Nina Cassian

nina cassian

 

Sereno

Sarà un tempo sereno, un tempo da inni.
Con un sol gesto l’aria fenderò,
pronuncerò solo parole immacolate.
Dirò “cielo”, “fonte”, dirò “sole”
e “lacrima” e “musica”, “immunità”.
Sarà il tempo in cui il mio ricordo
non sarà sfiorato da eco di massacri
ma da aliti soavi di poesia
ché a volte anche il sangue alita.
Di tutto quel che un tempo era promiscuo
conservo solo il sacro e mossa al perdono
loderò i contrasti perdonanti.
Dirò “cielo” e “sole” ma anche “musica”
e sarà “sole”, “musica” e “cielo”
intorno a me e intorno al mondo.
Le vocali assumeranno, naturali, la loro gloriosa aureola.
E verrà il tempo sonoro, scintillante,
un tempo solenne e puro, un tempo da inni
e verrà un giorno il tempo! Oh se verrà!

 

C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (Adelphi, 2013), trad. it. A. N. Bernacchia, O. Fatica

Attilio Bertolucci

Ph. Dino Ignani

Interno notte

Sto al buio ma c’è
luce nell’altra stanza
in cui ti muovi e crei
ombre sul muro beffardi
conigli giganti
sparvieri.

Non mi è più dato raggiungerti
in paesi in cui luce
e moto sono possibili
dove un frigorifero viene
aperto e chiuso
con un tonfo vitale
che non mi appartiene più.

Tu continua a mimare
la commedia serale
nella maniera dell’estraniamento
io dalla buia platea
lascerò che tu spenga
uscendo dalla comune.
Allora accenderò plaudendo
e piangendo. O ridendo.

Le poesie (Garzanti, 2014)

Giulia Martini

Ph. Stefano Pradel

Frammento di Re Enzo

Allegro cuore, batti pienamente
di tutta beninanza, lei verrà.

Da questo spiffero alla porta, magra
ci passa che è un piacere aprile e maggio.

Su con la gioia dunque, batti, batti,
preparati a fare fistinanza.

Tresor (Interno Poesia Editore, 2024)

Scopri il libro

Ilaria Boffa

 

(coro)
Senti la marea!

(loro)
Sin dal principio
la marea, la successione ricorsiva
del tormento e l’ardore.
La laguna allaga e prosciuga
rivelando formazioni involontarie.
Le onde e la loro furia
in novembre. Inquieti e vigili
anfibi tra due mondi
come bricole* a sostenersi l’un l’altra.
Nell’acqua e nel fango
l’attacco di microorganismi.
Legno contro legno.

(lei)
Lascia la fune
fissata al pontile
molla gli ormeggi, ti tengo.

(loro)
La città e questa solitudine
architettura trovata delle cose
niente ombre nella luce del nord.
Gli abitanti scompaiono e allora
le strutture risiedono spoglie.
Controparti astratte
possediamo l’estetica di materiali
orientati all’utilità.
Alcuni luoghi rivelano profili causali
estendono la semantica.
La progettazione di ripari seppure
intrinsecamente sociale
si piega alla rilevanza morale.
Abbiamo scelto la Bellezza?
I nostri sguardi a volte
appaiono così distratti e violenti
così bisognosi di riqualificazione.
I nostri sguardi, spettatori
della propria posizione.
Appoggiamo le membra
sui madieri* e copriamo la muratura
con argilla resistente all’acqua
e intonaco di calce, spillando le ossa.
Ogni cosa si muove, ogni cosa fa male.

bricole*
due grossi pali in legno di rovere o quercia, legati tra loro e conficcati nel fondale della laguna di Venezia per indicare lo spazio acqueo navigabile
madieri*
travi di legno orizzontali su cui poggiano le fondamenta degli edifici veneziani

*

(chorus)
Hear the tide!

(they)
From the beginning
the tide, the recursive succession
of torment and ardour.
The lagoon floods and dries out
involuntary formations emerge.
The waves and their fury
in November. Unrest and vigilant
amphibians between two worlds
as bricole* they sustain each other.
Into water and mud
attacked by microorganisms.
Wood leaning against wood.

(she)
Loosen the rope
secured to the wharf.
Unmoor, I hold you.

(they)
The city and this solitude
found architecture of things
no shades in the northern light.
Inhabitants disappear so
structures reside naked.
Abstract counterparts
we possess the aesthetic
of utility-bearing composites.
Some places reveal causal profiles
they extend the semantics.
Designing shelters
though intrinsically social
yields to moral relevance.
Did we choose Beauty?
Our gazes at times
look so disengaged and violent
in such need of repurposing.
Our gazes, observers
of their own standpoint.
We accommodate our limbs
on the madieri*, covering
the masonry with waterproof clay
and lime plaster, stapling bones.
Everything moves, everything aches.

Beginnings & Other Tragedies/Inizi e Altre Tragedie (Valley Press, UK, 2023)

Louis Aragon

Toutes les paroles du monde quand à la fois je te les aurai données
Toutes les forêts d’Amérique et toutes les moissons nocturnes du ciel
Quand je t’aurai donné ce qui brille et ce que l’œil ne peut pas voir
Tout le feu de la terre avec une coupe de larmes
La semence mâle des espèces diluviennes
Et la main d’un petit enfant
Quand je t’aurai donné le caléidoscope des douleurs
Le cœur en croix les membres roués
L’immense tapisserie des hommes martyrisés
Les écorchés vivants à l’étal suppliciaire
Le cimetière éventré des amours inconnues
Tout ce que charrient les eaux souterraines et les voies lactées
La grande étoile du plaisir dans l’infirme le plus misérable
Quand j’aurai peint pour toi ce vague paysage
Où les couples se font photographier dans les foires
Pleuré pour toi les vents chanté que mes cordes en cassent
La messe noire de l’Adoration perpétuelle
Maudit mon corps avec mon âme
Blasphémé l’avenir et banni le passé
Fait de tous les sanglots une boîte à musique
Que tu oublieras dans l’armoire
Quand il n’y aura plus de rossignols dans les arbres à force de les jeter à tes pieds
Quand il n’y aura plus assez de métaphores dans une tête folle pour t’en faire un presse-papiers
Quand tu seras lassée à mourir du culte monstrueux que je te voue
Que je n’aurai plus ni voix ni ventre ni visage et les pieds et les mains sans place pour les clous
Quand les verbes humains auront tous dans mes doigts brisé leur verre
Et que ma langue et mon encre seront sèches comme une station expérimentale pour les fusées interplanétaires
Et les mers n’auront plus laissé derrière elles que la blancheur aveuglante du sel
Si bien que le soleil ait soif et la lumière sur ce parquet de trémies oscille
Le schiste éteint le firmament amorphe et l’être à jamais épuisé de métamorphoses

*

Quando tutte insieme le parole del mondo ti avrò dato
Tutte le foreste d’America e tutte le messi notturne del cielo
Quando ti avrò dato ciò che brilla e ciò che l’occhio non può vedere
Tutto il fuoco della terra come una coppa di lacrime
Il seme maschile delle specie diluviane
E la mano di un bambino
Quando ti avrò dato il caleidoscopio dei dolori
Il cuore in croce le membra spezzate
L’arazzo immenso delle genti torturate
Gli scorticati vivi sul palco del supplizio
Il cimitero sventrato degli amori sconosciuti
Tutto ciò che trasportano le acque sotterranee e le vie lattee
La grande stella del piacere nell’infermo più miserabile
Quando ti avrò dipinto questo vago paesaggio
In cui le coppie si fanno fotografare alle fiere
Pianto i venti per te cantano fino a spezzarmi le corde
La messa nera dell’Adorazione perpetua
Maledetto il mio corpo e maledetta la mia anima
Bestemmiato l’avvenire e bandito il passato
Fatto di tutti i singhiozzi un carillon
Che dimenticherai nell’armadio
Quando non vi saranno più usignoli negli alberi a furia di lanciarli ai tuoi piedi
Quando non vi saranno più metafore in una mente folle per fartene un fermacarte
Quando sarai sfinita dal culto mostruoso che ti tributo
Quando non avrò più voce né ventre né volto e piedi e mani non avran più spazio per i chiodi
Quando tutti i verbi umani avranno infranto nelle mie dita il loro vetro
E la mia lingua e il mio inchiostro saranno inariditi come una stazione sperimentale per razzi interplanetari
E i mari non si saranno lasciati dietro che il candore accecante del sale
Così che il sole abbia sete e la luce oscilli su quel pavimento di cristallo
Lo scisto spento il firmamento amorfo e l’essere per sempre spossato dalle mutazioni

Io inventerò per te la rosa

Poesie d’amore (Crocetti Editore, 1984), trad. it. F. Bruno

Christopher Whyte

‘Nach bochd nach eil thu sgrìobhadh anns a’ Bheurla!
An uairsin, bhitheadh d’ oidhirpean a’ cosnadh
cliù is aithneachaidh, ’s do leabhraichean
a’ gabhail ’n àite air an sgeilp ri taobh

Dickens, Thackeray is Tennyson.
B’ urrainn dhut brosnachadh is sùgh a tharraing
à dualchas aig nach eil seis anns an t-saoghal
leis cho beartmhor, iol-chruthach ’s a tha e.”

Ach nuair a thòisich mi a’ sgrìobhadh, rinn mi
mar nuair a roghnaich mi a’ chèil’ a th’ agam,
cha b’ ann airson a beairteis no a h-inbhe
ach a chionn ’s gu robh i taitneadh rium

is mise rithe, chionn ’s gum b’ urrainn dhomh
a sàsachadh ’s a dèanamh torrach, chionn
’s nach robh mi ’g iarraidh tachairt ris a’ bhàs
le làimh eile ’nam làimh seach a làmh fhèin.

 

*

 

‘Che peccato che non scrivi in inglese!
Se lo facessi, le tue opere riceverebbero
fama e riconoscimento, e i tuoi libri
prenderebbero posto sugli scaffali

con quelli di Dickens, Thackeray e Tennyson.
Potresti attingere linfa e sostentamento
da una tradizione che non ha pari in tutto il mondo,
essendo così ricca e multiforme.’

Però quando iniziai a scrivere, feci
come quando scelsi la mia compagna,
non per la sua ricchezza o il suo prestigio
ma perché mi piaceva, com’anch’io

a lei, perché ero capace di appagarla
e di renderla gravida, e perchè
non volevo affrontare la morte
con altra mano nella mia che la sua.

Inedito

Gabriele Frasca

Ph. Dino Ignani

io. detto per intenderci. io torno.
fra questi labili contorni. resto.
non sarò poi così diverso. il gesto
con cui mi tengo il mento è quello, intorno
si svolge il solito fondale. il giorno
che giunge mi ritrova uguale. vesto
magari tale e quale. e ingiungo a presto
a ciò che in fondo se ne va nel forno
dove gli anni si sfanno. e degl’inganni
non scaldo che una pasta senza lievito.
aha. quanto. quanto tanto ci ho tentato
di darmi un suono. e forma. ed altri panni.
ma se non li ho vestiti. neanche devi
per indossarli tu tenere il fiato

Rive (Einaudi, 2001)

Margherita Guidacci

Ph. Dino Ignani

Atlante

Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante: puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurre vene di fiumi,
numerare città,
traversare deserti.

Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E dunque cosa conosci?

Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire: «Qui fu la battaglia,
queste sono le sue silenziose Termopili.»
Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale,
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque cosa conosci?

Sull’alto spartiacque (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di G. Marrani e B. Aldinucci

Scopri il libro

Federica D’Amato

Ph. Claudia Di Pierro

Eravamo nel giuramento.
Chi nasceva, chi moriva, chi fumava.
A volte qualcuno rideva.
Eravamo veri e soli
coi pugni stretti intorno alla croce:

tremavamo ai cambi di stagione,
nei venti di luna,
nelle parole trattenute
dalla piega del taglio dove
più non ti trovano le labbra,
miele infinito del sole bevendo

acqua, acqua di te
all’inizio della sete,
alla fine del mondo.
Cruz de mayo
albero e consolazione,
addio e incontro in un solo torrente

quello che ci porta da sempre,
quello che in eterno ci conforta
ragazzo adolescente
trovato ancora vivo sotto la vita.

La montagna dell’andare (Ianieri, 2023)