Giovanni Giudici

giudici

 

La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettano occhiate
d’accordi. E gli istanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile a tutti più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

Karen Press

Karen-Press

 

Lui la cerca

Quando tutti se ne furono andati, lui ritornò sul posto,
s’inginocchiò sulla sabbia, e prese a scavare
per tirarla fuori.

Scavo più profondo della vanga di un becchino,
dentro la sabbia viva fino alle ascelle,
ma solo piccoli granchi bianchi gli corsero tra le dita.

Andò avanti, scavando con le mani
per quanto è lunga la laguna, piangendola,
spaccando la terra a pezzi.

Lei gli sfiora l’orecchio col respiro, lo chiama:
alza gli occhi, alza gli occhi. Sto volando sulla scia
delle ali dell’acchiappamiele dal petto smeraldino,
guarda in alto, amore mio, sono subito fuggita.

Lui non sentì nulla, scavandosi nel cuore:
lei aspetta che lui alzi gli occhi.
Questo è il tuo pezzo di mondo

Questo è il tuo pezzo di mondo
dolore di cane, dolore di gatto, pioggia su una finestra chiusa
e una fame uggiolante che ti cresce dentro
e non ti lascia.

È qui che soffre il tuo cuore
da persona normale, è qui che scopri
che il mondo si fa grigio quando ci sei catapultato dentro,
e che ogni giorno di nuovo devi andare al tuo funerale.

Ogni tanto questo ti tocca,
questa mancanza, questo implorare qualcosa
e sentire dire “no”.

Ogni tanto devi uscire nella gelida notte,
emettere suoni privi di ritmo
e sdraiarti in mezzo a loro, come una persona vera
senza riparo.

 

Pietre per le mie tasche (Donzelli, 2012), trad. it. Paola Splendore

Stefano Simoncelli

stefano simoncelli poeta

 

Per alcuni anni, prima di addormentarmi
ho sperato sarebbe venuto a prendermi
come davanti al portone della scuola
quando gli consegnavo la cartella
e m’aggrappavo al suo braccio.

Sarebbe stato là, sul marciapiede,
m’illudevo, distante da tutti e fumando,
ma niente, nemmeno la brace della sigaretta
a luccicare nel buio dove lo immaginavo.

Poi in un’alba livida e piena di vento,
quando ormai non ci contavo più,
si è aperta e richiusa la porta dove dormivo
e l’ho visto: era lì, ai piedi del letto,
che mi aspettava fumando.

 

Hotel degli introvabili (Italic, 2014)

Robert Lowell

Robert-lowell

 

Il ritiro

Solo oggi e giusto per questo minuto,
quando la luce obliqua del sole trova la vera angolazione;
si possono vedere foglie gialle e rosate che costellano
il nostro gentile albero lanuginoso –
d’improvviso la verde estate è momentanea…
l’autunno è la mia stagione favorita –
perché cambia vestiti e si ritira?

Questa settimana la casa è stata messa in vendita –
d’improvviso mi sveglio tra estranei;
quando entro in una stanza, si sposta,
imbarazzata, e ne raggiunge un’altra.

Non ho bisogno di conversazione, ma di te per ridere insieme –
tu e una stanza e un fuoco,
fredda luce di stelle che soffia da una finestra aperta –
dove?

 

Giorno per giorno (Mondadori, 2001), trad. it. Francesco Rognoni

Chiara De Luca

chiara de luca

 

Erano tanti ed erano nel vento

stretti l’uno all’altro e frusciavano voci
brulicavano nel legno fresco gli insetti,

le cavità del tronco inghiottivano voraci
creature, minuscoli punti senza sole;

si aprivano ali dai rami più alti
dilatando il bianco delle assenze
in trasparenze di nuvole disperse,

spiccando sfrecciavano fino a svanire;

s’impigliava nel folto la luce e spioveva
mulinando liberata fino alle radici
nel punto in cui svanivano scavando
tunnel per tuffarsi nel terreno,

fino all’istante in cui secca la linfa
e inverna fino al cielo la corteccia,

fino all’istante in cui tutto ghiaccia
tumula i rami nel cielo della notte;

un silenzio di senso precipita le vette
come immobili si lasciano le foglie

dalla nudità esposta alle stagioni
cede il vento e abbandona la luce
al volo inverso che sposa alle radici

 

© Inedito di Chiara De Luca

Andrea Cati

amore

 

Quando finisce una storia d’amore
l’amore rimane
come vetro custodito nello stomaco
detriti di parole ficcati nella carne
memorie raggrumate e sangue
che confessa la sua pena.

Vorrei terminare questa rincorsa
ricordando noi due innamorati
la prima volta a piazza San Domenico
tra i ciottoli e il dolore che ci ha unito
tenerti la mano e congedarmi
come un soldato
scrivere l’ultima lettera da questo fronte
in cui ti ho amato.

 

© Inediti

Wislawa Szymborska

Wislawa-Szymborska2

 

Disattenzione

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domanda,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

 

Due punti (Adelphi, 2006), trad. it. Pietro Marchesani

Tommaso Di Dio

Tommaso-Di-Dio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entra. Nel buio non dice
non sa
cosa nella stanza ci sia. Avanza
di pochi passi dentro, incontra
alcuni oggetti sbatte forse
contro un tavolo. Illumina.
Governa. Reggi me; che vado
senza più
la tua meta. Abbiamo
avuto giostre e focolai; anni infiniti
di primavera e sul viso la gioia
stupida degli orari mai
mancati mai. Ha
bevuto troppo; oscilla, si cerca
addosso una postura, si accascia dove
trova l’orizzontale
senza nome. Illumina tu
governa. Reggi terra
fin che puoi.

 

Tua e di tutti (LietoColle, 2014)

Stephen Spender

Stephen_Spender

 

 

 

 

 

 

 

 

I disoccupati

Passando tra la folla silenziosa
in piedi dietro opache sigarette,
questi uomini in ozio nella strada,
io ho il senso della luce che cade.

Indugiano agli angoli della via
e con un alzar di spalle salutano
gli amici e rovesciano le tasche
vuote, gesti cinici dei poveri.

Non hanno ora lavoro, come gli uomini
più degni e ben pagati a tavolino
dormono lunghe notti e alle dieci
si alzano e rimangono a guardare
lo stillicidio lento delle ore.

Sono geloso delle ore di pianto
che fissano con quegli occhi affamati.
Sono ossessionato da queste immagini,
sono ossessionato dal loro vuoto.

 

Poesie (Mondadori, 1999), trad. it. Alfredo Rizzardi

Giovanna Rosadini

rosadini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come un quadro senza dedica

Non si dovrebbe dire, non è bello da dire,
ma oggi pensando al suo amore
non ritrovavo le ragioni del cuore –
smarrite nel mio stesso smarrimento,
bianca radice cresciuta nell’impasto
d’ombra di un esilio, viva creatura
che non conosce luce, inerme e cieca –
forse sanguinerà nel sole estivo, divelta
alla sua terra, oppure sbiadirà
fino a dissolversi in un alito d’aria,
lei stessa bastoncino d’incenso combusto
sull’altare di una memoria che non si
precisa, ma acuta, presente, intrusiva.
O magari prenderà una forma, sarà
la vela che taglia il mare in diagonale
il ritmo che muove le colline sotto il sole
o il sorriso dei figli per la fine della scuola.

 

© Inedito di Giovanna Rosadini da Fioriture Capovolte