Cintio Vitier

Cintio Vitier, 1987

 

Nominerò le cose

Nominerò le cose, le sonore alture
che vedono divertirsi il vento,
i porticati profondi, i paraventi
chiusi all’ombra e al silenzio.

E il sacro interno, la penombra
che solcano gli uffici polverosi,
il legno dell’uomo, il notturno
legno del mio corpo quando dorme.

La povertà del luogo, e la polvere
dove l’orme di mio padre fecero testamento,
luoghi di pietra limpida e decisa,
spogli di ombra, sempre uguali.

Senza scordare la pietà del fuoco
nell’intemperie della casa distante,
né il sacramento gaudioso della pioggia
nell’umile calice del parco.

Ne tu muro stupendo, mezzogiorno,
indaco e terso e interminabile.

Con l’immobile sguardo dell’estate
il mio affetto ricorderà i sentieri
per dove fuggono le avide domeniche
e i lunedì tornano a capo chino.

Nominerò le cose, tanto lentamente
che allorché perderò il Paradiso della strada
e l’oblio me la trasformerà in sogno,
potrò chiamarle d’improvviso con l’alba.

 

Poeti delle Antille (Guanda, 1963), trad. it. G. Bellini

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