Rainer Malkowski

Rainer Malkowski

 

Santuario abbandonato

Questa piazza, ampia abbastanza
per dieci o dodici autobus:
adesso
ricoperta di foglie morte.
Nella canonica, dall’altra parte,
una mano carnosa alla tendina.
Cosa pensare di un supplice
fuori stagione?
La porta ricoperta di borchie in ferro
si richiude esitante;
insicuro per la quantità
di silenzio, che mi s’impone.
Chissà se Dio crede in me?
Conto le piastrelle rombiche
nella navata centrale.
Ci vuole veramente tanto
fino ai volti dei santi
e al drappo dell’altare, che irrigidito
dal freddo
sta ritto intorno al blocco di marmo.

Poesie (Le Lettere, 2014), trad. it. G. Chiellino

Giovanna Rosadini

giovanna rosadini

 

Infanzia

Da piccola non c’erano guerre, e il mondo
sorrideva, pettinato e ben educato.
Ci chiamava un riflesso iridescente,
modellava il nostro sguardo, ne asciugava
le ombre, sarebbe sempre stato così.
Luce alta e diffusa disegnava strade e case,
i luoghi semplici del nostro divenire,
giardini ricolmi dei misteri colorati dei fiori
cuciti dal ronzio degli insetti, quella
sospesa immobilità nei pomeriggi
delle stagioni di mezzo, è sempre maggio
riguardando indietro, è sempre tempo
di promesse, e complicità salde e leggere
che sono e non occorre dire.

 

© Inedito di Giovanna Rosadini

Foto di Dino Ignani

Jean Cayrol

Jean-CAYROL

 

Solitudine

Da quando è tornato
vive con i cani
le bestie ammalate gli alberi seccati
dell’estate che mise fine alla guerra.

Da quando è tornato
il suo viso è diventato brutto
parla per strada da solo
non sa chi lo ha ingannato.

Gira per casa
e fischietta un motivo che conosce solo lui
e qualche volta senza ragione cade
come un ubriaco che non parla più

da quando è tornato
non si è ancora spogliato

un giorno
avrà due lacrime sotto gli occhi
ammazzatelo.

 

Notte nebbia (Nonostante, 2014), trad. it. N. Muschitello

Ted Hughes

Ted-Hughes-

 

Crow Hill

Le fattorie sono crateri colanti sui
ripidi fianchi sotto le fradicie brughiere:
quando non è vento è pioggia,
nessuno dei quali si ferma sulla soglia:
questa bagna i letti e l’altro scuote i sogni
sotto il sonno che non riesce a rompere.

Tra il mal tempo e la roccia
i contadini fanno un po’ di caldo;
le vacche che dondolano la schiena ossuta,
i maiali sulle zampe delicate
respingono il cielo, calpestano la forza
che alla lunga livellerà queste colline.

Chiuso nella giacca contro le folate di nebbia
percorri i crinali delle rovine.
Quel che umilia queste colline ha alzato
l’arroganza del sangue e delle ossa,
e lanciato il falco nel vento
e acceso la volpe nel gocciolante suolo.

Poesie (Mondadori, 2008), trad. it. N. Gardini, A. Ravano

Osip Mandel’štam

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Stiamocene un po’ in cucina assieme,
l’aria è dolce di bianco cherosene;

un coltello tagliente e una pagnotta…
Se vuoi, prepara ben bene il fornello;

altrimenti raduna e intreccia corde;
prima dell’alba fa’ una grande sporta:

fuggiamo a una stazione, ad un binario
dove nessuno ci possa trovare.

 

Ottanta poesie (Einaudi, 2009), trad. it. R. Faccani

Wendy Cope

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Da ripetere più volte

Ripetilo più volte, non lo dimenticare:
anche se senti prossima la fine della vita
la tua festa non è, non è finita.

Giaci sveglio di notte, e ti assale il terrore
d’esser già freddo e morto. Ma ti dico,
ripetilo più volte, non dimenticare:

fremere e agitarsi certo non può giovare
per qualcosa che non puoi controllare.
La tua festa non è, non è finita.

E anche se non fu la tua natura
forgiata in tempra impavida e sicura,
ripetilo più volte, non dimenticare:

nel giro di dieci anni rimpiangere potresti
d’esserti arreso a giorni grigi e mesti.
Coraggio. La tua festa non è, non è finita.

Che senso, dimmi, può avere l’avventura
se lasci prevalere la paura?
Ripetilo più volte, non dimenticare:
ancora la tua festa può durare.

 

Guarire dall’amore (Crocetti, 2012), trad. it. M. P. Bartocci

Umberto Fiori

umberto fiori

 

Le parole

Quando coi loro discorsi,
a furia di domande, e dati, e prove,
ti mettono faccia al muro, ti perquisiscono
tutta la sera
per farsi dare ragione,
quanta pena ti fanno le persone.

Ma sulla strada di casa, libero,
ancora scosso per la discussione,
ti commuove, a pensarci,
ogni volta vedere quanta fede
hanno nelle parole.

Parlano come se con una frase
si potesse davvero dare e togliere,
legare e sciogliere e mettere bene in chiaro
tutto, una volta per sempre;
come se si trattasse di trovare
un accordo
e poi nessuno potesse mai più
parlare di questo e quello,
ma dovessero tutti sempre e solo
dire lo stesso.

E non è poi questo che speri
anche tu? Che una volta trovati i termini
giusti, precisi,
si fermi la corrente
e torni in ordine il mondo?
Non sogni anche tu che le cose
finalmente si lascino dire chiare,
si lascino chiamare
col loro nome,
e diventino vere?

Le parole
se vuoi vedere la forza che hanno,
e cosa sono, e come sono grandi,
guarda i bambini quando
scoppia una lite,
che prima uno ripete la sua ragione,
l’altro la sua, a voce sempre più alta,
poi, quando è diventata una canzone,
si urlano in faccia solo di sì, di no,
di no di sì, con le lacrime agli occhi:
non ci possono credere
che là fuori non faccia
nessun effetto, che non tocchi
niente, nessuno,
quello che dentro invece è così chiaro
che toglie il fiato
e piega le ginocchia.

Quando – come stasera- ti danno contro
e tu devi dar conto
di come parli, di quello che dici,
senti tutto il discorso a un certo punto
girare a vuoto.
La tua voce, le voci
anche degli altri lì intorno
sono rimaste sole. Più niente
le sostiene.
Niente sostiene niente. Le parole
sono solo parole.

Sono solo parole
le parole.

Ma un giorno questo “solo”
che le mette da parte e le fa stare
sacrificate
ti sembra nuovo.

Ti sembra quando
la galleria finisce, e il muraglione,
la curva, il fiume, il verde,
li ritrovi lì a splendere
chiusi nel loro contorno.

 

Chiarimenti (Marcos y Marcos, 1995)

Fabio Franzin

Fabio-franzin

 

l’albero cavo, e le vocali
che in quel buio vi si sono annidate;
e le date percorse da radici,
il varco ostruito dalle ortiche.

forse sarà nelle pozzanghere
il nostro più nitido riflesso,
anche se un rigagnolo, ora,
dissangua anche quest’ultima possibilità

ma i detriti che calpestiamo
cinguettano e gli uccelli cadono
dai rami come cachi sfatti

non resta che erigere un recinto d’amore,
non resta che stare aggrappati al silenzio,
troncare ogni rapporto col tempo
e poi portare dell’acqua con le mani

lasciare che un nome si depositi altrove
e che in quell’altrove trovi la sua quiete.

 

Il groviglio delle virgole (Stamperia dell’Arancio, 2005)

Edgar Lee Masters

5 marzo anniversario morte Edgar Lee Masters - Interno poesia

 

Wendell P. Bloyd

Prima mi accusarono di condotta molesta,
non essendoci leggi contro la bestemmia.
Poi mi rinchiusero in manicomio
e fui ammazzato di botte da un sorvegliante cattolico.
Il mio torto fu questo:
dissi che Dio mentì ad Adamo e lo destinò
a vivere una vita da sciocco,
ignaro del male come del bene del mondo.
E quando Adamo gabbò Dio mangiando la mela
e scoprì la menzogna,
Dio lo cacciò dall’Eden per impedirgli di cogliere
il frutto della vita immortale.
Ma, Cristo! voi gente di buon senso,
ecco cosa dice Dio stesso nel libro della Genesi:
«E il Signore Iddio disse, ecco che l’uomo
è diventato come uno di noi» (un po’ d’invidia, vedete),
«a conoscere il bene e il male» (smascherata la balla che tutto è bene);
«e allora, per paura che allungasse la mano a prendere
anche dall’albero della vita e ne mangiasse, e vivesse in eterno,
il Signore Iddio lo cacciò dal giardino dell’Eden»
(La ragione per cui credo che Dio crocifisse il proprio Figlio
per uscire da quello squallido impiccio è che ciò è proprio da par suo).

 

Antologia di Spoon River (Mondadori, 2001), trad. it. A. Porta

Galway Kinnell

Galway-Kinnell-1200

 

Aspetta

Aspetta, per adesso.
Diffida di tutto se devi.
Ma fidati delle ore. Non ti hanno forse
portato ovunque, fino a adesso?
Eventi personali si faranno nuovamente interessanti.
I capelli si faranno interessanti.
Il dolore si farà interessante.
Le gemme che si schiudono fuori stagione si faranno interessanti.
Guanti usati si faranno nuovamente graziosi;
le loro memorie sono ciò che dà loro
il bisogno di altre mani. La desolazione
degli amanti è la stessa: quell’immenso vuoto
ricavato da esseri così piccoli quali noi siamo
chiede di essere riempito; il bisogno
del nuovo amore è fedeltà al vecchio.

Aspetta.
Non andare troppo presto.
Sei stanco. Ma tutti sono stanchi.
Ma nessuno è stanco abbastanza.
Aspetta solo un po’ e ascolta:
musica di capelli,
musica di dolore,
musica di telai che intessono di nuovo i nostri amori.
Sii lì per sentirla, sarà la sola volta,
più di tutto per sentire la tua esistenza intera,
ripetuta dalle pene, recitare se stessa fino al completo esurimento.

 

da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini