Costantino Kavafis

Costantinos Kavafis

 

Morte di un generale

La mano tesa della morte sfiora
la fronte di un glorioso generale.
La sera la notizia è su un giornale.
S’affolla dell’inverno la dimora.

Ormai i dolori gli hanno atrofizzato
gli arti e la lingua. Ma lo sguardo gira
e a lungo oggetti familiari mira.
Impassibile, pare un eroe del tempo andato.

Di fuori: avvolto nel silenzio, immobile l’aspetto.
Dentro: marcio d’invidia per la vita, abietto,
lebbra e lussuria, ira e perfidia, stolido dispetto.

Geme profondamente. – Spira. – È lagna cittadina:
“La sua morte, per la nostra città che gran rovina!
Che sciagura, con lui ogni Virtù declina!”

 

Poesie segrete (Crocetti, 2011), trad. it. N. Crocetti

Valerio Grutt

valerio grutt

 

Se un giorno mi vedrai in questa stazione
insieme alle ragazze con i trolley
in un vento di frecciarossa, mi riconoscerai?
Figlio di passione, dallo sguardo
che fa il click dell’accendino.
Mi dirai: sei l’eletto
questa pioggia ti ha scelto
le macchine non partono senza il tuo respiro
e io in uno sbadiglio di alberi
ti ascolterò.
Oppure passerai tra la folla
come chi ha fretta
e non ha ancora marcato il biglietto
per voltarti alla fine e pensare:
neanche stavolta ce l’abbiamo fatta
avevo da fare, mi sono fermato poco
ma tornerò, non temere.
Siamo sempre gli stessi,
questo ti volevo dire.

 

© Inedito di Valerio Grutt

Henrik Nordbrandt

Henrik_Nordbrandt

 

Cominciai presto, a grande distanza,
quando le mie parole erano ancora solo parole.
A ora di pranzo erano diventate pietre,
quando le pietre sembravano troppo leggere
e i miei passi continuavano la memoria
che non riusciva più a tenergli dietro.

La strada era ancora al suo inizio
più incerta a ogni istante
che superava le stesse grigie rocce.
Venni scoperto dalla mia ombra,
quando l’ombra scomparve sotto di me
ma non abbastanza a lungo da fermare il mio discorso.

Ciò che dicevo non riusciva più
a sopportare il peso del tempo che passava.
Perciò avanzavo camminando all’indietro.
Lancio dopo lancio le pietre mi raccoglievano
dal paesaggio sul quale cadevano.
Il senso di tutto divenne il suono

della mia mezza impresa. Non andava.
Non era più possibile camminare
laddove l’incedere era ascoltare la propria fine.
Laddove le pietre pronunciavano forte il proprio peso
e ogni parola soppesava la sua particolare pietra
man mano che le raccoglievo.

Così abbiamo costruito la Casa di Dio.

 

La casa di Dio (Kolibris, 2014)

Linda Armelius

linda armelius

 

Mi è cresciuta dentro la tua assenza
come un organo nuovo
una fissa presenza che sillaba
sottopelle il dolore di tutte le ere
con lieve e costante cadenza.
Hai ripreso la tua costola
ora brucia nel corpo quel silenzio
insieme ai fiori zitti.
Ho un fiume lento nelle vene.
Se il tuo seme avesse germogliato
in quello spazio vuoto
un’altra me, un altro te
riuscirei almeno ad intuire
il delinearsi di un altro tempo e dove.

 

L’attimo vero (Davide Ghaleb Editore, 2014)

José Manuel Caballero Bonald

caballero

 

Tutto ciò di vissuto

Tutto ciò di vissuto, tutto
ciò che ho salvato diligentemente
dallo sterminio feroce dei giorni,
tutto quello che fui, oggi ve l’offro,
occhi che seguirete questi tratti di lettere,
petti che oblierete il mio stato d’ingenuo,
il mio modo di vivere, ve lo do tutto adesso
come se io vi dessi la parola finale
nel suo declinarsi dell’unica certezza.

La mia memoria vi lascio
fra le mani, per quanto so di mio:
l’integrità perplessa della mia vita, anche
l’altrui vita che è fatta della mia somiglianza,
appena delle ceneri profetiche
di un tempo ardente tra furiose estasi,
sotto la servitù di leggi intollerabili.

Ogni giorno il suo solco, ogni amor che mi ha fatto,
fulgono qui, combattono, mi attestano,
anche risarciti quei bordi deflagrati,
esaltano la verità in quello stesso modo
di un uomo quando fonda soltanto quello che ama.

Dal mio stesso dubbiare, dalla
libertà di stare vivendo, dal profondo
di chi impara ogni giorno
a rinunciare al tempo,
porto la mia voce e il suo olocausto,
storia di congetture quotidiane,
perché la mia parola non sia sola,
perché possa vivere forse
da quel mio meritarmi in cui la creo.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), trad. it. F. Luti

Mariangela Gualtieri

gualtieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

 

Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006)

Kuo Mo-jo

Ku Mo-jo

 

Dichiarazione di poesia

Ascoltami, io sono franco e schietto,
io non voglio paludarmi di nessun ornamento.
Io amo operai e contadini,
i loro piedi nudi, i loro corpi svestiti.

Anche io a piedi nudi, svestito,
guardo con odio alla classe dei ricchi.
Sono belli i ricchi, amano il bello,
sul loro corpo sete, profumi e gioielli.

La mia poesia è la mia benedizione
di appartenenza al proletariato;
ma mi sento ancora debole,
è necessario che mi fortifichi.

Forse perché da poco sono guarito,
il mio spirito non ha il vigore di un tempo.
Ma io spero che verrà il giorno,
in cui urlerò come vento di tempesta.

 

da Poesia cinese moderna (Editori Riuniti, 1962), trad. it. R. Pisu

Daniela Allocca

daniela allocca

 

Ama

Interrogo il cielo, la terra e il monte,
interrogo la piana che mi torna in mente,
interrogo gli uomini-uccello che un tempo cantarono per me.
La scatola dei preziosi non è più tornata,
penso ai fantasmi del presente, le mille ombre da cui mi faccio risucchiare,
ostinata e tremenda
come l’acqua
ho smesso di credere ai padri e alle madri,
e finalmente li vedo come tanti figli felici,
ho smesso di fidarmi di chi non crede alla generosità senza ritorni,
e finalmente li vedo come tanti fiori fragili,
ho smesso di scrivere molte volte
perché non ce la facevo ad ascoltare tutti i lamenti del mondo.
Non ho più spazio per la pace, il perdono e la pietà
è tempo di tagli, cambi di rotta e di riscatto.
Mangiano i fichi al sole,
il gioco della luna sull’acqua,
il faro che rompe ogni magia,
tutto quello che non si dice,
tutto quello che non si vede.
Io e il tatto.
Io e tutto quello che ancora non so di me.

 

© Inedito di Daniela Allocca

Durs Grünbein

grunbein

 

Ora di ginnastica

La mattina accoccolati in fila come classe,
davanti a una spalliera, ed eravamo piccoli
la pelle d’oca per il freddo. – “Pronti!”,

ci gridava il maestro. Lo chiamavamo il porco.
Quanto tempo fa, un mondo d’ombre. E come avremmo
voluto essere via, lontani, in quell’ora di sport.

Ora lo siamo: molto lontani. E trent’anni più vecchi.
Il porco è morto. Fu colpito da infarto.
Ma il freddo non fu mai più così freddo

come in palestra quei mattini presto. – “Chi sarà forte?”
Chi si solleva appeso alla sbarra, con le labbra blu?
Chi si ritira nel suo guscio di chiocciola?

 

Strofe per dopodomani (Einaudi, 2011), trad. it. A. M. Carpi

Franca Mancinelli

franca mancinelli 1

 

In giardino le auto dei grandi restano aperte, a volte con la chiave inserita nel cruscotto. Puoi entrare e sederti nel posto di guida, portare tuo fratello nel sedile di fianco, gli amici dietro, oppure partire da solo, e andare andare, girando il volante alle curve, un po’ a destra e un po’ a sinistra, premendo il pedale del freno o dell’acceleratore, guardando dallo specchietto quello che resta alle spalle. E andare, andare, andare, di fronte una stessa immagine ferma: le foglie del tiglio che si aprono nella luce, i piccoli occhi rotondi dei cocoriti in gabbia.

È stato anche un sogno. Un grande che parcheggia in fretta, scende dall’auto a comprare qualcosa. Ti lascia lì, di fronte al negozio, le chiavi inserite. E l’auto va per la strada, sfiora marciapiedi e persone, come in una pericolosa discesa prende velocità, va come un fiume nel suo letto, sbanda in anse, curve; tu guidi e non guidi, sei innocente e colpevole, sei stato tu a farla partire, è partita da sola.

 

© Inedito di Franca Mancinelli da Tasche finte