Tonino Guerra

guerra

 

Mio padre

Mio padre vendeva frutta e carbone
e intanto accarezzava
un gatto che si chiamava Baruloun.
Se camminava guardava in terra
per vedere se c’era qualcosa da prender su:
un chiodo arrugginito o un laccio per le scarpe
e andava a letto col cappello in testa.
Quando sono venuto a casa
dopo un anno di prigionia in Germania
mi aspettava sulla porta col sigaro in bocca.
“Hai mangiato?” mi ha chiesto. E basta.

 

Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)

Andrea Cati

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Decollano aerei sopra il chiasso delle nostre ultime parole.
Non c’è altro da dire ti dico mentre ordiniamo vino rosso e brasato.
La tua mano cerca la mia, poi si ritira, affonda tra le lacrime che baciano il tuo volto.
Siamo qui seduti, impressi in una foto che ci ritrae goffi, incapaci di dirci addio.
Vorrei raccontarti cosa ne è stato di me da quando ho capito che tutto volgeva verso la nostra fine.
Invece, ti ascolto, bevo in silenzio e taglio questa carne con la stessa forza con cui non ti ho trattenuta a me.
In qualche ristorante di Bologna, Pescara, Milano, siamo ancora seduti agli stessi tavoli a ridere e a litigare.
A toccarci sotto le tovaglie, tra gli abissi del nostro amore.

 

© Inedito di Andrea Cati

Stefano Bortolussi

stefano bortolussi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Going to California with an aching in my heart
Jimmy Page & Robert Plant

Mi è sempre stata mito, questa lingua
di terra occidentale, anche quando erano altre
le bandiere: la cantavano le armonie delle voci,
le fughe libere dei fiati e i volti in gigantesco
primo piano, il passo mitchumiano del detective,
la vertigine di una serie di amori ininterrotta
se non dalla tua stessa infedeltà di adorante
– la vedevo come affacciato alla finestra
sul serpente di luci, Marlowe di riporto,
vecchio e stanco ancora prima della compiuta primavera,
e aspettavo il momento della prima rotta polare
stabilita come il passo al di là di una soglia,
il piede a tastare il corso del fiume di confine, la sua
temperatura: sull’opposta riva si stagliava
il regno perduto di Califia, schermo non più solo di me stesso,
panorama del nuovo, del mondo immaginato,
Olimpo più verde e digradante,
non fiero e punitivo come l’altro ma più numinoso
perché vicino, esposto all’occhio, quasi al tatto.
L’avrei avvicinato, finalmente presente al suo portento.

 

Califia (Jaca Book, 2014)

Chu Tzu-ch’ing

Chu Tzu-ch'ing

 

Notte in riva al fiume

Silenzioso tetto nel cielo,
guizzi di raggi di luce,
fiume che scorre nel buio,
rive bordate da salici.
I salici si tendono ai salici
come a voler darsi la mano
o a discorrere dei segreti del fiume.
I salici si piegano al fiume,
il fiume ne riflette le ombre.
Sono salici le ombre dei salici
o immagini del loro essere?
Le luci delle rive
si infiltrano nei vuoti tra i rami
sull’acqua creano striscie diverse
là chiare là scure
come all’alba tra le nubi di oriente.
I pochi riflessi chiari svelano il fiume
e la malinconia del suo corso nel buio.

 

Poesia cinese moderna (Editori Riuniti, 1962), trad. it. R. Pisu

Gian Mario Villalta

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Da madre a figlio

Le palpebre chiuse, piano, senza stringerle,
che si perda la memoria della luce.
Adesso apri e non guardare niente.
Lentamente trova l’ombra (ce n’è sempre),
trova una linea, un contorno sullo sfondo.
Adesso guardati le mani. Se le vedi,
calcola la distanza che separa
la loro forma dalle sagome più scure:
ora trasforma il vuoto in volume.

Avrei voluto insegnarti un bene grande,
l’acqua che nasce, le nuvole selvagge
sopra i campi profumati dai sambuchi.
Avrei voluto il tempo di conoscere
il mio cuore che ti aiutava a crescere.

Ma non c’è tempo. Lentamente, trova l’ombra,
trova una linea, trasforma in orizzonte
la distanza tra un’ombra nera e il fondo.
Posso insegnarti a vedere al buio.
Non c’è mai tempo, prova adesso, prova.

 

Vanità della mente (Mondadori, 2011)

Foto di Dino Ignani

Franca Mancinelli

franca mancinelli

 

Qui ciò che cade indurisce nello spazio assegnato dal caso o dal destino. Cadendo si abbandona, perde ogni appartenenza. Inizia a crescere radici, sottili come capelli. I tuoi, sul pavimento, nella polvere. Ma oggi il tempo è entrato, risuonando sui vetri. Le pareti si sono fatte sottili. La casa di membrana. Ogni stanza entrava nell’altra, sovrapposta come in un gioco di dimensioni perfette. Ne restava una sola alla fine, profonda di tutte le altre. Vi entrava anche il giardino, con gli alberi, la strada di auto lente, il canale. Ti stava facendo questo, pazientemente, la pioggia. Aprendo una sillaba all’infinito fino all’inizio dell’articolazione di un suono. Portandoti appena dopo il silenzio. In quella durata dove potevano fare ritorno, trovare luogo le cose.

 

© Inedito di Franca Mancinelli

Vittorio Sereni

vittorio sereni

 

Interno

Basta con le botte basta. All’aperto
per tutto un pomeriggio ci siamo malmenati.
Finisca in parità.
Le colline si coprono di vento. Altri già
battagliano là fuori, la parola
è alle giovani frasche avventatisi ai vetri
alle eriche alle salvie in ondate
sempre più folte e torbide,
presto una sola deriva.
Questo sarebbe la pace? Stringersi
a un fuoco di legna
al gusto morente del pane alla
trasparenza del vino
dove pensosamente si rinfocola
il giorno da poco andato giù
dalle rupi col grido dei pianori
nel vello dei dirupi nel velluto
delle false distanze fin che ci piglia il sonno?

 

Tutte le poesie (Mondadori, 1994)

Vladimír Holan

Vladimir_Holan_poeta

 

Una foglia che cade

Che non un’opportunità
si palesi è anche per stanchezza
dell’attenzione. Non più che di secondo
ordine è tutto quanto avverserebbe
i sensi. Invece la natura
si sovrastima a un tempo per la disparatezza
e tanto più quanto più
è a compimento. Una foglia che cade
è più alta dell’albero. E noi?
Conosciamo l’amore che superi
l’amore?

 

Il poeta murato (Garzanti, 1992), a cura di V. Justl, G. Raboni

Erri De Luca

Erri-De-Luca

 

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

 

Opera sull’acqua e altre poesie (Einaudi, 2002)

Claudio Damiani

claudio_damiani

 

È una sera, anzi notte, del 2014
– mi senti? ti arriva la mia voce? –
19 marzo per la precisione
– ma, essendo da poco passata la mezzanotte,
è il 20, a esser precisi –
c’è nell’aria un odore di primavera
rattenuta, ancora è fredda l’aria
gli alberi hanno già fiorito
in una falsa primavera, stagione troppo precoce,
e, essendo tornato un po’ di inverno
l’aria è ferma, inodore,
e questa notte, ecco, è passata
ma te la volevo dire
e anche tu potresti dirmi la tua notte
che hai vissuto adesso, stai vivendo,
di una certa stagione, un giorno preciso di un mese
preciso, notte così presto dileguata,
anche tu potresti dirmela.

 

© Inedito di Claudio Damiani

Foto di Dino Ignani