Del Vecchio, 2016), trad. it A. M. Curci

Mark Strand

mark-strand

La vita tranquilla

Sei in piedi alla finestra.
C’è una nube di vetro a forma di cuore.
I sospiri del vento sono caverne in ciò che dici.
Sei il fantasma sull’albero di fuori.

La strada è muta.
Il clima, come il domani, come la tua vita,
è in parte qui, in parte per aria.
Non puoi farci niente.

La vita tranquilla non dà preavvisi.
Consuma i climi dello sconforto
e compare, a piedi, non riconosciuta, senza offrire nulla,
e tu sei lì.

 

L’uomo che cammina un passo avanti al buio (Mondadori, 2011), trad. it. D. Abeni

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

Voglio cantare la tenerezza delle madri
e ogni tentativo ingenuo
di volere bene più del cielo.
Voglio cantare la caduta dell’uomo
e tendergli la mano
fino a che risalga, ritorni umano.
Voglio lanciare la parola
in ogni stanza nera
prendere queste dita come una spada
e senza tregua,
fino a quando il fiato
farà abbastanza mondo
e la luce avrà ancora
questa metà del giorno,
vincere ogni cosa meschina
tenere alto amore
poter guardare te negli occhi
e dire: non ti preoccupare,
a noi morte non ci avrà mai.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Bruno Galluccio

galluccio
il mondo ruota intorno alla fermata degli autobus
c’è una pausa che si dissolve per la stanchezza
l’incontro degli occhi che per un attimo si risvegliano

il circolo polare è verso la periferia
qui la rinuncia in appiattimenti e ombre
obiezioni che trascurate appassiscono

cerchi di salutarti nel chiarore mutevole
e nell’ipotesi di leggerezza
non ha peso chiederti se sei salvo

c’è la concretezza del panorama e dell’aria
c’è il cadere finalmente
il peso verticale fino all’impronta dei piedi

 

La misura dello zero (Einaudi, 2015)

Francesco Accattoli

foto accattoli Vito Panico

Nessuno si dimentica di noi
e una lampada arde elettrica
sui muscoli delle pareti
le carte gli intonaci morti
qualunque cosa viva
l’incarnato di un cono di luce.
Vedersi che è già mattino
salire sul peso dei tram, a questo
allude ogni tragitto che
precorre l’istinto.
Mi chiudo gli occhi perché
senza sarei lo stesso di quel momento
lo scoppio la resa la distrazione
un corpo involucro denso.

 

© Inedito di Francesco Accattoli

Lucille Clifton

lucille clifton

poesia per il mio utero

tu utero
sei stato paziente
come un calzino
mentre facevo scivolare dentro te
i miei figli vivi e quelli morti
adesso
ti vogliono tagliare via
calza di cui non avrò bisogno
dove sto andando
andando dove
vecchia ragazza
senza di te
utero
mia impronta insanguinata
mia cugina d’estrogeno
mia nera borsa di desiderio
dove posso andare
scalza
senza di te
dove puoi andare tu
senza di me

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini

Juan Gelman

il passero si espone nel suo
volo/ vuole dimenticare le ali/
salire dal nulla al vuoto dove
sarà materia e si distende

come luce nel sole/ è
ciò che non è ancora/ uguale al sogno
dal quale viene e non esce/ traccia
la curva dell’amore con morte/ va

dalla coscienza al mondo/ si incatena
alle fatiche della sua sorte/ ritira
il dolore dal dolore/ disegna

il suo chiaro delirio
a occhi aperti/ canta
incompletamente

 

Lettera a mia madre (Guanda, 1999), trad. it. L. Branchini

Vivian Lamarque

lamarque_vivian

Poesia malata

Ci deve essere un’epidemia
anche questa mia poesia appena nata
si è già bell’e malata.
Appena tu l’hai letta distaccatamente
senza fermarti e senza dirle niente
si è sentita girare un po’ la testa si è appoggiata
si è svestita si è messa a letto
dice che è malata
ha guardato un po’ le cose intorno distrattamente
poi ha chiuso gli occhi e non ha più detto niente
come Mimì finge di dormire
per poter con te sola restare
sta lì così melodrammaticamente
sta lì così senza dire niente
già così ridicola e disperata
appena appena nata.

 

Poesie 1972-2002 (Mondadori, 2002)