Beppe Salvia

beppe salvia

 

Lettera

Viene la sera, è vero, silenziosa
piove una luce d’ombra e come
fossero i nostri sensi inevitabili
improvvisi, noi lamentiamo
una più vasta scienza.

Aver di quella il frutto
appariscente, la bella brama,
e l’ombra perfino, di sussurri
e di giochi, come bimbi.

Ma io lo so Serena io non posso,
in questi tempi segnati dal segreto
di cui s’invade
la nostra intimità,
vivere adesso se non con tale affanno
e così lieve.

Di questo amaro stento già si fa più vero
un sentimento pago di letizia, al modo
che alla sera insieme
andando per le strade
chiare, l’ho visto, d’ombra
e di segreto,
noi siamo tra i perduti lumi
esseri più miti di chi
venuto prima di noi
ebbe solo a soffrire

salvi quasi per caso, e in questo prodighi.

I baci sono bellissimi doni.

 

da Cuore (Rotundo, 1988)

Ben Cami

ben cami

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così siedono i pescatori nel mezzo del giorno rotondo
E il giorno rotea con sussurro di canne
E canto e clamore di uccelli
Ancora sopra di loro, la luce del sole negli occhi,
La calura del sole sopra il berretto, il caldo della sera
Sulla schiena. Le gallinelle d’acqua
Battibeccano tra le canne, le anatre
Costruiscono un esemplare lungo arco
Intorno ai galleggianti.

Un acquazzone
Che non si decide ancora
Si annuncia sopra la Mosa
Come una colomba grigia
E nel preciso momento in cui si aprono gli ombrelli
Fa picchiettare le sue gocciole
Sulle tese tele azzurre, le gocce
Fanno delle piccole bolle d’acqua argentee sull’acqua,
I galleggianti ballano
E i pesci,
Sotto quell’incomprensibile fracasso
Sul loro tetto luccicante, si rifugiano
Contro le radici delle canne.

 

Dittico Nordico (Bohumil, 2007), trad. it. J. Robaey

Daniele Mencarelli

daniele-mencarelli

 

Avevo un pavimento da lavare
io che prendo tutto come una missione
anche questo lavoro da tanti disprezzato,
affrettai ancora di più la marcia
sul corridoio di marmo lucidato.
Andavo incontro a due ragazzi
il figlio in braccio mi dava le spalle
loro ci giocavano e lui rideva,
gli fui davanti proprio mentre si girava,
perdonami per la durezza delle parole,
di un bambino aveva il corpo
ma il viso quello di un mostro
sotto gli occhi niente naso niente bocca
solo buchi di carne viva.

Non so se fu più forte
la pietà o forse il disgusto,
quasi correndo abbassai la testa,
ma già avevo la certezza
che di lì a poco l’avrei rivisto
per quel passaggio a me obbligato.
Persi tanto tempo nelle mie faccende
prima di andare mi augurai la loro assenza
poi via sul corridoio di marmo lucidato;
il caso me lo presentò ancora di spalle
ancora preso dai suoi giochi divertiti,
a farlo ridere così di gusto
non erano stavolta i genitori
ma un’anziana suora
distante un palmo dall’orribile viso,
vidi il sorriso di lei e le sue parole:
“ma quanto sei bello, che bel bambino sei”.

Per giorni m’accompagnò il dubbio
non riuscivo a crederla bugiarda,
poi una chiarezza si fece strada,
quegli occhi opachi di vecchia devota
guardavano un punto oltre l’orrore
lì c’era solo un bambino che giocava.

 

Bambino Gesù (Nottetempo, 2010)

Billy Collins

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Guardando avanti

Ogni volta che guardo nel futuro,
le basse colline blu del futuro,
con la mano sulla fronte per vedere lontano,

non vedo più una città di opaline
attraversata da un fiume assolato
o una città scura di carbone e canali di scolo.

Non vedo neppure bambini
che indossano i loro occhialini apocalittici
e si nascondono negli ingressi delle case.

Tutto quel che vedo sono io che presenzio alla tua sepoltura
o tu che presenzi alla mia,
secondo a chi toccherà andare per primo.

C’è una pioggia leggera.
Una persona sotto un ombrello
sta leggendo da un libro spesso con una copertina nera.

E un operaio del cimitero che passa
ha spento il motore dello scavatore
e beve un sorso da una bottiglia d’acqua.

 

Balistica (Fazi, 2011), trad. it. F. Nasi

Franca Mancinelli

franca mancinelli

 

L’anziana che abita nel palazzo vicino esce ogni tanto in balcone: spazza, stende i panni sul filo, li raccoglie, annaffia due vasi. Quando partirà, lascerà uno spazio pulito, ordinato, che ha preso la forma della sua vita. Semplici gesti che ripete ogni giorno, ribadendo il confine tra la propria presenza e la propria assenza. Quella precisione istintiva, sensata, mi guida per brevi sequenze che mi permettono di spostare la polvere, di cambiare posto alle cose. E rimettendo ordine alle stanze mi sembra che nella mente si apra un luogo chiaro: come riemergendo da una nebbia, lentamente prendo posto, sono dove sono, qui, in questa coordinata dello spazio.

 

© Inedito di Franca Mancinelli da Tasche finte

Paola Ballerini

paola ballerini

 

per nicola

dentro la notte ostinata
nel bosco
presi in ostaggio
vorremmo nasconderci
farci da tana
andare in letargo
coprirci di pelo
senza sogni di pane
che gli uccelli mangeranno

sono troppe e segrete
le forze in bilico nel bosco
per non perdere il filo

 

dentro l’iride radici (Coazinzola Press, 2014)

Jean Cocteau

 

Begli amanti

Begli amanti intrecciate i vostri nomi sulla sabbia
Incideteli nella corteccia o sul gesso dei muri
Testimoniate begli amanti l’inesauribile
Fonte calda che corre verso coppie future.

Fate come i re che per rendersi eterni
Scelgono l’orgoglio del marmo
Se l’inchiostro e i marmi si spezzano
Ci resterà la traccia di un bacio.

Intrecciate i vostri nomi come le vostre membra
Scrivete non importa dove la gloria del momento
E il solitario sulla carta da parato nelle camere
Decifri il furore dei vostri accoppiamenti.

 

Poesie d’amore del novecento (Crocetti, 2007)

Carol Ann Duffy

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La donna della luna

Carissime, vi scrivo dalla luna
dove mi nascondo dietro la famosa luce.
Come potevate mai pensare un uomo quassù?
Una mucca ha fatto un salto. Il piatto è scappato

col cucchiaio. Ciò che mi è giunto da voi sono gioie, i lutti,
le risate, le perdite, i sogni, le vostre vite
brevi, la mia lunga, una geniale solitudine. Devo avere
un migliaio di nomi per la terra, mia vocazione azzurra.

Me ne vado in giro, la luna dieta di luce, un filo di pera,
spicchio di limone, fetta di melone, mezza arancia,
cipolla d’argento; il vostro suono umano cade nello spazio,
la canzone della nascita, la canzone dell’amante, la canzone della morte.

Affezionata come le parole alle cose, io fisso attonita, truce; deserti
dove c’erano foreste, mari malsani. Quando scende la notte, vi vedo
ricambiare lo sguardo come se udiste il mio Carissime,
cosa avete fatto, cosa avete fatto al mondo?

 

Le api (Le Lettere, 2014), trad. it. G. Sensi e A. Sirotti

Claudio Damiani

claudio_damiani

 

Che strana cosa è il giorno!
Ti corre avanti e devi muoverti abile
trovare la strada giusta, evitare gli ostacoli.
Oppure stai quieto e ti siedi
fai come se non ci fosse
ma lui si fa sentire lo stesso
come acqua che scava la terra,
lo senti che scorre e scava
e non si ferma un momento.
E fermati! gli dico io,
riposati un attimo, ma lui niente
continua cocciuto il suo corso
né si volge a guardarmi.
Poi m’accorgo che lui sta fermo
e sono io che mi muovo
vado forte, vado molto veloce
e devo stare attento agli ostacoli,
è come se sciassi lo slalom.
“Scusami se t’ho detto
di fermarti, non sapevo che ero io a muovermi”
ma mentre gli dico questo
m’accorgo d’avere una roccia
proprio davanti… schivata
per un pelo! fiuù! che brividi,
che avventura sono gli istanti!
Anche se non fai niente
anzi più non agisci e più rapidi
corrono e pericolosi!
La linea del fuoco del giorno
assomiglia alla prima linea,
corri e esplodono da ogni parte
colpi, proiettili, mine,
ai lati cadono i tuoi compagni
e tu vai avanti e vai avanti
ma per quanto tu vada avanti
com’è che la trincea dei nemici
stranamente non la raggiungi mai?
Dove sta quella linea di fiamma
riflettente come un miraggio,
quel bagliore dentro i tuoi occhi
mentre ti cedono le gambe?

 

© Inedito di Claudio Damiani

Foto di Dino Ignani

Thomas Stearns Eliot

TS Eliot

 

Canzone

Se Tempo e Spazio, come i Saggi dicono,
sono cose che mai potranno essere,
il sole che non cede al mutamento
non è per nulla superiore a noi.
Così perché, Amore, dovremmo sperare
di vivere un secolo intero?
La farfalla che vive un solo giorno
è già vissuta per l’eternità.

I fiori che ti diedi allorché la rugiada
tremolava sul tralcio rampicante,
prima che l’ape volasse a suggere
la rosellina di macchia erano già appassiti.
Così affrettiamoci a coglierne ancora
senza tristezza se poi languiranno;
i nostri giorni d’amore sono pochi:
facciamo almeno che siano divini.

 

Opere. 1904-1939. (Bompiani, 2003), trad. it. R. Senesi