Maria Grazia Calandrone

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Lo scheletro del ponte

La rimozione delle spoglie gialle degli insetti e del grano da parte del vento (una mole
di vento) che si arrotola e scioglie lungo la scarmigliata verticale
dell’abete, corre sotto i ventricoli dell’albero – contro
la resistenza metallica del cielo in panne nel sole
che si carica (con sfacciata irruenza) di argini e miele di questo mondo dove la bragia dell’oriente ha un rigonfiamento atomico
andando verso il quartiere di ferro degli sfasciacarrozze.

Cose che fanno respirare. La magnitudine. Lontana
dalla serrata riservatezza della cosa – cose
per metà vere che rincrescono.
La fermata improvvisa del cuore nell’opera ciclopica (nell’astratto ricalco) dell’amplesso.

Le conseguenze e i mezzi della scomparsa: polvere
ossea nel materiale di risulta edile. L’occhio
numerico [mimetico e malinconico di K.] si volta e viene a galla
un’erba
smidollata e oleosa: i lineamenti spaziotemporali della gazzella in fiore, l’uomo che ieri
avanzava disarmato e immemorabile – trovava posto
nel contagioso zelo del cantiere
e tutto ciò che aveva nelle mani era bufera
di baci, era perduto.

 

© Inedito da Gli scomparsi, storie da “Chi l’ha visto”
Foto di Dino Ignani

Giuseppe Ungaretti

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In memoria

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

Locvizza il 30 settembre 1916

 

Il porto sepolto (Marsilio, 2001)

Leonard Cohen

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There is nothing here
except the shadow
of an occasional DC-3
nobody wants to be on

A Nazi war criminal
visited us last night
a very old man
in a silk parachute

We still love beauty
which the lizards express for us
Spinnakers of red membrane
blow from their throats

We’d like to write more often
but we are busy with the disciplines
psychic self-defence
and other martial arts

We have abandoned free love
and we have established the capital penalty
for certain crimes
There is no longer static between men and women

Our hospitality is simple and formal
we use no intoxicants
We salute those who came and go
We are naked with our friends

 

 

Non c’è niente qui
tranne di tanto in tanto
l’ombra di un DC-3
su cui nessuno vuole volare

Ieri sera è venuto a trovarci
un criminale di guerra nazista
un uomo molto vecchio
col paracadute di seta

Noi amiamo sempre la beltà
che le lucertole esprimono per noi
Spinnaker di membrana rossa
che si gonfiano dalle loro gole

Ci piacerebbe scrivere più spesso
ma abbiamo molto da fare con la disciplina
l’autodifesa psichica
e altre arti marziali

Abbiamo lasciato perdere l’amore libero
e abbiamo imposto per certi delitti
la pena di morte
Non ci sono più scintille tra uomo e donna

Offriamo un’ospitalità semplice e formale
non usiamo intossicanti
Salutiamo quelli che vanno e vengono
Nudi ce ne stiamo tra i nostri amici

 

L’energia degli schiavi (Minimum Fax, 2003), trad. it. D. Abeni

Antonio Bertoli

ANTONIO BERTOLI interno poesia

 

Via dell’acqua

Guarda sottile sguardo, custode penetrante
di giorno in giorno sempre più alla riva s’accalcano
canne erbe rovi frenetici la terra dalla verde forza
e l’acqua placa il dolore, serena sirena dal canto uguale
il dio umido erompe e fa salire la sete
di tutti coloro che all’acqua rivolgono parole e domande

Nell’ora intermedia della sera il fiume
si rifiuta al sonno, parlare sommesso e intermittente
il viso della morte e le parole dell’amore scorrono sul letto
d’acqua senza fine che tutto trascina
trascina e trascina, senza fine

Sorridere al futuro e al destino
che mai la morte può cancellare memoria d’amore
La pallida pioggia getta un ponte
di liquido fuoco tra cielo terra e acqua

Come non sorridere
del rivolo d’acqua piovana che traccia sul sentiero una strada
del filo che vi si corica e l’interrompe
così come un risvolto del pensiero mette fine alla logica?

 

Bianca pecora nera. Poetica della poesia. Poesia poetica (Il Vicolo, 2009)

Ivo Andrić

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L’oscurità

Non so dove vanno questi giorni miei
né dove mi portano queste notti.
Non so.

Non so il perché di questa fitta bruma
su tutte le attese,
né il perché del negletto disordine
su tutte le fatiche,
e nemmeno il perché dell’oblio mesto,
su quel che si è amato.

Nebbia.
Chi mi dirà stanotte cosa sono
i volti, le cose e i ricordi dei giorni passati?
E dove vanno questi giorni miei
E perché s’inebria il tenebroso cuore mio?
Dove? Perché?

 

Poesie scelte (Le Lettere, 2000), a cura di S. Šmitran

Giovanna Rosadini

giovanna rosadini

 

Nulla, non deve fare nulla. Lasciare
al mondo l’iniziativa. Scivolarsi
nel giorno come nel sonno. Incolume
perché slegata e senza peso, senza
intendimento. L’aria entra senza sforzo,
la sfoglia, la spoglia. Luce che penetra
l’ombra. Ramo che si allunga.
Gestazione silenziosa della gemma.

 

© Inedito da Fioriture capovolte

Foto di Dino Ignani

Attilio Bertolucci

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L’Oltretorrente

Sarà stato, una sera d’ottobre,
l’umore malinconico dei trentotto
anni a riportarmi, città,
per i tuoi borghi solitari in cerca
d’oblìo nell’addensarsi delle ore
ultime, quando l’ansia della mente
s’appaga di taverne sperse, oscure
fuori che per il lume tenero
di questi vini deboli del piano,
rari uomini e donne stanno intorno,
i bui volti stanchi, delirando
una farfalla nell’aspro silenzio.
Non lontano da qui, dove consuma
una carne febbrile la tua gente,
al declinare d’un altro anno, fiochi,
nella bruma che si solleva azzurra
dalla terra, ti salutano i morti.
O città chiusa dell’autunno, lascia
che sul fiato nebbioso dell’aria
addolcita di mosti risponda
in corsa la ragazza attardata
gridando, volta in su di fiamma
la faccia, gli occhi viola d’ombra.

 

Le poesie (Garzanti, 1998)

Giuseppe Conte

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Dei baci e del baciarsi

Dei baci e del baciarsi l’annegante
dolcezza, il tepore mucillaginoso
il fermentare che fa l’indomani
dolere la gola e spuntare foruncoli
quante volte, corpo, abbiamo provato.

Dei baci e del baciarsi l’irradiante
piacere, la frecciante volontà
di sovrapporsi, mescolarsi, intridersi
l’uno dell’altra, scivolando e tenera-
mente colpendosi, assurdi, regrediti
a questa adolescenza immedicabile
perduti, paritetici nel suo mistero
quante volte, mio corpo, abbiamo provato,
quante contare non potremmo, è vero, è
vero?

 

Poesie. 1983-2015 (Mondadori, 2015)

Gillian Clarke

clarke

 

Ladra d’amore

Arriverò come una ladra se necessario,
con passo felpato. Non forzerò un accesso,
ma ne troverò uno,

una finestra accostata. Ci infilerò
dentro un dito, e la aprirò piano piano
mentre tu dormi.

Sarai fuori quando sentirò le tue lenzuola fresche
sulla mia pelle, quando girerò per le tue stanze
toccando, godendo.

Avrò accesso alla tua email, alle tue password,
cliccherò sulla tua storia, ti rintraccerò
nello spazio virtuale.

Pensavi che mi sarei presentata alla tua porta
da persona onesta, con fair play?
L’amore non ha orgoglio,

né onore; si piglia ciò che gli viene dato
e ciò che riesce a ottenere. Implora
senza vergogna; perché non questo?

Io sono colui che azzarda, levantino
e scassinatore che dà senza riserve il cuore
a ciò che è irraggiungibile,

lassù in alto, in mani sicure, e trama
per blandirlo a sé, in un modo
o nell’altro.

 

Impronte. Poesia gallese contemporanea (Mobydick, 2007), trad. it. G. Sensi, P. McGuinness

Valerio Grutt

valerio grutt interno poesia

 

Metto il portafoglio in tasca ed esco
la strada mi abbaglia, i palazzi,
i clacson. È questo il campo di battaglia
pianeta, via cumana. È qui
che si decide, nei nostri cuori avviene
la sfida grande tra Lucifero e Michele.

Vedo il cane che risale la campagna
il guard rail che la taglia; vedo due
che si baciano e si scrollano la notte
dalle spalle, vedo e non ho visto niente.
Gli occhi non sono occhi, gli alberi
sono altri alberi, resteranno piantati
gli occhi nelle orbite, gli alberi nella terra,
in questo e in altri tempi, fino al salto,
alla fine, la fine che esplode ancora
l’inizio di pianto e di gioia.

 

© Inedito di Valerio Grutt