Chiara De Luca

chiara de luca

 

Erano tanti ed erano nel vento

stretti l’uno all’altro e frusciavano voci
brulicavano nel legno fresco gli insetti,

le cavità del tronco inghiottivano voraci
creature, minuscoli punti senza sole;

si aprivano ali dai rami più alti
dilatando il bianco delle assenze
in trasparenze di nuvole disperse,

spiccando sfrecciavano fino a svanire;

s’impigliava nel folto la luce e spioveva
mulinando liberata fino alle radici
nel punto in cui svanivano scavando
tunnel per tuffarsi nel terreno,

fino all’istante in cui secca la linfa
e inverna fino al cielo la corteccia,

fino all’istante in cui tutto ghiaccia
tumula i rami nel cielo della notte;

un silenzio di senso precipita le vette
come immobili si lasciano le foglie

dalla nudità esposta alle stagioni
cede il vento e abbandona la luce
al volo inverso che sposa alle radici

 

© Inedito di Chiara De Luca

Andrea Cati

amore

 

Quando finisce una storia d’amore
l’amore rimane
come vetro custodito nello stomaco
detriti di parole ficcati nella carne
memorie raggrumate e sangue
che confessa la sua pena.

Vorrei terminare questa rincorsa
ricordando noi due innamorati
la prima volta a piazza San Domenico
tra i ciottoli e il dolore che ci ha unito
tenerti la mano e congedarmi
come un soldato
scrivere l’ultima lettera da questo fronte
in cui ti ho amato.

 

© Inediti

Tommaso Di Dio

Tommaso-Di-Dio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entra. Nel buio non dice
non sa
cosa nella stanza ci sia. Avanza
di pochi passi dentro, incontra
alcuni oggetti sbatte forse
contro un tavolo. Illumina.
Governa. Reggi me; che vado
senza più
la tua meta. Abbiamo
avuto giostre e focolai; anni infiniti
di primavera e sul viso la gioia
stupida degli orari mai
mancati mai. Ha
bevuto troppo; oscilla, si cerca
addosso una postura, si accascia dove
trova l’orizzontale
senza nome. Illumina tu
governa. Reggi terra
fin che puoi.

 

Tua e di tutti (LietoColle, 2014)

Stephen Spender

Stephen_Spender

 

 

 

 

 

 

 

 

I disoccupati

Passando tra la folla silenziosa
in piedi dietro opache sigarette,
questi uomini in ozio nella strada,
io ho il senso della luce che cade.

Indugiano agli angoli della via
e con un alzar di spalle salutano
gli amici e rovesciano le tasche
vuote, gesti cinici dei poveri.

Non hanno ora lavoro, come gli uomini
più degni e ben pagati a tavolino
dormono lunghe notti e alle dieci
si alzano e rimangono a guardare
lo stillicidio lento delle ore.

Sono geloso delle ore di pianto
che fissano con quegli occhi affamati.
Sono ossessionato da queste immagini,
sono ossessionato dal loro vuoto.

 

Poesie (Mondadori, 1999), trad. it. Alfredo Rizzardi

Giovanna Rosadini

rosadini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come un quadro senza dedica

Non si dovrebbe dire, non è bello da dire,
ma oggi pensando al suo amore
non ritrovavo le ragioni del cuore –
smarrite nel mio stesso smarrimento,
bianca radice cresciuta nell’impasto
d’ombra di un esilio, viva creatura
che non conosce luce, inerme e cieca –
forse sanguinerà nel sole estivo, divelta
alla sua terra, oppure sbiadirà
fino a dissolversi in un alito d’aria,
lei stessa bastoncino d’incenso combusto
sull’altare di una memoria che non si
precisa, ma acuta, presente, intrusiva.
O magari prenderà una forma, sarà
la vela che taglia il mare in diagonale
il ritmo che muove le colline sotto il sole
o il sorriso dei figli per la fine della scuola.

 

© Inedito di Giovanna Rosadini da Fioriture Capovolte