Interno Poesia in pausa estiva

Care lettrici e cari lettori,

si è appena conclusa la stagione 2023/2024 del blog Internopoesia.com: quest’anno sono 10 anni da quando abbiamo iniziato a divulgare i poeti che amiamo leggere, le nuove voci della poesia contemporanea italiana e straniera. Ora abbiamo bisogno di fermarci, di staccare la spina dall’attività quotidiana del blog e della casa editrice, di attivare il risponditore automatico alle e-mail, di dedicarci alla famiglia, al nostro viaggio (che è anche viaggio di nozze). Le pubblicazioni del blog riprenderanno lunedì 2 settembre; a partire da fine luglio e per tutto il mese di agosto torneremo a divulgare le nostre amate letture via social e a prepararci per l’ultima parte dell’anno, che si preannuncia piena di letture, di incontri, di libri, insomma: di poesia da vivere insieme.

Buona estate, a presto!

Chiara Trombetta

Fame

Il fatto che lo definiscano
“disturbo”
mi ha sempre disturbata

Sentendo il mio corpo
morire
e io lo chiamavo “morte”

Ora sento il mio corpo
guarire
con la lentezza brutale
delle piante e dei fiori

E colgo infine
quanto disturbo mi sia data
in nome di una sola causa:
vanificare il dovere di esistere

Inedito

Giovanni Giudici

Mi chiedi cosa vuol dire

Mi chiedo cosa vuol dire
la parola alienazione:
da quando nasci è morire
per vivere in un padrone

che ti vende – è consegnare
ciò che porti – forza, amore,
odio intero – per trovare
sesso, vino, crepacuore.

Vuol dire fuori di te
già essere mentre credi
in te abitare perché
ti scalza il vento a cui cedi.

Puoi resistere, ma un giorno
è un secolo a consumarti:
ciò che dài non fa ritorno
al te stesso da cui parte.

È un’altra vita aspettare,
ma un altro tempo non c’è:
il tempo che sei scompare,
ciò che resta non sei te.

 

Tutte le poesie (Mondadori, 2014)

Lêdo Ivo

ledo-ivo
Le necessità

Una porta chiusa non è sufficiente perché un uomo
nasconda il suo amore. Egli necessita anche di una porta aperta
per poter partire e perdersi nella folla quando questo amore esploderà
come un barile di polvere nell’arsenale raggiunto dal fulmine.
Un tetto non basta perché un uomo sia protetto
dal calore e dalla tempesta. Per sfuggire al lampo
egli necessita di un corpo steso nel letto
e a portata della sua mano ancora timorosa
di avanzare nel buio quando la pioggia cade nel silenzio del mondo aperto come un frutto
fra due tuoni.
Nella notte che declina, nel giorno che nasce,
l’uomo ha bisogno di tutto: dell’amore e del fulmine.

 

Illuminazioni (Multimedia, 2002) a cura di V. L. de Oliveira

Anna Achmatova


Lascio la casa bianca e il muto giardino.
Deserta e luminosa mi sarà la vita.
Nessuna donna saprà cullarti
come io ti celebro nei miei versi:
non scordare la tua cara amica
nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
per me che spaccio una merce rarissima
e vendo il tuo tenerissimo amore.

Stormo Bianco (San Paolo, 1995), trad. it. G. Immediato

Vincenzo Corraro

preghiera della sera

C’è nel bosco una ruga profonda
che si allarga segreta nell’ombra
nella giustapposizione dei solchi
scava appena, invisibile, spersa:
regge acque, alberi e foglie
dai suoi pori sfiata la notte.

C’è nel bosco una strada che sfianca
una curva che non ha mai fine
il disegno impreciso dell’uomo
lo scompiglio di essere solo.
La paura di doversi ascoltare
quando cessa ogni frastuono
e avvertire in ogni fessura
il respiro trattenuto del mondo.

Le età del bosco (Interno Libri Edizioni, 2024)

Scopri il libro

Alfredo Morganti

VI

È un triste evento, questo,
della physis che cede il passo
ai corpi edili, ai cantieri, ai laterizi,
ai vizi, ai manufatti, al vocio
scomposto, nulla a che vedere
con Roma Nord, questione
lombrosiana quasi, phisique
du role
, meravigliosa corrispondences
tra essere e apparire, viso
che non inganna, vesti che svelano
le anime invece di celarle.
Poggia su buche la non città,
crateri, cavità – panorama lunare,
quello che abiti, terra malferma,
traballante, collier di lacune, luccichio
e tremolio di esistenze – altro che
agorà, altro che sviluppo;
caparbia involuzione, piuttosto,
devoluzione anonima di anime.
La terra prodiga assorbe i vuoti,
colma nel tempo le lacune,
ma le case, e le persone, e la roba
son come assorti
nel silenzio, tacciono imperterriti
nel loro chiacchiericcio,
non sfuggono al destino scritto
da sempre, da subito, sul libro
mastro dell’esistenza.

(tratto da Non Roma, undici poesie inedite)

Czesław Miłosz


Accadde in una metropoli, non importa il paese, la lingua.
Molto tempo fa (sia benedetto il dono
di trarre racconti da una sciocchezza
per strada, in auto – annoto perché non si perda).
Ma forse non fu una sciocchezza, era un affollato caffè notturno,
in cui si esibiva ogni sera una nota cantante.
Sedevo con altri nel fumo, nel tintinnìo dei bicchieri.
Cravatte, divise di ufficiali, scollature femminili,
la musica selvaggia di quel folclore montano.
E quel canto, la sua gola, uno stelo pulsante,
indimenticata per tutti questi anni,
il moto della danza, il bianco della pelle ed i capelli neri,
e immaginare come odorava il suo profumo.
Cos’ho imparato, che cosa ho conosciuto?
Stati, costumi, esistenze, è passato.
Nessuna traccia di lei, di quel caffè.
Con me soltanto la sua ombra, la fragilità
e la bellezza, sempre.

La fodera del mondo (Fondazione Piazzolla, 1966), trad. it. V. Rosselli

Federico García Lorca

lorca
Madrigale appassionato

Vorrei stare sulle tua labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

 

Tutte le poesie (Newton Compton, 2007), a cura di C. Rendina