Franca Mancinelli

franca mancinelli

 

Puoi disegnarmi come un pupazzo semplice. Al principio è un cerchio con dentro due punti e un taglio. Poi una linea che scende diritta fino ad aprirsi formando un triangolo isoscele. Dal cerchio un’altra linea, ma più breve e orizzontale. Sono questo con tutto il resto che puoi aggiungere di me, di te, del tempo trascorso insieme, di quello che abbiamo immaginato.
Con il tuo bene continui a tessere questo spazio, a portare dettagli e densità. Il tuo bene è un filo che si rigenera di continuo formando una ragnatela. Io sono avvolta lì, un po’ viva e un po’ morta. Ma se svolgessi il filo e tornassi a vedere troveresti una croce sormontata da un cerchio. Così sottile e lieve, tracciata sulla polvere. Basterebbe un tuo soffio per liberarmi.

Ma tu porti argilla. Aggiungi altra argilla dell’inizio del mondo. Vai verso i luoghi rotti e vuoti da riparare. Sei chiamato dagli spazi caldi, un manovale sudato che sorride del suo lavoro che crolla e si frantuma in sabbia sotto il sole cocente. Sorridi, ricomincia il tempo. Una tunica tiepida ti avvolge fino alle tempie, ti bagna i capelli, ti riporta in cucina, nella tinozza sul tavolo, tra le mani grandi di tua madre.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

3 commenti su “Franca Mancinelli

  1. “Vidi ieri al mercato un vasaio,/che menava gran colpi sulla fresca argilla;/ e quella argilla in suo muto linguaggio gli disse:
    Sono stata (un uomo) come te, trattami bene.”
    Omar Khayyam

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