Maria Grazia Calandrone

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Dato che neppure in sogno ho avuto il coraggio di dichiararmi a lei

Fare e disfare insieme. Sono
una foglia caduta ai tuoi piedi, gelsomini
e armenti, sono il tuo antefatto contadino, il tuo risplendere pomeridiano – etica
senza curve, l’angolatura del mare nello sguardo.

Fosse stato per me, restavo
zitta. O avrei parlato per travestimenti. Invece quasi credo
che dietro quella porta ci sia lei
– suscitata da un vento senza pace.

Verso l’alba mi viene così realisticamente vicina
con le sue mani appena posate
sulle ciglia. Seguo il cortometraggio dei suoi passi amati
per millecinquecento notti (c’è sempre una luce accesa
nel cantiere) sul moto radicale della terra (due cavalle
cercano il fischio dell’allevatore
in una zona della mia vita). Lastre
di fienagione, la calma scura all’orlo dei frantoi. Adesso
ha di nuovo bisogno di nominarmi come una dolce proliferazione di muschi.

 

© Inedito di Maria Grazia Calandrone da Gli scomparsi (storie da “Chi l’ha visto”)

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