Marina Cvetaeva

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Io ti racconterò – del grande inganno:
io ti racconterò come cala la nebbia
sui giovani alberi, sulle vecchie ceppaie.
Io ti racconterò come si spengono le luci
nelle basse case, come – straniero di egizie contrade
– soffia lo zingaro nel sottile zufolo sotto un albero.

Io ti racconterò – della grande menzogna:
io ti racconterò come si stringe il coltello
nella stretta mano, come si arruffino al vento dei secoli
i riccioli – ai giovani, e le barbe ai vecchi.

Mormorio di secoli.
Scalpitio di zoccoli.

 

Poesie (Feltrinelli, 2007), trad. it. Pietro A. Zveteremich

6 commenti su “Marina Cvetaeva

  1. La poesia di Marina Cvetaeva (in qualche modo, forse, strano) la accosto alla poetica di Dylan Thomas (per esempio author’s prologue, prologo d’autore, di cui ne trascrivo l’incipit)

    In questo giorno che si sta scaricando
    Alla fine dell’estate che se ne va con Dio
    Nel sole salmone del torrente,
    Nella mia casa scossa dal mare
    Su un rompicollo di rocce
    In un viluppo di frutti e pigolii,
    Spuma, flauti, penne e pinne,
    Allo zoccolo danzante d’un bosco,
    Presso sabbie schiumose di stelle marine
    Con i loro gabbiani, stizzose
    Pescivendole, e chiurli, e telline, e vele,
    Là fuori, uomini come corvi,

    (… traduzione di Ariodante Marianni)
    la poesia poi continua.

    Anche nei racconti di “molto presto di mattina, quite early one morning” si trova il senso di una “magica quotidianità”. Suggerisco (umilmente, se possibile) “un” Dylan Thomas nella lista.

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