Patrizia Valduga

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Anima, perduta anima, cara,
io non so come chiederti perdono,
perché la mente è muta e tanto chiara
e vede tanto chiaro cosa sono,
che non sa più parole, anima cara,
la mente che non merita perdono,
e sto muta sull’orlo della vita
per darla a te, per mantenerti in vita.

 

Requiem (Einaudi, 1994)

Giovanni Testori

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Da me la sola passione
puoi imparare.
Dal mondo impara
tutto l’arco del sole
e lo splendore,
la grandezza dei gesti
in che consiste crescere,
impara dalle madri
il silenzio provvido
gentile,
dalle tombe la morte,
e dal morire d’ogni giorno
l’esame impara a svolgere.
Medita quando l’ombra
ti cade d’ogni sera
sulla fronte:
è passato, mio amore,
un altro giorno.

 

Per Sempre (Feltrinelli, 1970)

Amelia Rosselli

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Attorno a questo mio corpo
stretto in mille schegge, io
corro vendemmiando, sibilando
come il vento d’estate, che
si nasconde; attorno a questo
vecchio corpo che si nasconde
stendo un velo di paludi sulle
coste dirupate, per scendere
poi, a patti.
Attorno a questo corpo dalle
mille paludi, attorno a questa
miniera irrequieta, attorno
a questo vaso di tenerezze
mal esaudite, mai vidi altro
che pesci ingrandire, divenire
altro che se stessi, altro
che una incontrollabile angoscia
di divenire, altro che se
stessi nell’arcadia di un
mondo letterario che si forniva
formaggi da sé; sentendosi
combattere, nelle vacue cene
da incontrollabili istinti
di predominio: logori fanciulli
che si stiravano altre membra
pulite come il sonno, in vacue
miniere.

 

da Serie Ospedaliera (Il Saggiatore, 1969)

Pier Paolo Pasolini

pasolini

El testament Coran

In ta l’an dal quaranta quatro
fevi el gardon dei Botèrs:
al era il nuostri timp sacro
sabuít dal sòul dal dover.
Núvuli negri tal foghèr
thàculi blanci in tal thièl
a eri la pòura e el piathèr
de amà la falth e el martièl.

Mi eri un pithu de sèdese ani
con un cuòr rugio e pothale
cui vuoj coma rosi rovani
e i ciavièj coma chej de me mare.
Scuminthievi a dujà a li bali,
a ondi i rith, a balà de fiesta.
Scarpi scuri! ciamesi clari!
dovenetha, tiara foresta!

[…]

*

Il testamento Coran

Nel mille novecento quaranta quattro
facevo il famiglio dei Boter:
era il nostro tempo sacro
arso dal sole del dovere.
Nuvole nere sul focolare
macchie bianche nel cielo
erano la paura e il piacere
di amare la falce e il martello.

Io ero un ragazzo di sedici anni
con un cuore ruvido e disordinato
con gli occhi come rose roventi
e i capelli come quelli di mia madre.
Cominciavo a giocare alle carte
a ungere i ricci, a ballare di festa.
Scarpe scure, camicia chiara,
giovinezza, terra straniera!

[…]

 

La meglio gioventù (Sansone, 1954)