Mario De Santis

mario de santis

 

Quasi a quest’ora tutti i giorni
il sogno di Milano si fa rosa di smalto
atroce ed isolato. Qui l’acqua era la forma
del futuro annunciato e irripetibile;
e ancora, tuttavia, c’è un salto più assoluto
nei vuoti che si formano tra file di piccioni
inermi e neri: tra loro gli spettri, gli assenti, i sepolti
ad armare quadrilateri, fortezze in polvere
dissoluzioni ostili. E la piazza così muore perfetta
piena ed invisibile, col sangue a trattenere i nomi.

Tra lo squilibrio del coma e il grembo nasce l’adorazione
per chi non sarà mai. E resta quest’ora presente,
di caduti, scomparsi, mai arrivati, mai nati
una sentenza che somma le pozze della pioggia
a gemme d’ansia. Qui prende forma la patria
che ha solo presente e non sarà
che questo vago orientamento di passanti.
Da qui, nessuno dopo noi, da qui
la nostra corsa salta l’ ombra,
si chiude ogni immediata lievità.
La storia diventa in un istante dubbio
e qui si vedono di noi
quei volti di vertigine, aperti all’aria opaca
che non avranno somiglianze.

Funerali
15 dicembre 1969
15 aprile 2015

© Inedito di Mario De Santis

Un commento su “Mario De Santis

  1. Straziante fotografia di una tragedia… Da brivido. Io non c’ero ancora, ma le tue righe conducono per mano il lettore lungo i stretti cunicoli del tempo. Destinazione: 12 dicembre 1969, Piazza Fontana, Milano. Ed è terrore… Bellissimi versi per non dimenticare. Mai. Chapeau!

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