Gabriella Sica

gabriella sica

 

Campo de’ fiori

a Czesław Miłosz

Sono tornata a Campo de’ fiori
un mattino di maggio
era uno dei luoghi più belli di Roma
dove tornare sempre con gioia
come nei bar e nei mercati all’aperto
brillanti dei rasi colori
dove a festa vanno occhi e cuori.
Andate, andate a vedere
a piangere il tempo che passa.

Noi giardinieri così impoveriti
non abbiamo più a primavera i fiori.

Il tempo ha logorato Campo de’ fiori
non i roghi ma solo i mesi e gli anni
appena due o tre forse,
il tempo per qualcuno dei fiori
sparito,
ha rapito fragranza linfa e colori
alla piazza marcita
volgare di misere finte erbacce
e fetori finti.

Siamo a primavera senza più i fiori
noi ancora giardinieri dell’umano.

 

Cara Europa che ci guardi (1915-2015), Cooper, 2015

© Foto di Dino Ignani

Abbas Kiarostami

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Dalla feroce sorte
il rifugio è poesia
dalla crudele amata
il rifuguio è poesia
dalla palese tirannia
il rifugio è poesia

*

L’insonnia
in una notte di luna piena,
un inutile parlare tra sé e sé
fino al mattino.

*

Un albero
carico di arance arancioni
in un cielo
color celeste.

*

A cosa serve
decantare la primavera
biasimare l’autunno
quando
uno se ne va
e l’altro ritorna.

*

Per qualcuno
la vetta
è terra di conquista
per la vetta
è terra di neve.

*

Non sono tornati
fiumi che scorrevano
verso il mare
soldati che andavano
in guerra
amici che partivano
verso terre lontane.

*

Oggi
è il frutto di ieri
domani
la conseguenza di oggi,
il frutto della vita
è la morte
e la morte
è fertile

*

Vicini di casa
sui fili del bucato
hanno steso poesia,
in aprile.

*

Non reggo l’amore
non reggo l’ebbrezza del vino
sono abituato all’astinenza
la mia astinenza
sa di ubriachezza.

*

Senza angoscia
senza gioia
cammino
verso una direzione.

*

Lasciaci oltrepassare
la gioia e il dolore
Lasciaci oltrepassare
l’astio e l’affetto
Lasciaci oltrepassare
le parole dure e quelle vane
le parole vuote dell’amore
Lasciaci oltrepassare.

 

Il vento e la foglia (Le Lettere, 2014), a cura di F. Mardani

Jan Skácel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia

Abbiamo silenzio come i bimbi freddo
non si sa quando tanto tempo fa
rimandiamo accampando molte scuse
e troveremo scuse ancora a lungo

Siamo come un punto scucito al buio
e quanto non sappiamo e che promesse

Siamo pioggia rivolta verso l’alto
Siamo al rovescio nell’istante in cui
la verità è un dito sulle labbra.

 

Il colore del silenzio. Poesie 1957-1989 (Metauro, 2004), trad. it. A. Cosentino

Francesca Serragnoli

serragnoli

 

Le tue notti sdraiate nei deserti
sono occhi grandi, neri, caldi
hai dita che cercano nel vento
il ventre di una donna,
con le dita sollevi l’aria
per vedere la fronte sudata della terra
capelli lunghi come la notte
appena trascorsa, un soffio
muove la barca
fra l’imbrunire e il volto d’acqua
l’avvenire dondola nel blu
vibra una figura che scende
laggiù e non si volta
nemmeno per morire
e non sai più dove la notte
vende ai fari i suoi specchi argentati.
L’acqua riflette un cielo travolto dall’addio.

 

© Inedito di Francesca Serragnoli

Franco Loi

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Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll,
no per el frègg, no per la pagüra,
no del dulur, legriâss o la speransa,
ma quel nient che passa per il ciel
e fiada sü la tèra che rengrassia…
Forsi l’è stâ cume che trèma el cör,
a tí, quan’ne la nott va via la lüna,
o vegn matina e par che’l ciar se mör
e l’è la vita che la returna vita…
Forsi l’è stâ cume se trèma insèm,
inscí, sensa savèl, cume Diu vör…

*

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia…
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia
ed è la vita che ritorna vita…
Forse è stato come si trema insieme,
così, senza saperlo, come Dio vuole…

 

Aria de la memoria. Poesie scelte 1973-2002 (Einaudi, 2005)

© Foto di Dino Ignani

Klaus Miser

klaus miser

 

N come non è Bisanzio il paradiso
ma l’esplosione di nuvole sopra powerscroft road
il tacito patto dei salici lungo il Tamigi
november rain a giugno
la topografia ridisegnata dalle vene d’acqua
la salvezza affidata solo ai cervi
niente può più cambiare
talvolta
la resurrezione affidata solo agli alberi che non esistono più
ai gelsi
all’erba piegata dalla pioggia
al poeta matto di shoreditch che chiede sputando one ppp-pound
non un centesimo di meno
N come il succedersi delle stagioni
che mi ama perché io non esisto
come i gorghi neri amano i marinai
solo l’apparire della marea bluastra
come il mondo dalla fine
come un binario morto
il carbone mezzo arso e mezzo no
debacle dentro un bacio
franano le parole come franano i versanti
N come monocromie ancestrali
fiamme ungheresi
inizi balcanici di incontenibili ardori

poesie infinite tra i gasometri
poesie mai terminate in caledonia
poesie tossiche nel silenzio del cielo stamattina
ombre allungate dalle ceneri e dalle braci
tu alla sera rovistavi la brace
il tuo braccio storto dalla vecchiaia come metronomo latente
scandiva un tempo preciso stabilito una volta per tutte
arso nelle braci del ricordo
combustione di cieli azzurri
sinfonie mute
hai visto la paura o i frati neri o la sua foto fatta a pezzi?
il giubileo non della regina ma di santo derek jarman
protettore dei muri rossi
degli addomi trafitti
della carta da parati
dei faggi al sole che vivono fuori dal cerchio del tempo
fuori muoveva ancora un formicaio di vanità
melodrammi privati
scarpe perse per strade
una settimana di ferie all’anno
3 pappagalli alla sbarra
estasi di tabacco e samovar di antichi riti
2 cugine di nome Heather
5 metri quadrati di soffitti pieni di preludi e di muffa
i cieli del 27 aprile oltre i vetri
36 anni nello scoraggiamento
di un facchino biondo ai mercati generali
4 lumache si infilano dentro la cornetta dello yorkshire
la francese ripeteva alla cornetta voglio solo un vestito vittoriano
voglio solo venire da te
la cornetta era staccata
staccata la retina per non vedere più

lago morto ristagni d’acqua nei vicoli
la pozzanghera e l’altra scarpa mancante
un assolo e un cavaliere tutto rosso
di timidezza e di quattrocento
finisce la strada con la puzza dei moli
finisce la sera insieme a uno strip tease da suicidio
una sera nautofono e vetro
finiscono le sigarette e pure le stanze d’albergo
solo le donne e la poesia sono gli occhi di dio
la ragazzina tossica mi accompagna a brick lane
le unghie rotte e lo smalto impreciso
rioni di case popolari
gli emozionati e il mangime nei tuoi quadri
nei miei solo penombre provvisorie
I’m coming home e tu non lo sai
goodbye blue sky goodbye

 

Non è un paese per poeti (Prufrock spa, 2015)

© Foto di Luca Donnini

Michael Krüger

Michael Krüger, 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

Neve

C’è odore di neve,
un odore che non occorre descrivere,
niente grandi parole di meraviglia.
Onde, le ultime, tremolano sul mare,
sottili come matite, finché il ghiaccio
non le fissa e stampa in metri regolari.

Le nostre condizioni sono buone,
leggiamo il giornale, guardiamo la televisione,
osserviamo Amleto e i suoi dubbi,
amiamo Mörike e gli Impromptus di Schubert,
anche la povertà non ci lascia insensibili,
né la vicina né la lontana.

Il nostro vicino sapeva tutto del sanscrito,
adesso si è tolto la vita
perché sua moglie l’ha lasciato. Poco fa
lo vedevamo ancora in giardino occupato coi merli,
curvo come un interrogativo, gli uccelli
a saltellargli intorno come tanti puntini.

Si vive più a lungo di quel che si credeva.
Distinguiamo i concetti giusti
dagli sbagliati. Amiamo la neve
quando i sentieri sembrano i bordi
degli annunci mortuari. Tronfia
la morte scansa la vita

e già è dileguata nel bianco.

 

Spostare l’ora (Mondadori, 2015), trad. it. A. M. Carpi

Nina Cassian

nina cassian

 

Sereno

Sarà un tempo sereno, un tempo da inni.
Con un sol gesto l’aria fenderò,
pronuncerò solo parole immacolate.
Dirò “cielo”, “fonte”, dirò “sole”
e “lacrima” e “musica”, “immunità”.
Sarà il tempo in cui il mio ricordo
non sarà sfiorato da eco di massacri
ma da aliti soavi di poesia
ché a volte anche il sangue alita.
Di tutto quel che un tempo era promiscuo
conservo solo il sacro e mossa al perdono
loderò i contrasti perdonanti.
Dirò “cielo” e “sole” ma anche “musica”
e sarà “sole”, “musica” e “cielo”
intorno a me e intorno al mondo.
Le vocali assumeranno, naturali, la loro gloriosa aureola.
E verrà il tempo sonoro, scintillante,
un tempo solenne e puro, un tempo da inni
e verrà un giorno il tempo! Oh se verrà!

 

C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (Adelphi, 2013), trad. it. A. N. Bernacchia, O. Fatica