Antonio Machado

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Il viaggiatore
II

Ho percorso molte strade,
e aperto molti sentieri;
cento mari ho traversato
e attraccato in cento rive.
In tutti i posti ho visto
carovane di tristezza,
superbi e malinconici
ubriachi di nera ombra,
pedanti dietro le quinte
guardare, zitti, e pensare
che essi sanno, non bevendo
il vino delle taverne.
Brutta gente che in giro
va appestando la terra…
E in tutti i posti ho visto
gente che balla o gioca,
ma quando può, e lavora
i quattro palmi di terra.
Se arriva ad un posto
non chiede mai dove arriva.
Se va in giro, cavalca
sul dorso di vecchia mula,
e non conosce la fretta
neanche i giorni di festa.
Se c’è vino, beve vino;
se non c’è vino, acqua fresca.
E’ brava gente che vive,
lavora, passa e sogna,
e un giorni come tanti,
riposerà sotto terra.

 

Poesie (Newton Compton, 2007), trad. it. Claudio Rendina

Ko Un

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L’animo di un poeta

 

Un poeta nasce negli spazi tra crimini,
furti, uccisioni, frodi, violenze,
nelle zone più oscure di questo mondo.

Le parole di un poeta s’insinuano tra le
espressioni più volgari e basse,
nei quartieri più poveri della città,
e per qualche tempo dominano la società.

L’animo di un poeta è un solitario grido di verità
nato negli spazi fra mali e bugie del nostro tempo,
picchiato a morte da tutti gli altri animi.

L’animo di un poeta è condannato, non v’è dubbio.

 

Philip Larkin

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La casa è così triste

La casa è così triste. Resta come fu lasciata,
Adattata ai bisogni di chi per ultimo partì,
Come volesse richiamarlo. Invece, senza
Qualcuno a cui piacere, appassisce
E non ha cuore di scordarsi il furto,

Di tornare come al suo principio,
Tiro gioioso alla vita che vorremmo,
Caduto fuori centro. Guarda com’era:
Osserva le foto e le posate;
La musica nel panchetto del piano. Quel vaso.

 

da Poeti della malinconia (Donzelli, 2001)

Miriam Waddington

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Donne

Per mille anni
in mille città
siamo vissute dentro
immagini sognate da
altri, siamo state
accenditrici di lumi nelle case
sostitutrici di lampadine negli
appartamenti, filatrici
di lana nelle tende, tessitrici
di tela nelle case di campagna,
e lavoranti di
nylon nelle fabbriche.

Siamo sempre state
le lavapavimenti e
le preparamarmellate le
generabambini e
le cantaninnenanne,
eppure la nostra anonimità
era dappertutto e
i nostri nomi sono sempre
stati scritti nel vento, affissi
solo sull’aria.

Ora i venti soffiano
via le vecchie immagini dalle
pagine della mente e noi
non siamo più il volto
nel ritratto ma
la mano che fa il
ritratto, noi non siamo più
il canto acquoso sopra
le acque del vento ma
la sorgente delle acque
che rifluiscono nelle acque.

Le nostre voci sono guarite
dalla febbre del silenzio,
esse portano dalle acque
la salubrità del mattino,
noi stiamo tracciando avventure
alla luce del futuro,

Noi stiamo incidendo i nostri nomi
nella foresta di pietra del tempo.

Cercando Fragole in Giugno e altre poesie (Clueb, 1993), trad. it. Daniela Fortezza

Boris Pasternak

pasternak

 

 

 

 

 

 

 

 

In ogni cosa ho voglia di arrivare

In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.

Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.

Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare,
effettuare scoperte.

Oh, se mi fosse dato, se potessi
almeno in parte,
mi piacerebbe scrivere otto versi
sulle proprietà della passione.

Sulle trasgressioni, sui peccati,
sulle fughe, sugli inseguimenti,
sulle inavvertenze frettolose,
sui gomiti, sui palmi.

Dedurrei la sua legge,
il suo cominciamento,
dei suoi nomi verrei ripetendo
le lettere iniziali.

I miei versi sarebbero un giardino.
Con tutto il brivido delle nervature
vi fiorirebbero i tigli a spalliera,
in fila indiana, l’uno dietro l’altro.

Introdurrei nei versi la fragranza
delle rose, un àlito di menta,
ed il fieno tagliato, i prati, i biodi,
gli schianti della tempesta.

Così Chopin immise in altri tempi
un vivente prodigio
di ville, di avelli, di parchi, di selve
nei propri studi.

Giuoco e martirio
del trionfo raggiunto,
corda incoccata di un arco teso.

 

Giovanna Sicari

giovanna_sicari

 

Amore del rifugio e dell’acqua

Amore del rifugio e dell’acqua,
amore di poche parole lontano dall’insidia,
amore degli uomini santi, accarezza il viso del turbamento
dammi i nomi del perdono, il canto sepolto della legge,
sento che saremo vicini anche in autunno,
ci abbracceremo nelle case vuote ricordando un antico passato
per dimenticarlo, soltanto l’oro più puro della nostra anima
sarà con noi, forse saremo donna e uomo solamente,
forse farà già freddo e ci abbracceremo fra gli alberi stanchi
ridendo di ogni cosa, il passato ci lascerà e saremo
nuovi, leggeri, redenti.
Sarà ottobre o novembre, nel bosco
saremo teneri e allegri nelle nostre braccia di terra,
fra acqua e fuoco, smarriti dalle azioni.
Quando ci lasceremo sarà sui polpastrelli la
nostra anima vera, nell’aria ci sarà cura
per la ferita.

 

da Poesie 1984-2003 (Empirìa, 2006)

Foto di Dino Ignani

Charles Bukowski

i molli

son sempre lì a proclamare
che adesso si concentreranno
sul lavoro, che di solito è
dipingere o scrivere.
è noto, naturalmente, che hanno
talento, è solo che… bè…
non hanno ancora avuto
un’occasione.
troppi problemi si son messi
in mezzo: affari andati male, occupazioni per
sbarcare il lunario, figli, malattie, ecc.
ma adesso, proclamano,
penseranno solo a quello.
si concentreranno sul
lavoro,
adesso è finalmente venuto
il momento.
il talento ce l’hanno.
adesso il mondo se ne accorgerà.
sissignore, ci siamo.

questi tizi sono dappertutto.
sempre in procinto
di.
quasi mai cominciano.
e quando lo fanno
s’arrendono subito.
è una sorta di
capriccio.
vogliono la fama.
la vogliono in fretta.
ma non hanno mica fretta
di mettersi al lavoro
sono capaci solo di sognare
e proclamare,
proclamare,
proclamare.

Poesie (Feltrinelli, 2002), trad. it. Enrico Franceschini