Edoardo Sanguineti

Edoardo_Sanguineti

 

Ballata dell’automa

che cosa è l’uomo? dove cerchi i suoi segni?
è il barometro, l’architettura barocca, il fazzoletto:
non c’era il pane, nemmeno, una volta,
né i tarocchi, né i fotoromanzi, né il letto:

che cosa è l’uomo? dove sta la sua storia?
è la cornice, il cavallo a dondolo, la radio:
è la sua vita tutte queste cose,
il calendario, l’agopuntura, lo stadio:

che cosa è l’uomo? dove poi te lo trovi?
è il gelato alla vaniglia, l’enciclopedia, gli stivali:
dove era un niente, sta un significato,
per le api le arnie, e per gli occhi gli occhiali:

che cosa è l’uomo? dove sta la sua anima?
è il teorema di Pitagora, la chitarra, il giornale:
vedi la vanga, le tenaglie, la biro,
che fanno il mondo che ti è naturale:

sciogli il tuo braccio, che hai tanto sudato,
e lungo è il tempo che ti hanno sfruttato:
quando un automa ci avrà faticato,
può incominciarci anche l’uomo umanato:

 

Senzatitolo (Feltrinelli, 1992)

Giorgio Manganelli

manganelli

La permanenza degli oggetti
è cosa assurda, affatto incomprensibile,
ingannevole, perfetta;
tutto permane, il paesaggio
non muove morte, né vecchiezza
né tempo che si altera,
non muove nulla, mai, in alcun luogo;
ma tu, tu che non più indugi
nel limite dello spazio
che a te assegnò il mio gesto,
né io più, sottratto
ogni movimento di me alla tua scienza,
comprenderemo questa assurda
continuità di cose che creammo.

 

Poesie (Crocetti, 2006)

Damiano Sinfonico

Damiano Sinfonico - foto

 

Palazzo Spinola, casa del Seicento.
Una guida gratuita ci introduce.
La ascoltiamo nelle prime sale.
Racconta di una tela a forma di elle.
L’avevano tagliata, maldestramente.
La osserviamo a lungo.
Immaginiamo la parte mancante.
Ci lasciamo incantare dal sorriso infantile.
Chi aveva accanto?
Si moltiplicano le congetture.
Lasciamo in sospeso.
Proseguiamo nelle altre stanze.
Infine un’esposizione di quadri fiorentini.
Dipinti luccicanti, carnosi, interi.
Il terrazzo per finire.
Ma si ripensa al sorriso infantile.
Alla parte tagliata.
I vasi intorno portano delle etichette.
Qualcuno ci ritrae in una foto.

 

© Inedito di Damiano Sinfonico

Ana Blandiana

ana_blandiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per scelta mia

Ho cominciato con poco, senza una vera colpa,
un gesto mancato, un sorriso trattenuto,
e quale ecatombe di cari morti ora –
per scelta mia, per scelta mia, per scelta mia,
interdetto, punito, soppresso.
Da tempo è scomparsa ogni solidarietà fra me
e gli alberi
e il cenno della fonte che mi avvertiva
quando era avvelenata.
Me ne starò ferma, quando gli uccelli imparano a volare
per paura se mi avvicinano
che io li uccida?
Quando le serpi si nascondono in terra,
i vermi nelle mele,
e l’erba più non osa nei dintorni
accogliere le foglie che cadono?
Quando, atterrito, l’universo contempla in me
un senno che non mi aveva dato?

 

Un tempo gli alberi avevano occhi (Donzelli, 2004), trad. it. B. Frabotta, B. Mazzoni

Allen Ginsberg

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Leggendo gli scritti di Bob Dylan

Ora che restano polvere e cenere
ora che pelle umana resta
Eccoti Bob Dylan una poesia
per l’alloro che hai in testa

La forma più sincera di lusinga
dicono che sia l’imitazione
ho spezzato così il mio verso lungo
per scrivere a tuo modo una canzone

Le “catene di immagini dardeggianti”
che di notte apparivano
eran visioni esaltate di braccianti
che la luce degli Angeli intuivano

E benché la saggezza sia arrivata
lasciandoti solo con la sua crusca
ricorda che gli Angeli chiameranno
la tua anima affinché rinasca

Non fu la droga a darti verità
non furono i soldi di una rapina
ma Dio stesso che sfolgorante entrò
nella tua anima divina.

 

Primi blues (Il saggiatore, 2011), trad. it. L. Fontana

Maria Grazia Calandrone

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Per motivi estranei ai cani

Vede cani, campane e altre cose aperte
sulla campagna. Vede
cose trascolorare: una certa avversione, un certo silenzio, certi
corpi smisurati. Gambe
e attrezzi, cose che smettono
di lamentarsi e lasciano
scie di luce nei ghiacci, vede loro
innalzarsi come radici di gioia
poi si mette a baciare la consolazione di quella bellezza sulla faccia di lui
nudo come la battitura del miglio.
Sulla faccia di lui bacia la terra e tutta l’acqua di vegetazione
bacia la tramontana e l’avere portato questa possibilità di baciare
fino al mattino, bacia le masse ancora addormentate in uno smisurato sconforto
le onde fatte di graniglia azzurra e di cobalto, bacia anche il corpo
che si secca tra rovi di more
con un rumore molle
di mucose, come un fiore spiccato, una leggera
anomalia del giardino, bacia il giacere del corpo
tra i semi delle rosacee
e il suo calmo saldarsi alla terra
con un suono di fiori schiacciati e di congiungimenti,
bacia il cielo in ognuno dei corpi
che lo attraversano
fermi nelle carlinghe; le pulegge e gli spalti del frumento
bacia e lo bacia
invisibilmente
con il dolore e l’oro della lisca, con l’aria che ruota
intorno ai corpi con coincidenze elettriche, bacia la continenza di quei corpi
che, trascurati, diventano santi
bacia chi ha immaginato di morire
per mancanza di luce e poi ha detto sia benedetto il giorno
che ti ha vista nascere, bacia la perla delle cartilagini
e l’obice degli omeri
abbassati sul petto, bacia il cuore
che vistosamente declina, bacia chi le ha portato l’equilibrio,
questo modo di mettere insieme
cosa con cosa
e poiché ho attraversato con la bocca indenne
tutto il disequilibrio della notte, so che è stato
per questo
poter baciare in te ogni fenomeno,
perché giungesse l’Ora Immaginaria
con macchine terrestri nel fango naturale
e fosse appariscente
tutta la gioia e tutta la crescente
riconoscenza
perché, ecco, io ti amo senza dolore.

 

© Inedito di Maria Grazia Calandrone

Tiziano Scarpa

Tiziano-Scarpa

 

Talking Heads
I zimbra

Versi scritti in una biblioteca tarlata

Ti scr vo in una bi lioteca t arlata dai tarl ,
che tar ano la iblioteca e ne fanno tarli.
I ta li eseguono sé stess , t rlano. Fili  uoti
dent o le cose comp tte sono dive tati arli, che
vuotano fili entro le cose compatte che sta no
iventando tar i. I l egni, le cart . La polv re. Tarlano
noi top , tar ano il loro stesso nome, lo vedi, lo
trasfor ano in t rli (m glio non scriv re il tuo
nome q i

 

Nelle galassie oggi come oggi (Einaudi, 2001)

Sally Read

sally_read

 

L’attesa

Ti sei calmata quando ti hanno tenuto il viso contro il mio,
come se fossi entrata in casa, al riparo dal vento.
Le tue pupille si dilatavano nel nero,
mi misero a fuoco come telescopi mentre mi guardavi.
Le mie braccia erano addormentate così fu compito loro
strofinare più volte la tua guancia con la mia.
Poi ti portarono fuori a strillare.
Due ore di attesa. Mi tirarono su la pelle
delle gambe per riparare lo strappo che avevi fatto;

mi spinsero in una stanza da sola, i miei pensieri
mozzati dalla morfina, il corpo mezzo andato.
Voglio che tu sappia che ero senza memoria
in quelle ore. La mia vecchia vita come abiti
di ieri: fuori taglia, consumati di sangue.
I miei nervi vigorosi imballati sotto il peso
di gambe addormentate, ma non c’era avvio.
Aspettavo senza speranze o vie d’uscita,
come se stessi aspettando il mio nome.

 

Punto di rottura (La vita felice, 2012), trad. it. L. Magazzeni, A. Sirotti

Foto di Dino Ignani

Ronny Someck

ronny_someck

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Signor Auschwitz

È difficile sgelare dal ricordo il blocco azzurro di ghiaccio
rappreso nei suoi occhi, le cifre tatuate sul suo braccio
e la cinghia con cui frustava la donna ch’era stata lì con lui
e che adesso tace in terrazza.
“Peccato” la sua voce diceva tagliente “che Hitler non abbia fatto straordinari”,
e nei vasi i cactus si aguzzavano come fili spinati
del campo da cui era scappato.
Il rivolo schiumoso dal pozzo avvelenato della bocca lui se lo nettava
nella bandiera della Festa d’Indipendenza, che restava sempre appesa da un anno all’altro.
“Signor Auschwitz” noi gridammo quando vennero a portarlo al manicomio,
e lui potè ancora infilarsi una mano nella tasca, scartare
le caramelle dal cellofan e gettarle verso di noi.

 

Poeti israeliani (Einaudi, 2007), A. Rathaus

Antonin Artaud

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Preghiera

Dacci crani di brace
crani bruciati dai fulmini del cielo
crani lucidi, crani reali
e attraversati dalla tua presenza

Facci nascere ai cieli del di dentro
crivellati da voragini in tempesta
e che una vertigine ci attraversi
con un’unghiata incandescente

Saziaci abbiamo fame
di commozioni inter-siderali
versa lava astrale
al posto del nostro sangue

Staccaci. Dividici
con le tue mani di braci taglienti
aprici quelle strade brucianti
in cui noi si muore più lontano della morte

Fa vacillare il nostro cervello
dentro la propria scienza
e strappaci l’intelligenza
con artigli di un tifone nuovo

 

Artaud le mômo, ci-gît e altre poesie (Einaudi, 2003), trad. it. A Tadini, E. Tadini